domenica 22 gennaio 2012

Nel 2012 reintrodotto l'obbligo di utilizzo di seme certificato

Distratto dai Forconi, mi era sfuggito l'ennesimo balzello. 
Come oramai abbiamo imparato sulle nostre spalle le famose liberalizzazioni sono adottate soltanto quando dobbiamo vendere le nostre produzioni, le quali sono soggette ai prezzi dei mercati globali (solitamente bassi come ben sappiamo).

Il prezzo dei mezzi tecnici di produzione, come gasolio, concimi e sementi, è invece fortemente determinato da imposte ed accise incassate dallo Stato nel caso dei primi due, e da un regime protezionista in favore della industria sementiera nel caso delle sementi.
Dalle semine 2012 infatti viene ripristinato l'obbligo di utilizzo di semente certificata per il grano duro per chiunque, nelle zone centro-meridionali, intendesse avvalersi dell'art. 68 per la rotazione agraria.
Sebbene questo obbligo fosse decaduto nel 2010 e nel 2011 in seguito al DM 25 febbraio 2010, esso è stato ripristinato prima da DM m. 8139 del 10/08/2011, successivamente approvato dalla Commissione Europea con regolamento di esecuzione del 25-11-2011.
In seguito alla precedente liberalizzazione nell'uso delle sementi, la vendita di seme certificato di grano duro si era ridotta di oltre il 50%, in quanto molti agricoltori (compreso me) ritenevano a torto o a ragione più conveniente riprodursi la semente in azienda, acquistando soltanto una piccola quota di rimonta, così come la legge consentiva.
Purtroppo una furente campagna mediatica da parte di Assosementi e le pressioni sul Ministero dell'Agricoltura (qui e qui) hanno rapidamente ripristinato la situazione iniziale. Nel 2012, quindi, saremo nuovamente costretti ad acquistare la semente dal sementiere (l'obbligo non è esteso ai nostri concorrenti europei, naturalmente).
Quanto ci costa questo balzello? secondo i miei calcoli aziendali circa 50 €/ha.
Secondo Assosementi ovviamente ci guadagneremo. Magari hanno ragione loro, ma io voglio essere libero di  operare le mie scelte autonomamente, se sono un imprenditore.
In ogni caso, si tratta della ennesima slealtà da parte dello Stato Italiano e della U.E., i quali non perdono occasione per ricordare a noi agricoltori che ci dobbiamo adattare alle regole del libero mercato quando vendiamo il prodotto, salvo poi costringerci ad un regime economico del tutto distorto quando acquistiamo i mezzi tecnici necessari per la produzione.
Poi dici, che uno si butta con i Forconi!

23 commenti:

  1. Una curiosità, ma a quanto ammonta questa migliore resa che le sementi conciate avrebbero nei confronti delle sementi non trattate chimicamente?

    Tutto, ovviamente, secondo la tua esperienza.

    Curtis N.

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  2. non è un problema di concia, la concia la posso comprare anche io che mi faccio il seme da me.
    E' un problema di purezza genetica.

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    1. Per purezza genica i riferisci agli ogm?

      Cmq, io sono contrario ai trattamenti sulle sementi che fa Assosementi con tutte quelle sostanze dai nomi fantascientifici.

      Sono contrario,a priori,all'uso di quelle strane sostanze perchè ogni coltura porta con se lo sviluppo di parassiti.
      L'agricoltore dovrebbe imparare a migliorare l'umus del terreno anzichè affannarsi nel combattere, vanamente e costosamente, i parassiti delle colture con ricadute negative sull'umus e sugli insetti(vedi il caso della moria delle api).

      Un domanda,fai la rotazione delle colture? (frumento-avena)

      Curtis N.

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  3. Curtis, la cosa è molto tecnica.
    Lo Stato consente la commercializzazione per il grano duro soltanto delle granelle di 1' e 2' riproduzione prodotte dai sementieri.
    Consente però a noi agricoltori di autoriprodurci il seme acquistato, anche oltre le due generazioni.
    Con la norma approvata, di fatto, si rende questa pratica meno conveniente.

    Si, faccio le rotazioni ma con le leguminose, e non uso concianti.

    Però se devo usare un antiparassitario efficace, lo uso senza problemi, naturalmente rispettandone le prescrizioni.
    La Natura è anche matrigna, non ti illudere.

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  4. Sono pienamente d'accordo su quanto detto da Granoduro, vorrei far rilevera anche una cosa non meno importante, anzi a mio avviso importantissima ed essenziale: con l'obbligo dell'uso del seme certificato, oggi come negli anni addietro, abbiamo assistito a vendite di seme cetificato (certificato solo sulla carta per intenderci), che era una vera schifezza. Il motivo è semplice,e lo sanno tutti, l'obbligo(appunto)da parte delle aziende agricole di usare il seme certificato per accedere ai premi pac. Mi spiego meglio; poichè sono diventati tutti sementieri, tutti i sementieri per ottenere facili guadagni, miscelano seme di prima generazione con la seconda al momento della semina e per completare l'opera mischiano a produzione avvenuta seme di terza o quarta generazione, tanto l'importante è ottenere il cartellino che certifica il seme da poter vendere alle aziende agricole. Purtroppo, è amaro costatarlo, a questo porta l'obbligo del seme certificato, cioè porta, al contrario delle tesi che ha sostenuto Assosementi per ottenere la rientroduzione dell'obbligo dell'utilizzo del "cartellino" alla produzione di sementi di scarssissima purezza e qualità. Vi ricordate anni addietro, che non vi era nessun obbligo, quando si comprava un pò di seme di seconda generazione per poi riprodurselo in azienda con quale purezza si presentava il campo al momento del raccolto? Ora ve lo potete scordare. Altro che guadargnarci! Ne perderemo in qualità e resa, oltre che in costi, per far campare alle nostre spalle una massa di sciacalli. Nella mia azienda una cosa è certa: di fatto non riesco a trovare sul mercato mai seme migliore di II di quello che riproduco io nella mia azienda. Come mai? La domanda nasce spontanea, ma anche la risposta è ovvia!

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  5. Verissimo, rappresenti bene la realtà.
    Ma anche ipotizzando che tutto funzioni. Tra una seconda riproduzione a norma di legge, ed una terza riprodotta in azienda con attenzione (cosa che non tutti sanno fare obiettivamente), la differenza produttiva è di molto inferiore al maggior costo della semente certificata.

    Io sono per la libertà di scelta totale, ma se proprio avessero dovuto istituire un obbligo, soltanto su una percentuale dell'azienda. Su tutta è uno spreco, oltre che una intollerabile imposizione.

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  6. bisogna per forza seminare grano duro? esistono orzo, avena, grano tenero etcper i quali non esiste obbligo.
    e io questi semino in perché il seme certificato è solo dato da un pezzo di carta moltoooo largo. la qualità non me la dà il pezzo di carta......
    quando non c'era l'obbligo del seme certificato i granicoltori ogni anno compravano un pò di grano da seme per la rimonta perchè avevano la certezza che quel grano cartellinato serviva a migliorare le performances produttive della propria azienda; oggi non è più così dato l'obbligo ope legis che non serve a tutelare la qualità ma solo i sementieri

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  7. No, Janco. Non ci devono essere Moloch. Però, pur ritenendo le tue alternative più che ragionevoli, io per la mia esperienza e nelle mie condizioni aziendali, continuo a ritenere che nel medio periodo il grano duro sia ancora la coltura più opportuna.
    Ma ciò non esclude che nella tua realtà sia invece meno conveniente, rispetto alle alternative che coltivi.

    Va ricordato che tre anni fa era obbligatorio anche per orzo, avena, e tenero però il certificato, esattamente con le stesse modalità. Magari, se i sementieri non si saziano con noi del duro, lo rendono obbligatorio anche per voi.
    Le politiche cambiano in continuazione, non è facile specializzarsi in un settore.


    Io un pò di grano cartellinato lo compro ancora, per provare nuove varietà, ed appunto riprodurmi il seme per il prossimo anno.
    Dall'anno prossimo saremo costretti a comprare la sementi cartellinate per tutta la nostra superficie aziendale a chissà quali prezzi, provenienti chissà da dove (e meno male che favoriscono le pratiche a Km 0).
    Inoltre nella mia zona si era diffusa la pratica di caricare le cassette della seminatrice con la coclea del lanciagrano, visto che il grano aziendale non viene insaccato.
    Ora dovremo di nuovo caricarci in spalla, i sacchi da 50 KG di semente cartellinata.
    Grazie per i vantaggi che ci date, cari sementieri. Come faremmo senza di voi.

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    1. ..... I sementieri c'inchiappettano... tutti c'inchiappettano.....eppure noi siamo molti...tanti, ma non abbiamo voce in capitolo....perchè? Perchè siamo come una mandria di pecore che camminano a testa bassa... e se qualcuna prova ad alzare la testa le altre non la vedono...perchè continuano a tenere la testa bassa e a camminare senza sapere dove andare...tanto c'è il pastore di turno che ti porta dove vuole.....

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    2. Domanda complicata, provo a rispondere sicuro di non essere all'altezza.
      Perché siamo brava gente, rispetto al Mondo smaliziato che ci gira intorno.

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    3. La risposta era ovvia... ma comunque è "all'altezza"....
      Assosementi ha martellato a destra e a manca per ottenere la reintroduzione del cartellino....dicendo cose fuori dalla realtà...i sindacati degli agricoli erano dalla parte dei produttori o di Assosementi?

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  8. Ed io sono orgoglioso del fatto che siamo brava gente, ancora.

    No, onestamente Confagricoltura Sicilia, in quel caso fece casino (almeno per i suoi standard).
    Io pubblicai vari post sull'argomento, ma sembrava che agli agricoltori non interessasse.
    Anche noi agricoltori dobbiamo darci una svegliata. Informarci, capire, sollecitarci a vicenda.

    Ma tu forconeggi?


    Ciao

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  9. non tutti i mali vengono per nuocere,sè l art.68 varia a seconda delle richieste chi lavora i terreni propri ci guadambierà:
    dalle mie parti chi coltiva terreno altrui ,prende solo le rese,i contributi vanno ai proprietari come affitto,(col sistema attualde li prenderebbero comunque)io seminerei cartellinato solo sui miei terreni(con i contratti di filiera già lo faccio)su quelli altrui,grano di 3a,sè il meccanismo è modulare,si dovrebbero abbassare le richieste e di conseguenza aumenterebbe il premio per chì ne fà richiesta.
    Certo chè i sindacati sono stronzi,ecco perchè bisogna prenderli a calci in culo.

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    1. Il ragionamento del sig. mimmo70 è la dimostrazione che ognuno guarda nel suo piccolo....danneggiando se stesso e gli altri....questo il male dell'agricoltura italiana. I lavori sui terreni degli altri "proprietari" Te li deVi far pagare e non prendere il raccolto, altrimenti il rischio è solo il Tuo, il proprietario intasca senza rischi i premi pac alla faccia di chi produce e rischia, sia sulla quantità della produzione sia sul prezzo del prodotto. Il modo di mimmo di lavorare i terreni degli altri alimenta la speculazione sul prezzo della terra, la ritenzione dei terreni da parte di soggetti che non sono agricoltori...come ad esempio notai, avv. medici ecc. proprio quei soggetti che non dovrebbero prendere i premi pac, (non credo che con la nuova pac, nonostante le intezioni ci riescano) perchè la terra per questi, non rappresenta il mezzo di produzione o il proprio lavoro, ma un puro e semplice investimento finanziario...mi sono spiegato!
      ...No... dove vivo io non si forconeggia...almeno non ancora.

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    2. Il 90%dei terreni chè lavoro sono miei,il restante 10%sono in affitto(vecchi contratti),pur volendone lavorare altro non cè la farei,non mi avvalgo di collaboratori,dove arrivo segno.
      Allo stato attuale i contributi pac li prendi anche sè non coltivi,e di gente chè non coltiva cè nè,allora il novello (per novello intendo uno che è già avviato con 20-25 ettari) per espandersi e crescere o fà così o niente,l art.68 così come era fino ad oggi ci penalizzava ulteriormente sia a mè proprietario chè ai novelli,con l obbligo del cartellino,quei signori da tè mensionati l art.68 sè lo scordano,almeno chè non trovino un accordo con chì lavora i terreni,ma questo io lo escludo,e allora ecco chè per i proprietari chè lavorano l art.68 potrebbe diventare un ulteriore incremento al reddito,potrebbe anche raddoppiare,e per mè chè lavoro con i contratti di filiera può essere solo un bene,(io il cartellinato già lo uso),poi sè mi dici chè questo metodo di distribuzione dei fondi pac è un autentica porcheria,io sono d accordo con tè,addirittura io sono contrario a qualsiasi forma di aiuto,ma sè devo per forza confrontarmi con la realta delle cose ,allora scelgo l opzione migliore per mè e per la mia azienda,poi dimmi dove lo trovi uno chè con l attuale sistema pac ti congede i terreni in affitto,oppure paga il contoterzista per farseli lavorare,perchè dovrebbe legarsi a qualcuno o affrontare spese senza chè cì sia bisogno?La rovina dell agricoltura italiana non sono io,mà bensi chì si ostina a considerare un azienda di 10 ettari degna di questo nome,in un altra nazione sarebbero gia scomparsi a beneficio di chì vuole fare azienda,(quanti danni ha fatto la DEMOCRAZIA CRISTIANA pur di assicurarsi il consenso elettorale.)naturalmente il mio ragionamento vale per un azienda cerealicola,poichè 10 ettari a vigneto dalle mie parti fino a 7-8 anni fà ti permettevano di acquistare un appartamento l anno,oggi purtroppo è un costo mantenerli.Non tì preoccupare più di tanto,chè quando stanziano gli aiuti li programmano sempre per il padrone ,mai per il servo,e così sarà anche per la prossima pac.Anche per mè la terra rappresenta un puro e semplice investimento,tantè chè non appena trovo quantità abbordabili li aquisto senza pensarci sù 2 volte,e in più me li gestisco da mè.Giusto per chiudere ,da quando è arrivata la crisi i cartelli vendesi sono scomparsi,evidentemente più di qualcuno pensa chè la terra sia un bene prezioso,sul quale investire.

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  10. ma visto che l'obbligo del grano cartellinato vale solo in italia al contrario degli altri stati dell'Ue non si potrebbe architettare qualcosa (ricorso) perchè c'è una distorsione del mercato?
    e quanti ci starebbero?

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  11. l'art.68 rientra tra i premi accoppiati gestiti dai singoli Stati.
    Questi premi accoppiati sono diversi tra Stato e Stato, proprio per modulare la PAC su alcune specifiche esigenze nazionali.

    L'art.68 però è legato alla realizzazioni di pratiche agronomiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Non si capisce come il grano cartellinato possa risultare più sostenibile di un grano aziendale KM 0.

    Assosementi ha però commissionato uno studio ad Horta (di cui tutti parlano ma che nessuno ha visto) una società spin-off della Università Cattolica per dimostrare che il cartellino migliora la qualità dell'ambiente. Evidentemente è così, visto che una commissione Europea deputata a decidere ha condizionato l'art.68 all'uso del cartellinato.

    Io che sono un pò crozzone ho chiesto lo studio ad Horta per visionarlo, ovviamente risposta negativa.

    Andare per vie legali? difficile e tra due anni cambia di nuovo tutto, avrebbe senso?

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    1. IO GESTISCO MACCHINE MOBILI(COMPRATE IN FRANCIA) CHE PULISCONO-SELEZIONANO E CONCIANO IL GRANO PRODOTTO IN AZIENDA A COSTI LIMITATI.PER FORTUNA CHE IN EUROPA DOVEVAMO ESSERE TUTTI UGUALI....SALVO LE LOBBY ITALIANE
      FATE VOI....!!!!

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    2. ti capisco, è un vero scandalo.
      Nessuno ne parla, i giornali agricoli, i politici, la scienza istituzionale sono tutti schierati con Assosementi (mentre i sindacati tacciono) cercando di fare passare gli agricoltori che ritengono, conti alla mano, più conveniente prodursi il seme in azienda con i pulitori, come degli arretrati cavernicoli, da rieducare, incapaci di cogliere i vantaggi della modernità.

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  12. Ciao Granoduro, le associazioni mi dicono che il contributo e' stato tolto almeno fino al 2013 quando entrera' in vigore la nuova Pac.Ti risulta?Io nel frattempo faro' un servizio porta a porta
    di pulitura, selezione e concia.....insegnatomi dai francesi...cose vecchie per la Francia,cose nuove per l'Italia, ingessata dagli interessi dei Sementieri.

    Grazie

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  13. No, non mi risultano variazioni.
    Se avrò novità le pubblicherò.
    Scusa se te lo chiedo, ma come si configura dal punto di vista legale la tua attività? Noleggi temporanei delle attrezzature? Perché per quel che so, il contoterzi sarebbe vietato, o sbaglio?

    Grazie a te, ciao.

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  14. E' a tutti gli effetti un servizio per conto terzi, come qualsiasi altra lavorazione, l'aratuta o la trebbiatura.
    Non e' assolutamente vietato, altrimenti saremmo davvero....in uno stato di dittatura!
    E' vietato il commercio delle varieta' di sementi non libere, diaciamo sotto brevetto, ma non il fatto di "ripulire" una produzione aziendale per conto di un agricoltore.
    E per il momento nemmeno il reimpiego da parte dell'agricoltore sulla sua terra e' vietato.
    Per inciso, credo che il ns Presidente Monti in questo caso potrebbe dare una mano vista la sua esperienza in campo anti trust e la sensibilita' dimostrata in passato in altri casi(vedi mega multe date a multinazionali)!!!
    Per il resto, la battaglia per il reimpiego del grano prodotto in azienda,anche se qui in Italia pochi lo sanno, viene fatta dagli agricoltori francesci che quando si inc....,hanno il loro peso!
    Vorrei dire ai nostri agricoltori che sono loro gli artefici
    del loro futuro, mai aspettarsi niente da nessuno!(vedi associazioni,politici ecc....).
    Ciao

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  15. dalle mie parti la pulitura contoterzi viene effettuata in uno stato di semi-clandestinità. Le ditte sementiere poi fanno terrorismo psicologico.
    Ho ricevuto anche dei commenti privati perplessi al commento (suppongo tuo):
    IO GESTISCO MACCHINE MOBILI(COMPRATE IN FRANCIA) CHE PULISCONO-SELEZIONANO E CONCIANO IL GRANO PRODOTTO IN AZIENDA A COSTI LIMITATI.

    Così ti ho fatto la domanda per avere un chiarimento esplicito per tutti i lettori.

    Sulla battaglia dei francesi, penso che avrai letto il mio post:

    http://durodisicilia.blogspot.it/2012/04/si-agita-anche-il-mondo-agricolo.html

    Saluti e complimenti per l'attività meritoria.

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