sabato 30 giugno 2012

In cerca di nuovi padroni...con gli occhi a mandorla!!!

Finalmente venderemo i prodotti agricoli siciliani in Cina.
Mi occupai scettico della questione dell'export in Cina già agli albori del blog nei post" Ma i cinesi apprezzano le nostre produzioni alimentari?" e "La Cina si avvicina?", ma ora dopo anni di sospirate aperture da parte dell'Amministrazione Regionale, mai realmente finalizzate, sembrerebbe fatta: entriamo nel mercato cinese, EVVIVA!




Leggete l'Ansa seguente.

La Cina sceglie la Sicilia per immettere prodotti dell'agroalimentare, in particolare vino, olio e succhi, nella più grande catena di distribuzione del Paese del Sol Levante. Il presidente del gruppo Wahaha, Zong Qinghou, uno degli uomini più ricchi della Cina è in visita nell'isola per incontrare 35 aziende interessate al progetto. "In alcuni casi importeremo il prodotto finito - ha spiegato l'imprenditore, questa mattina all'assessorato regionale alle Risorse agricole -, mentre per le aziende più piccole che non sono in grado di fornire le adeguate quantità di prodotto, abbiamo pensate a un'aggregazione sotto il brand Wahaha dove però verrà riportata anche l'origine". Ad accogliere Quinghou è stato l'assessore alle Risorse agricole, Francesco Aiello, insieme al direttore regionale dell'Istituto per il commercio estero (Ice), Alessio Ponz de Leon Pisani, e al presidente della di Legacoop agroalimentare Sicilia, Pino Gullo. "Speriamo che nelle prossima occasione - ha detto l'assessore - l'imprenditore possa visitare anche la parte orientale dell'isola". Il gruppo Wahaha di Hangzhou, una delle più importanti realtà agroindustriali cinese, sta sviluppando un'attività di retail di prodotti importati dall'Europa nei settori dell'abbigliamento, scarpe, gioielli, cosmetica, prodotti per la casa, agroalimentare e prodotti per l'infanzia, per individuare articoli di qualità prodotti da aziende medio-piccole, con marchi non ancora conosciuti nel paese del Sol Levante. La missione in Italia dei rappresentanti di Wahaha, organizzata con il supporto degli uffici dell'Ice di Pechino e della Rete Italia competenti territorialmente, tra la fine di giugno e l'inizio di luglio, oltre alla tappa di Palermo, prevede anche anche quelle di Milano, Firenze e Napoli per selezionare altre aziende di settori merceologici diversi. "In Sicilia - ha detto Qinghou - abbiamo trovato ottimi prodotti, molto naturali e genuini. Siamo molto soddisfatti in particolare da un succo di limone e da un aceto di vino". A novembre l'imprenditore ha organizzato una fiera in Cina dove verranno portati alcuni prodotti selezionati in Italia. "E' dal gradimento del nostro pubblico - ha concluso - che capiremo quali sono le aziende con cui firmeremo gli accordi". (ANSA)

In pochi giorni il nuovo Assessore Aiello ha fretta di cambiare i destini agricoli isolani. Ed almeno rispetto all'algido e distaccato D'antrassi (il precedente assessore), appare più dinamico.
E' tempo di elezioni tra pochi mesi, qui in Sicilia, e c'è da fare sul serio, raccattare voti per consentire al Presidente Lombardo di continuare ad avere un peso politico.

Strano però, dopo aver pontificato per anni, sulla necessità per gli agricoltori di accedere senza intermediari sul mercato, guadagnando l'intero valore aggiunto e scavalcando i perfidi commercianti nostrani, improvvisamente l'Amministrazione si ritrova a fare ponti d'oro ad un commerciante...cinese.

Conoscendo i "pacchi" che notoriamente è in grado di rifilare la politica siciliana, sono così andato a verificare rapidamente chi fosse il gruppo Wahaha.


Ebbene a leggere la vicenda Danone-Wahaha di qualche anno fa, la Wahaha non sembrerebbe un partner affidabilissimo:

Putiferio Danone in Cina: addio al mercato cinese?

8 Giugno 2007

PECHINO: Danone, la più grande multinazionale francese dell'alimentazione, ha intentato una causa legale contro la cinese Wahaha, accusandola di vendere succhi di frutta identici ai suoi. Il paradosso sta nel fatto che Wahaha è di fatto la rappresentante di Danone in Cina: le due aziende sono legate da una joint venture, che risale al 1996, finalizzata all'apertura di filiali. 
Ma, proprio secondo questo accordo, Wahaha sarebbe tenuta a non fare concorrenza a Danone sul suolo cinese.
Zong Qinghou, fondatore e presidente della compagnia numero uno sul mercato cinese delle bevande, inizia il suo business nel 1987, vendendo latticini e ghiaccioli in una scuola di Hangzhou. Il successo è tale che
Wahaha, onomatopea del riso di un neonato, si amplia già nel 1991, rilevando la Hangzhou Canned Food Product Co. Nel 1994 l'azienda apre altri stabilimenti a Chongqing, espandendosi anche a Ovest.
Si arriva così al 1996, quando Wahaha entra nel gruppo Danone per aprire cinque nuove filiali. L'accordo prevede che Danone controlli il 51 per cento delle nuove unità produttive, il resto a Wahaha. La multinazionale francese partecipa addrittura alla proprietà del partner cinese, con un significativo 30 per cento.
Con il contributo di Danone, Wahaha modernizza i propri impianti e raddoppia la propria produzione tra il 1996 e il 1997.
Attualmente la compagnia cinese ha circa 70 controllate, 40 unità produttive disseminate per il Paese e impiega circa 10 mila persone.
Danone ha di recente accettato di investire altri 4 miliardi di yuan (circa 390 milioni di euro) nella joint-venture, in cambio del controllo di alcune filiali e del permesso di vendere alimentari sfruttando il marchio Wahaha. 
In questo quadro, si inserisce il "casus belli" che ha spinto la multinazionale francese a ricorrere a vie legali: sarebbe infatti emerso che alcune delle filiali oggetto della contrattazione producono e distribuiscono già copie dei succhi Danone con il brand Wahaha.
Zong, "mister Wahaha", definisce la causa del partner-avversario "odiosa e ridicola". Secondo la compagnia di Hangzhou, Danone sta cercando di erodere il valore di mercato delle sue filiali cinesi, per spingerle a cederle a basso prezzo le unità produttive.
Ancora più duro è Shan Qining, portavoce della compagnia, secondo cui "l'addio di Danone al mercato cinese non è così lontano".
Per la multinazionale francese i guai in Cina non finiscono qui. A Shanghai, la settimana scorsa, migliaia di bottiglie di acqua minerale Evian - che è prodotta da Danone - sono state infatti sequestrate dalle autorità, perché sarebbero risultate contaminate da batteri tossici.
Ed ancora:


Nel 2005 Danone scopre l'esistenza di un mercato parallelo, cioè di prodotti che utilizzavano le tecnologie e know-now Danone, ma che avevavo solo il marchio Wahaha. Facendo concorrenza a Danone. Il signor Zong Qinghou, si difende dicendo che le unita produttive dove vengono fuori i prodotti a marchio Wahaha non facevano parte dell'accordo e che personalmente, non è coinvolto perchè si tratta di un nuovo marchio Wahaha.

La realtà è più complessa, il nuovo marchio Wahaha è una società che vede come soci la compagna di Zong Qinghou e il figlio, l'agenzia governativa cinese del commercio e il governo locale di Hangzhou.

Il ricorso al tribunale cinese è stato per Danone deleterio, perchè il giudice ha dato torto 100% alla multinazionale francese, anche se Danone ha denunciato pressione politiche sui giudici e pressione di media stampa che in questi mesi hanno parlato in maniera negativa del gruppo francese e dei suoi prodotti, tanto che sono stati bloccati diversi carichi commerciali per presunte irregolarità.



L'epilogo fu che la Danone preferì vendere le quote di Wahaha.

Francamente non capisco, ci siamo fatti mettere nel sacco per anni dai commercianti locali e dalla GDO Europea, senza che le nostre Istituzioni fossero capaci di tutelarci, ed ora dovremmo risolvere i nostri problemi alleandoci con uno dei gruppi commerciali più cinici e scafati del Globo?

Al meglio, se questa operazione andrà bene, finiremo come i Calabresi con la Coca Cola, in subordine sono sicuro che si sapranno dimostrare degli ottimi acquirenti per i nostri terreni, del resto è la loro specialità!




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