venerdì 8 giugno 2012

Ancora PAC

Giornata dura, mi limito a segnalarvi due articoli sulla PAC prossima ventura. Il primo mi sembra rappresenti con equilibrio il punto della situazione, il secondo segnalatomi da Mimmo, mi sembra un po' provocatorio ed un tantino esagerato (mi viene il dubbio che lo abbia scritto proprio lui), oltre che di impostazione nordista (no, allora non dovrebbe essere lui), ma comunque interessante e ricco di link. 



Qui il primo in originale:

Bilancio Ue e ritardi, si lavora al 'piano B'

Trapelano le prime posizioni del Parlamento europeo sui contenuti della nuova Pac che saranno ufficializzati il 18 e 19 giugno


Un 'piano B' per la riforma della Pac, se il ritardo di un accordo sul futuro bilancio comunitario si accumulasse tanto da impedirne il varo nei tempi previsti.
Con un occhio alle tempistiche, si fanno passi avanti sul contenuto della nuova Pac: trapelano le prime posizioni del Parlamento europeo, che saranno ufficializzate il 18 e 19 giugno.

La posizione del Parlamento europeo
Regole più stringenti sui pagamenti diretti ai produttori per avvicinare tutti i Paesi membri alla media europea; maggiore flessibilità sulle pratiche ecologiche che gli agricoltori devono adottare per ricevere parte degli aiuti; più ambizione sui tetti massimi dei sussidi per le grosse aziende: ecco le principali posizioni del Parlamento europeo, che è co-legislatore per la riforma, insieme al Consiglio che rappresenta i governi.

Distribuzione degli aiuti diretti
La Commissione europea propone di livellare i pagamenti agli agricoltori, di modo che un ettaro di terra finlandese dia diritto a un sussidio di pari entità rispetto a un ettaro di terra maltese, e così per tutti i Paesi. Attualmente le dotazioni nazionali sono molto diverse le une dalle altre, e l’obiettivo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio a livello comunitario.
Il Parlamento europeo si spinge addirittura oltre proponendo un approccio differenziato per accorciare la distanza dalla media europea in maniera esponenziale, quanto più il Paese è lontano dalla media stessa. Una mossa che dovrebbe esser finanziata dai Paesi che si trovano sopra l’asticella (tra cui l’Italia), in maniera proporzionale alla parte di sussidio che eccede il dato medio.
Al contempo, però, l’Euroassemblea chiede più flessibilità per questa stessa operazione di livellamento, ma all’interno di ogni Stato. Se l’Esecutivo di Bruxelles indica il 2019 come anno di riferimento per raggiungere l’equilibrio tra le diverse regioni di uno stesso Paese, il Parlamento è attento a quelle aree dove una riduzione degli aiuti troppo repentina potrebbe mettere i produttori in serio pericolo: si chiede, dunque, che i pagamenti non vengano ridotti di più di un terzo tra il 2014 e il 2019. 
Sempre sugli aiuti, si promuove l’introduzione di un tetto ancora più ambizioso rispetto a quello proposto dalla Commissione (300mila euro sarà il massimo che un’azienda potrà ricevere in futuro). Per il Parlamento, bisognerebbetagliare maggiormente, già a partire da 250mila euro. Un’eccezione, però, va fatta per le cooperative, che non possono contare come un’unica entità e vedersi quindi tagliati i sussidi che vanno, invece, a una moltitudine di produttori.
Greening
Il Parlamento europeo sostiene l’introduzione del cosiddetto greening, ovvero le pratiche eco-compatibili da adottare per ricevere parte del sostegno al reddito. Ma con le dovute eccezioni: innanzitutto, i pascoli permanenti, così come uliveti,vigneti e frutteti dovrebbero avere diritto ai 'pagamenti verdi' automaticamente, senza sottostare ai criteri richiesti.
Tra questi, quella di un minimo coltivato di tre colture, che per il Parlamento dovrebbe valere solo per i terreni superiori ai 20 ettari, mentre gli appezzamenti più piccoli (tra i 5 e i 20 ettari) dovrebbero poter coltivare solo 2 tipologie di prodotto, di cui uno fino a un massimo di 90% del terreno. Infine, viene proposta una riduzione della cosiddetta “area ecologica” (comprendente ogni forma di mantenimento della fertilità del suolo) dal 7% al 5% della superficie totale.

Altro
Secondo quanto emerso finora, l’istituzione che rappresenta i cittadini europei è per una maggiore flessibilità tra il primo pilastro della Pac (pagamenti diretti) e il secondo (Programmi di sviluppo rurale): così, ad esempio, gli Stati membri dovrebbero avere il diritto di dirottare i fondi non spesi del primo pilastro nel secondo, ovvero a favore dei progetti comunitari per il settore agricolo.
Più flessibilità, inoltre, viene chiesta perché si possa definire a livello nazionale chi è un 'agricoltore attivo' (il Parlamento è anche favorevole a una 'lista in negativo' che citi esplicitamente chi va escluso dai fondi), e lo stesso per la definizione dei criteri legati allo schema per i giovani agricoltori.
Bilancio: le conseguenze dei ritardi
Mentre proseguono i lavori per forgiare i contenuti della nuova Pac, un aspetto altrettanto importante incalza sempre di più: quello delle tempistiche, strettamente collegate a un accordo sul bilancio comunitario 2014-2020 che tarderà ad arrivare.
Tanto che in Commissione si potrebbe cominciare a preparare un 'piano B': una soluzione temporanea per permettere il passaggio alla nuova riforma anche in caso di ritardo dell’ok ai fondi.
“Mi rifiuto di pensare che gli agricoltori possano pagare per le vischiosità del negoziato comunitario – ha dichiarato a proposito il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, nel corso del Consiglio agricolo informale a Horsens, in Danimarca – c’è ancora spazio per avere la riforma nei tempi previsti e in caso contrario, adotteremo misure a salvaguardia degli agricoltori”.
Che serva un’accelerazione lo ribadisce a margine del Consiglio il presidente della Commissione Agricoltura del Pe,Paolo De Castro“Uno dei nodi su cui si concentrerà il lavoro nei prossimi mesi sarà proprio il legame tra le prospettive finanziarie e la riforma Pac”, ha rassicurato, indicando come obiettivo quello di scongiurare un rinvio dell’entrata in vigore del nuovo pacchetto di regole.

Qui il secondo articolo "Riforma Pac, converranno ancora gli aiuti?"

 Converrà ancora per gli agricoltori prendere i fondi della Pac? La risposta non è così scontata. Anzi, la tesi di Confai, la Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani, potrebbe sorprendere perché emette un giudizio non proprio morbido sulla proposta di riforma della Pac post 2013, alla luce di un’analisi economica del professor Ermanno Comegna, economista agrario, esperto di Politica agricola comune e direttore della rivista “Latte d’Italia”.
“Se la futura Pac dovesse rimanere così come è stata formulata dalla Commissione Agricoltura presieduta da Dacian Cioloş – sostiene il presidente di Confai, Leonardo Bolis - riteniamo più conveniente affacciarsi sul mercato senza protezioni, almeno in alcuni bacini agricoli europei. Si risparmierebbe tempo per gli adempimenti burocratici e le imprese agricole non sarebbero soggette a gioghi come il greening o l’alternanza produttiva”.
Addio Pac? La posizione della Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani si è formata, come detto, sulle lucide elaborazioni del professor Comegna. “Una recente ricerca sul campo che ho personalmente condotto, realizzando interviste dirette presso gli imprenditori agricoli di diversi settori produttivi – dichiara infatti Comegna - ha chiaramente evidenziato che risulterebbe particolarmente concreto il rischio di sganciarsi dalla Pac per l’eccessiva burocrazia e per gli elevati oneri di varia natura che comporta. D’altronde, la proposta di riforma della Pac prevede ad oggi aiuti in molti casi sensibilmente più bassi rispetto a quelli incassati attualmente”.
Agricoltura specializzata e allevamenti intensivi. Con una messa a fuoco migliore, potrebbero non presentare la domanda di pagamenti diretti gli agricoltori specializzati, con aziende localizzate in aree ad alta vocazione nei confronti di una determinata coltura. “Si pensi al mais in certi bacini della Pianura padana, dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia, passando per Lombardia e Veneto – afferma Comegna. “Ma lo stesso potrebbe accadere per certi allevamenti intensivi e specializzati che hanno necessità di produrre in casa determinati tipi di alimenti zootecnici”.
D’altronde, osserva Comegna, “rinunciare alla Pac significa spendere meno in pratiche amministrative, avere meno controlli in azienda, guadagnare tempo da dedicare alla gestione, all’innovazione ed alla ricerca di nuovi mercati, avere più libertà di scelta e non essere costretti a sottostare a vincoli e condizionamenti che incidono sui risultati economici e che in certi casi sono ridondanti, ingiustificati e incomprensibili”.
Due conti sul greening. “Accettare il greening significa introdurre una seconda ed un terza coltivazione sui terreni a seminativi e mettere fuori produzione il 7% della superficie - sintetizza Comegna.
Secondo Confai, tutto ciò penalizza indubbiamente la produzione principale, verso la quale l’azienda è specializzata e dove riesce ad ottenere la maggiore produttività e un livello di reddito che le coltivazioni alternative non riuscirebbero ad assicurare. “E tutto questo per un compenso che dovrebbe attestarsi, secondo i calcoli, attorno a 70-80 euro per ettaro”.
Due categorie di agricoltori? Il rischio implicito nelle attuali proposte della riforma Pac è quello di creare una duplice categoria di agricoltori. “Quelli che rimangono nel sistema della Pac, così come hanno fatto da quando è entrato in vigore il regime dei pagamenti diretti, vent’anni fa – dice Comegna - e quelli che si liberano le mani e rinunciano al sostegno pubblico, perché ritengono che tale strada sia la migliore e la più conveniente”.
Col greening congelati 3,8 milioni di ettari. Dai risultati di una recente simulazione eseguita su dati Eurostat e Commissione europea, anticipa Comegna, “per effetto della regola relativa al 7% di aree ecologiche, dovrebbero essere messi fuori produzione a livello europeo 3,8 milioni di ettari, con una riduzione equivalente in termini di produzioni di cereali parti a 20,4 milioni di tonnellate. Questo significa che l’Unione europea diventerà dipendente dalle importazioni e non più esportatrice come è oggi”.
Per gli agricoltori una perdita di 4,8 miliardi di euro. Nel complesso “gli agricoltori europei subiranno una perdita economica di 3,7 miliardi di euro, equivalente ad una riduzione del 6% del margine lordo per ettaro”, calcola la ricerca.
Ma non è tutto, incalza Comegna, “perché con la regola della diversificazione colturale (3 colture arabili presenti nello stesso anno), ciò implicherebbe la conversione di 1,4 milioni di ettari di cereali verso altre produzioni, essenzialmente oleaginose e proteiche, con una ulteriore riduzione di 6,3 milioni di tonnellate di cereali ed una perdita economica di 1,1 miliardi di euro”. Quindi, calcolatrice alla mano, la perdita complessiva toccherebbe i 4,8 miliardi di euro.
Per l’Italia una perdita economica di mezzo miliardo di euro. Calato sull’Italia, l’effetto dovrebbe essere di un congelamento dalla produzione di 254.000 ettari per effetto della regola sulle aree a valenza ecologica e una diminuzione della superficie a cereali di 302.000 ettari a seguito della diversificazione. Tradotto in termini economici, Confai stima che la contrazione potrebbe aggirarsi (a valori di mercato attuali) intorno a 500 milioni di euro.
Le conseguenze sulle imprese di meccanizzazione agricola. “La sottrazione del 7% della superficie coltivata – sottolinea Bolis - si tradurrà automaticamente in minor lavoro per i contoterzisti agrari. Inoltre, l’obbligo di introdurre almeno tre diverse colture per ogni azienda agricola costringerà gli agromeccanici ad operare su appezzamenti sempre più piccoli e parcellizzati, senza riuscire più a cogliere i benefici delle economie di scala e ad effettuare ammortamenti  delle macchine in tempi ragionevoli”.
Tra le altre conseguenze che le politiche di inverdimento potrebbero causare alla categoria dei contoterzisti Confai annovera l’impossibilità di effettuare una razionale programmazione dei lavori: tutto ciò a causa di scelte colturali delle aziende agricole, guidate più dal greening che da effettive esigenze produttive o dalle richieste dei mercati.
Più CO2 e maggior consumo di carburanti. “Peraltro – osserva Bolis – a fronte di tutti questi sacrifici per le imprese agricole e agromeccaniche non ci sarebbero neppure reali benefici per l’ambiente. Al contrario, l’innaturale diversificazione colturale su poderi medio-piccoli porterebbe ad un’eccessiva movimentazione di mezzi sullo stesso podere con aumento dell’inquinamento da CO2 e spreco di carburanti”.


18 commenti:

  1. Beh manco la lobby degli agricoltori USA o canadesi avrebbero potuto fare di meglio per dare una mazzata all'agricoltura europea..... . Tra tagli al bilancio, armonizzazione con gli stati che attualmente prendono di meno, greening (che non tutti potranno fare) mi sa che a regime i contributi per noi italiani subiranno una bella sforbiciata.
    P.S. approfitto visto che si parla di PAC per porre un quesito personale, se qualcuno mi può aiutare:
    due anni fa ho fatto grano duro,l'anno scorso maggese e quest'anno di nuovo grano duro,avevo una mezza di idea di fare anche la prossima annata grano duro, però al patronato che ha curato la mia domanda AGEA mi hanno detto che in questo caso rischio che mi venga richiesto indietro il contributo versatomi l'anno scorso più una penale che va da 1 a 3 volte l'importo erogato, a voi risulta questa cosa?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non so a quanto ammonta la sanzione, ma la restituzione del contributo dell'anno passato è sicura.
      Io non lo farei al tuo posto.

      Elimina
    2. Ma di quale contributo si sta parlando? Di quello relativo all'avvicendamento biennale o di altro?

      Elimina
    3. io ho risposto supponendo che Neofita si riferisse all'avvicendamento biennale (art.68).

      Elimina
    4. Grazie per le risposte, in pratica l'anno scorso (ho fatto maggese art. 68) ed ho ricevuto da AGEA circa 2.000 euro e mi sembra che 1.600 sono i normali contributi e 400 per aver fatto la coltura migliorativa. Quello che non ho chiaro è se deciderò di fare per due anni di seguito grano duro (quest'anno ed il prossimo), eventuali revoche o penali richieste da AGEA, riguarderanno solo la parte dei 400 euro o l'intero contributo di 2.000?

      Elimina
    5. NEOFITA-ti dò una dritta.fai pure ringrano,ma quando denunci la pac,dii di aver seminato foraggio,tanto chi ti viene a controllare?in più qui rubano tutti,non saranno i tuoi 2000E a farci fallire-
      invece da agricoltore,ti dico che se fai ringrano,pure facendo il furbo,se ti và bene ci rimetti sù pure quei 2000E,tra minor resa,+ spese di lavorazione,+ spese per concimi e diserbi-
      se dalle tue parti ce qualche allevatore,offrigli i tuoi terreni per coltivare fienagione-
      tu non ci rimetti un centesimo,incassi i tuoi 2000E e l anno successivo semini grano,avrai + resa e meno spese di gestione-
      oppure semina qualcosa che ti copra almeno le spese di lavorazione,tipo-pisello proteico,favino,sulla da seme,etc ..
      incassi comunque la pac,spendi poco,rinnovi il terreno,e l anno successivo puoi contare su un raccolto di grano migliore-

      Elimina
    6. Premesso che anch'io sono d'accordo una volta tanto con mimmo70 nello sconsigliare il ringrano, secondo me male che vada devi restituire solo la quota relativa all'articolo 68 (100 euro per ettaro) e non tutto.

      Poi ho trovato qualcosa che ti potrebbe essere utile qui:
      http://www.agricoltura24.com/domanda-di-revoca-parziale/p_3474.html

      Elimina
    7. Ragazzi grazie a tutti per l'aiuto e per i consigli, si forse meglio non rischiare di riseminare grano duro e poi avere l'AGEA alle costole perchè rivuole i soldi indietro.

      Elimina
    8. Penso anch'io che sia la cosa migliore.
      Comunque questa storia dell'articolo 68 non mi è mica chiara.
      Se uno fa domanda di avvicendamento biennale (maggese->grano o grano->maggese) in un certo anno, come hai fatto tu, la cosa non si esaurisce nel giro di 2 anni?
      Voglio dire, il terzo anno uno è "costretto" a ripetere l'avvicendamento biennale? E fino a quando?
      Boh....

      Elimina
    9. l avvicendamento art68 è biennale-2010-2011/2012-2013,a mio giudizio,basta non chiederla in questa domanda di pac ,e anche se lo si è chiesto si fà ancora in tempo a rettificarlo-l intergrazione per la cultura miglioratrice(disaccoppiamento) dovrebbe cessare da quest anno.
      Fare ringrano per fare cosa?un ringrano potrebbe produrrere anche il 50% in meno, molto dipende dalla coltura precessoria,ed è più oneroso da gestire,con il grano anche a 30E non conviene,e poi dopo 2 ringrani,ottieni un terreno troppo sfruttato,si mette a rischio anche la coltura miglioratrice che addavenire-

      Elimina
  2. condivido il sospetto palesato da neofita: sembra proprio che il "partito americano" , già presente in europa per le note disgrazie finanziarie piovuteci addosso, sia all'opera per confezionarci un(a) bel(la) pac(co).
    in sintesi, oltre alla riduzione degli aiuti economici, dovremmo metterci pure a giocare con due/tre colture diverse all'interno di appezzamenti di appena 10/20 ettari. ma cos'è uno scherzo o una nuova forma di tortura?
    che almeno si faccia il conto sulla superficie complessiva dell'intera azienda, anche per quanto riguarda la riserva del 7% del green.
    tuttavia, se le cose stanno come descritte da Comegna, tanto vale rinunciare agli aiuti comunitari. una delle conseguenze positive di questa scelta sarebbe l'insorgere delle associazioni di categoria e patronati vari, per ora dormienti sui privilegi assicuratigli dalla intermediazione burocratica, perché di punto in bianco privatine.
    l'operazione contenuta nella nuova pac mi ricorda quanto raccontato dai miei vecchi a proposito di un agrario di sessant'anni fa, il quale per allontanare i mezzadri senza dover corrispondere le "buonuscite" dopo presenze ultraquarantennali sui feudi, li costringeva a seminare anno dopo anno fave, invece di alternare le colture. con il risultato che i mezzadri abbandonavano spontaneamente i terreni per non sottostare alle fatiche immani che quella coltura all'epoca richiedeva.

    RispondiElimina
  3. L europa serve a ben poco. Notizia di ieri, che non verrà attivato dalla commissione la modifica sui prezzi di ritiro per il settore dell ortofrutta(tanto per dirne una). Ciolos promise che era pronto ad attuarlo e che situazioni critiche di mercato non si sarebbero piu dovute ripetere. Come dimenticare le ultime annate, in particolare quella dell anno scorso, dove ad una produzione abbondante si è affiancata una campagna mediatica(parlo dell escherichja colhi) del massacro. I consumi gia stagnanti sono diminuiti e calati a picco. Chiedo scusa per l' intervento poco consono per un blog che tratta di grano, ma per rovescio posso dire che a seguito di queste annate disastrose, ho estirpato le drupacee( pesche sopratutto) e seminato grano. Be anche qui le cose non vanno molto bene.. ad ogni modo non so se aderite anche voi al "programma di lotta integrata". Vengono dati dei contributi se si osservano determinate pratiche colturali, come la rotazione ad esempio. Tuttavia non ricordo l ammontare del premio, poichè ormai sono un po di anni che non pagano. Il patronato però vedi se non si fa pagare quando deve inoltrare la pratica. La pac, concordo con adamenzo, se la mettono in questi termini fanno prima ad eliminarla. che continuino a dormire i nostri rappresentanti

    RispondiElimina
  4. Io, invece, apprezzo il tentativo di livellamento del premio PAC, tra i vari Stati ed anche spero tra le Regioni.

    Apprezzo anche il greening: due colture non ho difficoltà a farle. Anzi ritengo la diversificazione colturale un vantaggio aziendale.
    Di fatto già lo praticavo con l'art.68.

    L'area ecologica obbligatoria non mi pare un problema, qualche anno fa già esisteva una cosa simile. Ritagliai il pezzo di terreno peggiore che avevo e buonanotte. E' un problema principalmente padano, dove la terra è senza spine.

    Il concetto di agricoltore attivo è sacrosanto.

    A me sembra che cambierà veramente poco alla fine, e non vedo nuovi aspetti particolarmente negativi per l'agricoltura poco intensiva, quale è quella che pratico io.

    RispondiElimina
  5. Mi piacerebbe capire il significato di" agricoltore attivo"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. in corso di definizione, al momento si basa sulla percentuale di reddito agricolo (5%) rispetto al reddito totale. Ma conviene aspettare il prossimo testo ufficiale della PAC, in uscita tra il 18-19 giugno.

      Elimina
    2. Granduro, forse intendevi dire che tra il 18 e 19 giugno verranno presentate le proposte di modifica al testo ufficiale della Pac da parte del Parlamento europeo.

      Elimina
  6. http://www.agricoltura24.com/nuova-pac-missione-impossibile/p_4080.html

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.