giovedì 8 dicembre 2011

Ma i terreni agricoli sono un buon investimento?

L'aumento del valore dei terreni agricoli, in varie parti del Mondo, è oramai uno degli argomenti economici più discussi. Negli USA nel corrente anno,  si sono registrati aumenti del 16%, e molti investitori si chiedono se si tratta di un aumento di valore, di lungo periodo (iniziato peraltro nel 2008) o della solita bolla finanziaria che colpisce a turno uno dei vari settori economici.
La maggior parte degli analisti tuttavia ritiene che il valore dei terreni possa continuare ad aumentare per la crescente richiesta di cereali mondiali, per il continuo aumento del petrolio che determina una sempre maggiore domanda di biocarburanti, ed in ultima analisi per la caratteristica intrinseca di "bene rifugio" della Terra, nella attuale fase finanziaria a dir poco drammatica. .
Anche la Gran Bretagna è attraversata dalla stesse pulsioni, come potete vedere dal grafico a lato. 
Mentre la Cina, alcuni stati arabi dell'area del Golfo Persico, e la Corea del Sud non perdono tempo accaparrandosi ampie superfici coltivabili in Africa (il cosiddetto land grabbing).
Recentemente l'ex Ministro Paolo de Castro ha pubblicato il libro "Corsa alla Terra", nel quale la tesi di fondo è che: l'acquisto di terreni agricoli, sarebbe l'affare del secolo.
E da noi in Italia? Calma piatta per quel che riguarda le compravendite di terreni, e vorrei vedere stante le tristi prospettive economiche italiane, oltre alle recentissime imposizioni fiscali.
Nel 2010, i valori fondiari italiani, rispetto all'anno precedente, sono cresciuti dello 0.8 % ben lontani dal tasso di inflazione (in linea con l'aumento medio degli ultimi anni), e ciò vuol dire che ogni anno il valore dei terreni si è eroso lentamente.
Il prezzo medio nazionale si è attestato intorno ai 18.000 €/ha, ma con un differenziale molto ampio con valori medi oscillanti tra i 40.000 €/ha della Pianura Padana ed i 5.000 €/ha delle zone meno fertili ed interne del Meridione (Informatore Agrario 43/2011).
In particolare per i seminativi, in Sicilia i prezzi  vanno dai 5.000 €/ha dei  seminativi asciutti delle zone interne dell'Ennese e del Nisseno ai 40.000 €/ha dei seminativi irrigui di piccole dimensioni delle zone costiere del Nisseno e dell'Agrigento. Un buon seminativo asciutto idoneo per grano duro va dai 10.000 ai 12.000 €/ha.
Il mercato comunque è stagnante, molti imprenditori preferiscono prendere in affitto i terreni piuttosto che acquistarli. In prospettiva lo sarà ancora di più, soprattutto per superfici di una certa consistenza, visto che a Dicembre scadrà,  una discussa norma tutta siciliana, che permetteva a qualsiasi soggetto di acquistare terreni pagando una imposta di registro complessiva dell'1% (equiparando chiunque ai coltivatori diretti ed agli IAP), contro una aliquota composta nazionale del 18%.
In passato se ne occupo Gian Antonio Stella del Corriere della Sera.  I soliti malpensanti ritennero che fu una norma ad personam per favorire, ingenti acquisti di terreni (che in effetti si manifestarono) da parte di un noto politico dell'epoca, oggi costretto ad un periodo di riflessione forzata.

2 commenti:

  1. Da appassionato dell'agricoltura devo ammettere che acquistare terreno mi affascina; ma congelare i pochi capitali che a volte si riesce a guadagnare dall'attività agricola nell'acquisto di nuovi terreni oggi mi rende perplesso; penso che gli acquisti debbano essere limitati a quelli che siano strettamente necessari per il miglioramento della gestione logistica dell'azienda (es fondo confinante intercluso o quasi, terreni marginali da destinare all'allevamento zootecnico brado e acquistabili per pochi Meuro/ha).
    L'acquisto di un fondo che comporta una grossa spesa è un fenomeno pericoloso destinato a durare nel tempo e a comportare ulteriori investimenti, anche in termini di coltivazione, e sottrae liquidità presente e futura.
    Noi agricoltori che siamo anche proprietari dei terreni siamo ricchi, ma non abbiamo liquidità;
    per fornirci di liquidità dobbiamo tirare in ballo il sistema bancario sobbarcandoci dei costi notevoli.
    Penso che oggi possa risultare conveniente attingere liquidità dal sistema bancario per investire moderatamente sulle agroenergie energie alternative, dove il ritorno dell'investimento può essere programmato in tempi brevi(max 8 anni).
    All'acquisto dei terreni con investimenti pesanti ci pensano coloro hanno interesse a congelare i capitali.

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  2. Sono d accordo con granbio,terre confinanti e possibili affari,un investimento è tale quando produce un ritorno di capitale,in un arco di tempo ragionevole,ed 8-10 anni lo sono,tuttavia se si vuol fare attività agricola o si stipulano contratti di affitto a lunga scadenza 20-anni oppure una base di proprietà la devi avere,quindi in alcuni casi certi sacrifici vanno fatti in un ottica futuristica,tenendo ben presente che bisogna sempre misurare le proprie forze.Oggi per un agricoltore aquistare terreni non è facile ci portiamo troppi anni di magra alle spalle,la mia tecnica è la seguente,io appena posso acquisto tra 1-2 ettari alla volta ,cifre basse ed abbordabili è l unico modo per crescere senza entrare in sofferenza,dalle mie parti per un ettaro si spende tra i 7-12000euri,naturalmente è opportuno sapere che se non si intende assumere collaboratori,quando si è saturi è inutile continuare ad aquistare.
    per come siamo messi i grandi investitori in italia non verrano ad aquistare terreni agricoli,qui non cè nè più per nessuno,questo paese è allo sbando totale,non importa cosa produci,se sei un piccolo imprenditore sei nei guai e basta.

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