martedì 22 novembre 2011

Desertificazione: una favola siciliana?

Da circa un decennio la "Desertificazione" è, in Sicilia, un ottimo argomento da convegno o da seminario finanziato (vedi il deserto siculo). E' ritenuta infatti un pericoloso fenomeno di degradazione ambientale in atto, sul quale è utile investire le già esigue risorse della ricerca pubblica per cercare di studiarlo e per quanto possibile lenirne gli effetti negativi.




Tutto bene, però intanto inquadriamo cosa si intende per desertificazione dal punto di vista scientifico:
La desertificazione è definita dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Siccità e alla Desertificazione (UNCCD) come “degrado delle terre nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, causato da vari fattori, incluse le variazioni climatiche e le attività umane”. Questa definizione, condivisa dai 193 Paesi che hanno aderito fino ad oggi alla UNCCD, enfatizza il ruolo delle condizioni climatiche ma al tempo stesso sottolinea che le azioni umane possono essere la causa diretta o indiretta della rottura di un fragile equilibrio. Il concetto di degrado, utilizzato dalla Convenzione, comprende i numerosi fenomeni che condizionano la riduzione o la perdita della produttività economica o biologica del territorio.
Stralciando e riducendo all'essenziale si tratta quindi di un degrado dei terreni in zone siccitose. E la Sicilia, ma non solo lei, ne sarebbe oggetto!
Accidenti una pessima prospettiva per noi siciliani! Subire la trasformazione del proprio fertile vertisuolo in una duna sabbiosa Sahariana, penso sia uno dei peggiori incubi notturni per un agricoltore!
Così, la nostra cara Regione Sicilia ha investito negli ultimi anni un pò di soldini nella materia, per prepararci al peggio e mettere a punto strategie di mitigazione e di resistenza alla siccità. Qui trovate alcuni frutti di tale instancabile lavoro.
Mentre vari milioni di euro investiti in vari progetti quiquiquiqui.

Orbene ma io che faccio l'agricoltore e con il tempo atmosferico, mio malgrado, ho qualche dimestichezza, in verità ho notato da circa una decina d'anni una variazione climatica si, ma in senso diametralmente opposto a quanto sopra riferito. Ovvero piove di più durante tutto l'arco dell'anno, maggiore umidità complessiva, magari caldo si, ma non "sciroccate"  direttamente dal deserto nel periodo di maggio durante la fase di maturazione lattea della cariosside (guarda caso).
Ebbene non sono l'unico ad avere notato ciò, già un Dirigente della stessa Regione Sicilia,  se ne era accorto: "Sette anni di piogge abbondanti". Ma adesso stiamo davvero diventando un caso di studio: Mai così tanta pioggia da oltre un secolo in Sicilia, ma che sta succedendo al clima Mediterraneo?
Leggetelo, molto interessante.
Eppure in Sicilia si continua a parlare (ed a spendere) di desertificazione!? Poi che in Sicilia vi siano gravi problemi di dissesto idrogeologico è evidente, ma sono amplificati spesso da violenti nubifragi, come è capitato in varie regioni Italiane spesso negli ultimi anni, e non mi pare che lì, dove sono accaduti, abbiano chiamato in causa il "deserto" per individuare le cause di tali calamità.

9 commenti:

  1. anche per me i conti non tornano,gli anziani dicono di rivedere analogie climatiche di 50 anni fà e se fosse vero questo http://www.meteoweb.eu/2011/11/il-sole-determina-le-ere-glaciali-e-la-prossima-iniziera-intorno-al-2040-anzi-no-e-gia-in-atto/97903/ sarebbe peggio della desertificazione per noi della parte nord del mondo,comunque con questo effetto serra mi hanno veramente scassato,le previsioni meteo oltre 3 giorni gia non sono piu attendibili,figuriamoci previsioni sui prossimi 100 anni,certo che quando ci si mettiamo la sappiamo raccontare grossa,naturalmente io parlo da profano,ma un cambiamento contrario a quelle che sono le previsioni catastrofistiche sulla desertificazione io nel mio piccolo l ho avvertito.finito di seminare e piove negli ultimi altimi va sempre meglio.

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  2. ci risiamo,piove ,la regione interessata ,inevitabilmente paga dazio,sotto forma di vite umane e di danni materiali ,l unica cosa che sanno dire "trattasi di eventi eccezzionali" possibile,e quasi ora che qualcuno cominci a vergognarsi per quello che accade sul nostro territorio e quel qualcuno non siamo noi gente comune.FORZA SICILIA.mi piange il cuore per quel bambino di 10 anni.

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  3. http://www.ilcambiamento.it/agricoltura_biologica/cause_alluvioni_pesticidi_abbandono_terreni.html

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  4. Si, hai fatto bene a ricordare il tragico accaduto ed ha stigmatizzare l'inefficienza dei nostri governanti (l'anno scorso era già successo di pegggio in un altro comune messinese (Giampilieri)).
    E' evidente che quando l'Amministrazione pubblica siciliana è convinta che il problema sia l'avanzata del deserto, risulta difficile mettere in atto strategie opportune di gestione del territorio per difendersi dalla eccessiva pioggia.

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  5. Per chi, come me, non ha mai creduto al global warming
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/11305

    L'aspetto più antipatico della vicenda è che mi trovo dalla stessa parte di quel trippone di Ferrara, ma tant'è...

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  6. io sono convinto che la natura riesce a rimettere a posto le cose,certo di fronte a certe pratiche umane bisognerebbe interrogarsi,tuttavia intorno alla questione ambientale ci si sono costruiti troppi interessi,perfino quel porco GOORE da petroliere è riuscito a riciclarsi grazie alla questione ambiente,ed è per questo che gli ambientalisti cominciano a starmi sulle balle,gente che non possiede neanche un vaso di basilico sul balcone pretende di parlare di ambiente,ma andassero aff.... pure loro,vili speculatori aristocratici,la stragrande maggioranza di questi non si sono mai sporcate le scarpe di terra,però vanno nei salotti televisivi a dire cazzate,tipo che allevare bestiame contribuisce alla desertificazione,mangiare carne arrosto fa venire il cancro ,proporrei di caricarli su un camion e di andarli ad abbandonare del deserto del gobi,cosi magari cominciano a capire di cosa stanno parlando,e proporrei che qualcuno gli spiegasse che l uomo per migliaia di anni ha cucinato sulla brace,e che i forni a gas non sono neanche un secolo che sono nelle nostre cucine,sciocchi ignoranti,ma la cosa più grave è che una parte consistente dell opinione pubblica ci crede,roba da matti.Alcune battaglie ambientaliste le farei pure io.tipo la salvaguardia delle specie animali e degli ecoambienti,ma questi sono malati di protagonismo acuto e contribuiscono solo a fare confusione.

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  7. Interessantissimo anche questo post, mi era del tutto sfuggito, anche se forse l'argomento è uno di quelli che mi interessano di più.

    Premesso che (in genere, salvo rare eccezioni) siamo governati da incompetenti, che non hanno la più pallida idea di come risolvere i problemi veri, ma pensano solo a sfruttare demagogicamente quelle poche evidenze scientifiche per lucrarci il più possibile (e ci metto in mezzo anche molti ambientalisti, come dice mimmo70), provo a scrivere quel po' che penso di aver capito in proposito.

    Il clima cambia, e cambia in continuazione. Nonostante i ricercatori lo stiano studiando da anni, non è assolutamente possibile distinguere tra cambiamenti di origine naturale e antropica (cioè dovuti all'uomo).
    La Terra nel suo insieme è un sistema molto complesso che non solo nessuno è in grado di capire completamente, ma il problema è che per studiarla non è possibile neanche applicare il "metodo scientifico", galileiano in senso stretto (un po' come succede per l'Universo e la cosmologia): la Terra è una sola, non si può riprodurre in laboratorio, non si possono fare misure di ripetibilità, quello che succede succede e basta.

    Detto questo, il fatto che la Terra sia un sistema molto complesso implica che non ha molto senso definire che cosa succede "in media" ma occorre studiare che cosa succede posto per posto, e istante per istante. E anche quello che capita in una singola località (da sola) non è molto significativo: magari localmente piove di più o fa più freddo, ma non vuol dire niente.

    Può essere che la Terra mediamente si scaldi, il Mediterraneo si raffreddi e la Sicilia rinverdisca, ma nulla di questo vuol dire nulla, anche perché non sappiamo se questo è un cambiamento dovuto all'uomo o del tutto "naturale", né tantomeno come porvi rimedio. In realtà non è detto neanche che cessando le attività antropiche il clima si stabilizzi su quello attuale, magari continuerebbe a cambiare comunque, ma se non sappiamo neanche che cosa succederebbe senza le attività umane, come possiamo pensare (regolando le nostre attività) di cercare di ridurre/compensare questi cambiamenti?

    Un'ultima osservazione "estemporanea": attenzione che nei deserti in realtà non è vero che non piove, in molte zone considerate "aride" o "semi-aride" in un anno piove quanto piove da noi in Italia, è che le piogge sono molto concentrate nel tempo (magari fa 20 cm in due-tre giorni e poi secco per sei mesi): il problema è che le piogge dilavano l'humus e i terreni tendono a diventare sterili.

    Quindi che cosa si può dire di certo? molto poco.

    L'approccio "ambientalista" tende generalmente a ridurre l'impatto delle attività umane sull'ambiente (cosa che non è affatto sbagliata, comunque, in un'ottica di finitezza delle risorse naturali terrestri). Sicuramente l'approccio "catastrofista" non ha molto senso, se non per il fatto che la gente tende a costruirsi casa accanto all'argine del fiume se non gli dici di essere matematicamente sicuro che il prossimo anno ci sarà una piena che gliela spazzerà via (anche se non è vero). Purtroppo molte persone sono così, anche se non tutti. E i politici gliela lasciano costruire, a patto di avere/mantenere la poltrona.

    Spiace che alla fine di tutto questo paghino le conseguenze pochi innocenti che non hanno colpe (il bambino di 10 anni, il volontario di Monterosso) ma queste sono le conseguenze per non avere saputo mettere in pratica quello che tutti invocano ma a nessuno in realtà interessa davvero (perché costa...): la prevenzione. Laddove è chiaro che cosa voglia dire.

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  8. Orzo
    il tuo commento è come sempre ragionevole e competente.
    Tuttavia la tua asserzione estemporanea(pur vera in alcuni casi) che "nei deserti piova poco ma concentrato" è la giustificazione classica dei teorici della desertificazione siciliana.
    Da quello che noto in Sicilia si assiste ad una maggiore piovosità distribuita nell'arco dell'anno e magari anche per evento piovoso.
    Certamente però non mi sembrano le condizioni che portano ad una desertificazione (cosa che invece in passato era stata temuta seriamente da noi agricoltori).

    Se clicchi sull'immagine della carta della desertificazione Siciliana ti renderai, peraltro, conto che le zone di Messina dove si sono verificati i tragici eventi (quest'anno, ma l'anno scorso anche peggio a Giampilieri), si trovano in zone a bassa o medio-bassa vulnerabilità al rischio di desertificazione.
    Nelle zone ad alto rischio a cosa dovremmo assistere, allora?
    La mia azienda sta proprio in una zona rossa, ma le piogge le consideriamo manna dal cielo ancora.
    Qualcosa evidentemente non torna (anzi niente torna io credo), e qualcuno ci lucra, io penso.

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  9. Caro granoduro,
    ok, la mia osservazione sulle piogge distribuite in episodi isolati e violenti l'avevo chiamata "estemporanea" perché non voleva dire che questo stesse succedendo proprio ora in Sicilia. Sicuramente la Sicilia sta ricevendo anche una componente di precipitazioni "ben distribuite" e quindi utilissime dal punto di vista agricolo.

    Certo, la configurazione attuale con perturbazioni che arrivano da sud-ovest e interessano prima Sicilia e Sardegna e poi il versante tirrenico, mentre il nord Italia (come anche il versante adriatico) rimane a secco è abbastanza anomala per il periodo autunnale, almeno fino a qualche anno fa.
    Ma (come dicevo sopra) questo non vuol dire gran che.

    Sono d'accordissimo con te che molte cose non tornano; per questo è importante approfondire le ricerche (serie) e pubblicare i risultati in maniera onesta e trasparente, altrimenti saremo sempre alla mercé dei professionisti del magna-magna che sfruttano le paure della gente a loro vantaggio.

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