venerdì 25 novembre 2011

Un nuovo aggueritissimo concorrente: Il Kazakistan!

Cari lettori, prima di prendermi una pausa dal blog (si, domani dopo la pausa meteorologica forzata si riprende a pieno ritmo l'attività agricola),  ho voluto scrivere un post su un argomento segnalatomi tempo fa da Mimmo (che se lo merita visto il suo apporto sempre costruttivo alla vita di questo spazio): le esportazioni di grano (duro) Kazake.



Kazake nel senso di Kazakistan, naturalmente. Premetto che purtroppo trovare dati statistici affidabili ed aggiornati sull'import di grano duro in Italia è una mezza impresa.
Qui trovai tempo fa (a pag. 32) un dato consistente (fonte Istat provvisorio) di importazione di grano duro Kazako in Italia pari a 154.000 t nel 2008 (quasi il 10% del totale importato). Ed in effetti, come grano (nel complesso) il Kazak è il 6° maggior esportatore mondiale, con circa 8.5 milioni di t (anno 2011), di cui grano duro circa 2,5 milioni di t, con prospettive di continua espansione (in italiano qui, mentre qui le preoccupazioni USA).
E' interessante rilevare che una situazione paradossale si è creata nel Paese ex URSS al momento, il raddoppio di resa per ettaro del grano (passato da circa 9 q/ha del 2010 ai 18 q/ha di questa annata appena conclusa), ha infatti raddoppiato la produzione nazionale (più di 27 milioni di t, con un potenziale export di 15 milioni di t), generando un surplus produttivo che la capacità di stoccaggio nazionale non può contenere (pari a 22,8 milioni di t). Così il prezzo del grano  si è dimezzato rispetto al prezzo internazionale, innescando una vera e propria svendita locale di prodotto. Cosa peraltro non semplice, tenendo conto della mancanza di accesso al mare ed i problemi logistici ed infrastrutturali enormi del paese. A titolo di esempio per far arrivare il prodotto verso un porto del Mar nero, il costo attuale sembrerebbe essere di circa 16 $/q. Insomma si è creato un caos totale, così al momento si stocca in qualsiasi volume disponibile, sperando che la Russia possa correre in aiuto favorendo un passaggio ferroviario attraverso il suo territorio. In questa confusione si sono lanciati molti commercianti internazionali di grano favoriti dall'attuale normativa permissiva Kazaka sulle licenze di esportazione, sperando di acquistare grano a prezzi da saldo. Tre giorni fa però, il ministero dell'Agricoltura Kazako, resosi conto della situazione speculativa creatasi, ha annunciato che da febbraio 2012 tutte le licenze di esportazione in atto saranno annullate (sperando così di favorire l'imprenditoria nazionale). Una trama intricata degna di una spy-story! Il Mondo si muove davvero velocemente e le situazioni commerciali cambiano con una velocità impressionate.

Ritornando all'inizio del discorso, ovvero la difficoltà di reperire dati aggiornati di importazioni di grano duro in Italia, devo però aggiungere che alla fine i dati recenti li ho trovati, all'interno di un report USDA (in Italia siamo sempre molto abbottonati). E dalla tabella a lato, potete notare anche voi che in fondo, per quanto riguarda il duro, il Kazakistan sino all'inizio del 2011 contava appena 33.000 t di esportazioni in Italia. Poca cosa sembrerebbe (ma sarà veramente così? anzi se qualcuno fornisce altri dati è il benvenuto), in ogni caso il post, già lo avevo preparato.


P.S.:Ringrazio Orzo vestito che ha già annunciato un prossimo post, e spero che nei prossimi giorni continuerete a tenere vivo il blog anche in mia assenza.
Si, Mimmo dobbiamo scrivere quel post sul grano proteico in Italia, ma il grosso del lavoro lo devi fare tu (comincia a lavorarci con impegno).
Spero anche in Granturco che, se non attraversa un periodo di eccessivo impegno agricolo, possa pubblicare qualcosa.
Aurevoir







10 commenti:

  1. La pasta,è il nostro biglietto da visita nel mondo,poichè esso è a buon mercato,è completo sotto il profilo nutrizionale,a tavola fa da regina ,è veloce da preparare ,ma soprattutto è buona.
    Nella nostra cultura culinaria è al top,e cè la invidiano in tutto il mondo,chi ha girato un pò fuori italia si è sicuramente accorto che quello che ti servono come pasta ,se non è preparato da uno chef italiano è una cosa scimmiottata ,perchè prepararla è semplice per noi ma non per gli altri.Di pasta ne esistono innumerevoli qualità,dalla piu semplice acquistata nei discount a quella artigianale prepararta direttamente davanti al consumatore .
    Il problema principale è la cottura,da noi la pasta scuoce solo per disgrazia,dalle altri parti è normale prassi,questo a dire che in questo campo siamo campioni.
    Tuttavia tutti la vogliono,e allora i pastai intervenendo sulle granelle hanno preteso grani ricchi di proteine poichè esse garantiscono una tanuta della cottura,in pratica si cerca di superare il nostro bagaglio culturale con artefizi creati ad hoc.
    Con l avvento della modernità è cambiato anche la nostra abitutdine alimentare,presi dal lavoro e dal tempo libero si sostituisce sempre di piu il pranzo con snak o cibi precotti,pasta compreso,e i grani con alti contenuti proteici si prestano bene alla preparazione di questi surrogati.
    Ora premesso che migliorare la qualità tecnica di un prodotto non è cosa riprovevole,una domanda bisognerebbe farsela,anzi più di una.

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  2. Negli ultimi anni in italia si sono affilate tecnihe agronome che permettono di produrre grani di ottima qualità,con contenuti proteici simili a quelli americani e canadesi,senza l ausilio di tecniche stravaganti,come l utilizzo del glifosate.
    In italia la produzione di grano duro è inserito all interno di un disciplanre di figliera facilmente rintracciabile ,poichè su tutto il territorio nazionale vi sono controlli da parte delle autorità competenti,si inizia dal campo con i registri aziendali per finire nei centri di stoccaggio che vengono controllati dalle asl e dai nas-
    Il grano che viene importato come possiamo vedere quelli americani presentano rischi notevoli grazie ai residui del glifosate sul quale ci sono studi che ne dimostrerebbero la dannosità per l uomo.
    I grani importati da altri areali tipo il KAZHAKHISTAN, come vengono stoccati?su quali mezzi viaggiano?i prodotti chimici usati nella produzione sono quelli italiani,oppure quelli banditi da noi?i centri di stoccaggio sono a norma con le leggi europei?
    Voglio ricordare a tutti che questi paesi sono terra di nessuno dove l oligarca di turno con la commistione mafiosa pensa solo al proprio arricchimento,naturalmente con il complice italiano di turno,siamo sicuri che il grano KAZAKO non è inquinato da questi loschi affaristi?
    In italia un produttore di cereali se non è a norma non puo stoccare nel proprio magazzino,eppure fino a qualche tempo fà lo facevamo,siamo sicuri chè altrove le cose funzionano come da noi?
    Questi sono tutti interrogativi che il consumatore dovrebbe farsi prima di aquistare e mangiare pasta ,poichè il 40% della pasta italiana viene fatto con grano estero,e questo 40% l italia sarebbe in grado di produrlo in casa propria,allora perchè?
    La risposta a questa domanda è molto articolata,tuttavia cè il mercato al quale non si può sfuggire,ma visto che stiamo parlando di cibo,è opportuno creare al consumatore queste ansie o peggio recargli danno al solo scopo del profitto privatistico?Io penso di nò,ma in questo contesto quello che manca è l informazione,poichè tanto è elevato la speculazione e gli interessi intorno a questo prodotto che i poteri che la esercitano si adoperano per renderla la più scarsa e confusa possibile.
    La scarsa informazione danneggia sia il consumatore,ovunque esso sia nel mondo sia l agricoltore italiano che deve confrontarsi con una concorrenza sleale,sarebbe ora che gli enti preposti a proteggere gli interessi italiani a partire dai rappresentanti di categoria passando per la politica cominciassero a fare il proprio lavoro,ma penso chè il primo passo dovrebbe farlo il mondo agricolo ,bisogna incalzare questa gente affinchè si comportino da rappresentati del mondo agricolo italiano.
    Una campagna informativa a favore della trasparenza sarebbe la cosa migliore per tutti,agricoltori e consumatori.

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  3. laggiù o lassù,è il far west,non si va ad acquistare grano in kazakistan come altrove.Li la società è strutturata su fazioni tribali come nel feudalesimo,o meglio come negli anni 50 da noi,con l aggravante che li di democratico e liberale non c è niente.
    Il primo contatto ovviamente è in italia,ci si presenta con la proposta d aquisto e gia parte la 1° tangente,illustri il tuo piano di acquisto e cosi sarai indirizzato dove devi andare.
    Si parte,arrivati c è :il suv,l albergo prenotato,l interprete è il 1° contatto italiano ad aspettarti.
    Vai dal contatto ,gli parli del quantitativo e del tipo di qualita che ti interessa,lui, il contatto, chiama il suo riferente il quale provvede a contattare il peppone della zona interessata.
    la mattina seguente si parte,il peppone ti aspetta ai confini del suo territorio,con il suo AK-47posato sul sedile della sua macchina ,non lo usano mai ma fà scena,ti porta al centro stoccaggio dove ci sono anche dei rappresentanti dei contadini,ovviamente alcuni di loro sono compari di peppone,controllato il prodotto se è di qualità inizia la trattativa con peppone,il quale per primo chiede la sua tangente ,poi, con fare una sceneggiata napoletana si discute animosamente facendo credere agli agricoltori che lui si batte per loro,naturalmente la trattativa avviene a tu x tu tra il peppone e l aquirente,al quale peppone anticipatamente dice che l offerta non dovrà scendere sotto ad un tot,il commerciante parte con circa 0.50-1.00 dollari in meno per poi arrivare alla cifra precostituita,chiusa la trattativa peppone chiama il funzionario di turno per farsi preparare il certificato di esportazione,al quale và dato una tangente in base all acquisto.(NB il certificato non sempre rispetta la quantità esportata).a volte peppone gestisce enormi quantità in stoccaggio tipo 100-300mila quintali ,lui con fare furbesco durante la consegna dei contadini riesce a distrarre sul peso e vendere per conto suo tra il 4-5%e questo sul certificato non comparirà mai,poi ci sono commercianti che in italia detengono grani illegali di dubbia provenienza o compromessi da strane contaminazioni,allora il certificato porterà quantità superiori all acquisto,poichè grazie a quel certificato si riuscirà a riqualificare quell immondizia detenuta in patria, tra l altro a differenza dei grani americani che quando arrivano al porto vengono trasportati per la maggiore presso gli impianti di molitura ,il kazako viene di nuovo stoccato in magazzini italiani,poi ci sono molini (perchè queste operazioni sono avallate da loro)che riescono a piazzare la semola senza fatturare e allora il certificato non porterà mai quella quantità,calcola che al prezzo gia basso un 30-35 % se ne va in tangenti.
    Il governo kazako è intervenuto sui certificati di esportazione poichè tale è la confusione che temono di rimanere senza scorte e temono sommosse popolari,poi si aggiunge il fatto che i vari pepponi stiano diventando sempre più ingordi e furbi.
    E inutile che dica che li non esistono norme di stoccaggio,il grano viene portato fino al mar nero con ogni mezzo altro che cisterne per alimenti.é un continuo pagare di tangenti di imbrogli e lestofanterie,
    c è da dire che il grano kazako non è scadente,e le trattative vanno rispettate altrimenti li non comperi più niente,il prezzo di riferimento è un optional e quindi sui dati produttivi cè ben poco da contare poichè quel paese si presta molto bene alle nostre furberie.Queste pratiche sono una consuetudine in quell area geografica,quella è terra di oligarchi e di mafia.

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  4. ottimo reportage dal Kazakhistan del nostro Mimmo (anche se credo che non si sia mosso dal suo Abruzzo).

    Ma una azienda agricola italiana può mai competere ad armi pari, con queste economie emergenti senza regole, dico io?

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  5. mai andato in kazakhistan,preferisco l abbruzzo,tuttavia qualcuno che ci và lo conosco,e guarda caso va ha comprare proprio duro.
    Per la cronaca in ROMANIA hanno buggerato pure gli italiani,ma questa è un altra storia,in Marocco un funzionario voleva evacuare un intero quartiere per farci andare delle fabriche metalmeccaniche e qualcuno ne ha approfittato per fregare fondi europei con macchinari riverniciati e spacciati per nuovi,quando ne succede intorno a noi approfittando dell ignoranza della gente.
    La risposta è nò-
    non solo il mondo agricolo ma tutto il mondo produttivo occidentale è in pericolo.proprio a causa della concorrenza sleale,solo chè quando ci sarà il crak finale noi almeno avremmo da mangiare.

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  6. @mimmo

    Situazioni simili a quelle da te descritte ,le ho sentite raccontare da concessionari /piccoli costruttori ,dediti a produzione e vendita nell 'est europeo di attrezzature agricole.Parlavano di trattative con al tavolo ministri silenti ,di fronte a papponi che come primo approccio si informano quale sia il volume d'affari e fanno la prima richiesta di tangente in percentuale.
    a cui segue l'individuazione dell'area industriale adatta ,spesso già
    occupata in attività in corso , ma che nel giro di un mese viene svuotata e resa libera per le nuove produzioni concordate..
    in alcuni stati , gli uomini sono prevalentemente ubriachi di vodka,con età media di 45 anni..nelle fabbriche in prevalenza operano giovani madri (che da noi,a detta degli imprenditori italiani, potrebbero fare le “veline”) ,che saldano, molano, assemblano ,verniciano ,usano torni, frese e carri ponte.
    Qualcuno tornato dopo qualche mese dall'avvio della produzione , ha scoperto che era stata spostata nel sud est asiatico e in loco in alcuni casi ci si limitava a operazioni di sola etichettatura e paking.

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  7. qualche ora fa al tg1, hanno fatto un servizio proprio sul Kazakistan: sembrava la Svizzera per come lo presentavano e per quello che facevano vedere. Grandi ricchezze, progetti faraonici e modernità, (tipo la piscina con la sabbia delle Maldive! uao!). L'informazione italiana farebbe ridere, se non ci fosse da piangere.

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  8. l economia kazaka è in espansione,cresce al ritmo del 7% annuo,la democrazia è inesistente,(c è un rapporto della cia che lo indica come un paese a rischio instabilità sociale),il vero governo italiano,cioè l ENI e presente da molto per via degli idrocarburi che è la fonte principale dell economia kazaka,quindi è ovvio che i nostri media corrotti e asserviti facciano gli smielati con quegli oligarchi,li ci sono nostri connazionali che fanno affari d oro.

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  9. Mimmo, tu dovresti lavorare nei servizi segreti, altro che durogranicoltore!

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  10. Kazakistan intasato!

    http://www.agrimoney.com/news/physical-constraints-to-cap-kazakh-grain-exports--3925.html

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