mercoledì 9 novembre 2011

Alluvioni: il punto di vista di un agricoltore piemontese!


Ai tristi eventi di questi giorni, segue la solita polemica: colpa dell'incuria dell'uomo e/o dei cambiamenti climatici?
Il territorio in cui opero (alto Piemonte) comprende aree fortemente modificate dall'intervento umano e altre rimaste intatte negli ultimi secoli.
Attraverso l'osservazione di vari eventi calamitosi verificatisi negli ultimi decenni, dei cambiamenti dell'uso del suolo e la consultazione di antiche mappe e documenti (dal secoli XVII in poi), ho notato che :
-Aree oggi urbanizzate, soggette a periodiche inondazione erano state coltivate per qualche decennio nell'epoca post napoleonica, ma poi abbandonate e lasciate rimboschire.

- Le variazioni di: granulometria, drenaggio naturale, resistenza alla siccità, all'eccesso idrico, degli appezzamenti coltivati attualmente, (derivanti in subordine da: urbanizzazioni, modifiche della viabilità ed esigenze dell'agricoltura meccanizzata), corrispondono significativamente alla suddivisione antica delle parcelle, di cui le mappe napoleoniche evidenziano tipi di colture dedicate e confini.
- Le poche cascine esistenti all'epoca, erano costruite, nel punto più alto dell'area di appartenenza della proprietà
- Le prese d'acqua dai torrenti a scopo irriguo, erano realizzate in senso sfavorevole rispetto al deflusso (per evitare in caso di piena che la presa irrigua, nelle zone a poca pendenza, fosse origine indesiderata di afflusso d'acqua);
Queste semplici evidenze mi portano a pensare (per quanto può valere il punto di vista di un agricoltore e limitatamente ad un piccolo bacino) che:

- eventi atmosferici della portata attuale si verificassero già a quei tempi;
- i pochi residenti pur con i limitati mezzi a disposizione e le difficili condizioni di vita, cercavano di porvi rimedio secondo le loro esigenze e possibilità, e non sempre con successo,
-il maggior danno che si verifica nei tempi attuali, sia umano che materiale, è dovuto (oltre al fatto che un tempo c'era anche molto meno da danneggiare), probabilmente anche alla maggiore frequenza con cui questi eventi calamitosi si verificano ultimamente rispetto ai decenni passati. Purtroppo non disponendo ne di dati storici sufficientemente ampi, ne di certezze sulle eventuali variazioni climatiche in atto, gli attuali modelli previsionali meteorologici si sono rilevati un riferimento troppo ottimistico per valutare la reale incidenza di eventi meteorologici estremi e consentire la determinazione (non sempre con sufficiente perizia e prevedendone la necessaria manutenzione, derivante dalla diminuzione del numero agricoltori attivi) di modifiche sostanziali al territorio.
Cosi gli allagamenti sono soventi e provocano danni nei seguenti punti critici :
-In zone di recente urbanizzazione con nomi antichi “significativi" ed "evocativi" ( es "muiet "=acquitrino);
-In prossimità di scarichi posti in sfavore di flusso in punti con pendenza minima;
-In zone in cui si convogliano nei canali di deflusso, acque meteoriche di vaste superfici impermeabilizzate, che avrebbero potuto essere invece in buona parte indirizzate in falda;
-In prossimità di ponti con luce troppo ridotta rispetto al volume d'acqua che li attraversa, che oltre a rallentare il deflusso, si ostruiscono facilmente.
La situazione è migliore nelle zone in cui l'urbanizzazione è più recente, meno invasiva e nelle quali sono stati effettuati interventi miglioratori quali canali a cielo aperto, ridotti attraversamenti, ponti a volta con grande luce ed i terreni sono ben sistemati, destinati magari a prato e/o sodi, e le ostruzioni nei fossi rimosse.
Nel complesso si tratta di problemi locali, non paragonabili ai problemi ben più gravi di altre zone gravemente colpite nei giorni scorsi.
Vi è da rilevare però, che le Amministrazioni pubbliche che hanno voluto risolvere i propri problemi territoriali, a volte generati da strutture private, lo hanno fatto intervenendo con modifiche territoriali/impermeabilizzazioni già in atto. Per risolvere il problema degli allagamenti hanno trovato soluzioni che, in prevalenza, producono l'effetto (problematico per chi sta a valle) di velocizzare il deflusso delle acque spesso con nuovi e onerosi canali, non necessariamente sempre impermeabilizzati, ma spesso progettati e realizzati, non tenendo minimamente conto della vocazione agricola e paesaggistica del territorio.
Credo che il modo migliore per onorare i morti delle alluvioni, sia una riflessione che ci porti tutti ad operare per quello che ci compete e ad esigere da chi ha l'onere e l'onore di occuparsi della cosa pubblica, maggiore attenzione al territorio ed alle sue vocazioni, sia nella stesura dei piani regolatori, che nella realizzazione delle opere di urbanizzazione e/o di ripristino. Evitare di sopravvalutare con onnipotenza e poca responsabilità i nostri potenti mezzi moderni, liquidando semplicisticamente le scelte e la storia dei nostri avi, come scelte conseguenti ai loro deboli mezzi tecnici e culturali.
Purtroppo le modifiche strutturali del territorio, spesso apportate con questi atteggiamenti, procurano grandi problemi (pigia qui per il video), che necessitano per porvi rimedio, di interventi di manutenzione e ripristino sempre maggiori, ma troppo spesso (ahinoi) inefficaci. Non credo sia tollerabile sprecare ancora tempo e risorse sulla pelle delle comunità rurali (e non solo), come non è più tollerabile, che dopo aver permesso ingenti guadagni con interventi devastanti, (spesso a soggetti che dopo aver usufruito di sovvenzioni pubbliche, han lasciato il territorio per investire all'estero) con costi ambientali e sociali rimasti a carico della collettività, se ne permettano ancora altri, magari sull'onda emotiva che questi eventi creano, per il ripristino ambientale, senza apportare concreti miglioramenti, e facendo pagare ai comuni cittadini, contribuenti e agricoltori, rimasti sul territorio, colpe non loro.

4 commenti:

  1. Sono sempre grato a Granturco per l'apporto che da al blog. I suoi post certamente consentono a "questa baracca" di avere un respiro meno regionale e meno monotematico, che altrimenti avrebbe se rimanessi da solo a pubblicare aridi dati economici- finanziari sui mercati del grano (duro peraltro e siculi in misura maggiore).

    Credo che gli agricoltori (e Granturco ne è una prova con la sua curiosità intellettuale ed il suo interesse per il bene comune) dovrebbero avere la possibilità di poter partecipare direttamente ed attivamente ai grandi dibattiti nazionali relativi alle problematiche agricole italiane ed europee. Senza il filtro di oscuri funzionari di associazioni di categoria che molto spesso non sanno neanche lontanamente come funziona l'attività agricola e la vita in campagna.
    Inoltre non posso fare a meno di notare che discutendo con lui di vicende agricole, pur operando ai capi opposti della nostra nazione e su colture ed ambienti del tutto dissimili,
    molto spesso condividiamo un approccio ed un sentire comune dell'agricoltura. Prima di aprire questo blog e di conoscerlo, ero invece colpevolmente convinto che l'agricoltura del Sud e quella padana fossero radicalmente inconciliabili. Mi sbagliavo, i blog servono a qualcosa evidentemente.
    Un saluto per tutti

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  2. piena soliderieta con le popolazioni colpite da sventure,per altro in piemonte e liguria ho molti affetti personali,se il territorio lo si lascerebbe gestire agl indigeni certe cose non succederebbero,pero poi come arricchirsi?si e proprio cosi,le fortune di pochi sulle disgrazie di molti,come da noi in abbruzzo,(rammendate quelli che ridevano al telefono mentre la gente moriva sotto le macerie dell AQUILA?)sara cosi anche nelle zone alluvionate.
    GRANODURO mi meraviglio di te,coltivre la terra e un arte e ovunque lo si pratichi e sempre un artista ad operare,ma questo vale per tutti i mestieri,a prescindere dal luogo dove ci si trova,poi sul fatto che uno di noi possa partecipare a dibattiti sui problemi dell agricoltura SCORDATELO almeno che non decidi di vendere la tua anima al potente di turno.

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  3. Si, hai ragione su arte ed agricoltura. A parziale scusante posso solo dire che noi siculi siamo pur sempre degli isolani ed isolati, irrimediabilmente convinti di vivere, nel bene o nel male, una realtà unica.

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  4. agricoltura :arte e passione
    guardate la passione che sprizzano questi 2 agricoltori

    http://www.agriculture-de-conservation.com/Semis-direct-chez-Philippe-Lion.html

    http://www.agriculture-de-conservation.com/Frederic-Thomas-Profils-de-sol.html

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