mercoledì 11 dicembre 2013

La propaganda del nulla...il fallimento del PSR Sicilia (dati alla mano)

Da un un po' di tempo campeggiano, nei maggiori centri urbani siciliani, cartelloni pubblicitari enormi con lo slogan "Coltiviamo Sviluppo". Sembra una barzelletta, ma dato che io prendo sul serio anche le idiozie più palesi, in questo post proverò a dimostrarvi inequivocabilmente, attingendo a dati statistici ufficiali che il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) in Sicilia è stato, sinora, un colossale spreco di denaro pubblico...altro che sviluppo.




Partiamo dalla cifra coinvolta nel PSR 2007-2013, esattamente 2,173 miliardi € secondo quanto riporta il cartellone sopra.
2,173 miliardi di € è una cifra molto rilevante se tenete conto che il PIL annuale siciliano relativo al settore agricolo è pari a circa 2,5 miliardi di €.

Quali risultati ha prodotto questa ragguardevole cifra?
Secondo il cartellone pubblicitario, in cambio di poco più di 2 miliardi di € avremmo avuto:

1) 1700 giovani imprenditori insediati;

2) 1560 aziende agricole più competitive 

3) 600 km di nuove infrastrutture a banda larga per le aree rurali

4) 200 aziende agrituristiche.

Bene facciamo due conti.
Sui giovani imprenditori ho poco da dire. Investire nel ricambio generazione è una strategia corretta (sono over oramai, niente conflitto di interessi). Certo sarebbe meglio se si trattasse di veri imprenditori piuttosto che di studenti fuori-sede, tuttavia non ho elementi di valutazione oggettivi per elaborare delle critiche supportabili.

Sulle aziende competitive il risultato è invece certamente incongruo. 
Si spende una cifra di 2 miliardi di € (pari a quasi il PIL agricolo annuale) per beneficiare soltanto 1560 aziende?
Ma voi sapete quante sono le aziende agricole in Sicilia? 219.677 le aziende attive secondo Istat. Dunque una cifra pari a tutto il PIL agricolo riesce a migliore la competitività di appena lo 0.7 % (l'incidenza percentuale di 1560) delle aziende agricole regionali. Ma quanti soldi ci vorrebbero per migliorare la competitività dell'intero comparto, secondo questi criteri di intervento? Suppongo una cifra almeno pari al PIL italiano.
Che le 1560 aziende siano diventate più competitive è tutto da dimostrare peraltro. In realtà hanno soltanto beneficiato di fondi per la competitività, non sono diventate necessariamente competitive.

600 km di rete a banda larga nelle aree rurali! Va beh, questa è in pieno stile "Che mangino le brioches"...ma nelle aree rurali siciliane che bazzico io non ci sono strade (provinciali spesso) degne di questo nome (al massimo trazzere, con il ricordo dell'asfalto), in alcuni casi la corrente elettrica, men che meno l'acqua corrente, ed il PSR investe in Rete a banda larga (dove poi non si sa, mai visto nulla  di tecnologico personalmente), quando peraltro con normalissime chiavette SIM o addirittura collegamenti satellitari l'accesso al web è l'unica certezza già in atto (a proposito saluti dalla campagna siciliana).

200 aziende agrituristiche....ed allora? Questo è un risultato, siamo sicuri che produrranno reddito? In Sicilia si è convinti che basti realizzare qualcosa possibilmente glamour e questo sia già fonte di sviluppo. Siamo sicuri che con la crisi economica dilagante continuare ad investire in turismo (beneficiando soltanto i privati peraltro) e non le infrastrutture ed i servizi generali, sia proficuo? 
Il più grande, antico e famoso albergo del Capoluogo chiude, per scarsità di clienti  e la Regione Siciliana continua (in un contesto turistico declinante per essere generosi)  ad investire i finanziamenti per l'agricoltura in agriturismi? Mah...secondo me, farebbero bene ogni tanto a farsi un giro all'estero i nostri burocrati (a loro spese possibilmente), piuttosto che nelle generose tavole imbandite degli agriturismi nostrani, per capire cosa vuol dire investire in turismo ed ottenere risultati.

Ma queste alla fin fine sono valutazioni relative, andiamo sui numeri concreti. Il PIL agricolo siciliano nel periodo interessato dal PSR 2007/2013 come si è comportato?
Vediamo due tabelle fornite dal Servizio Studi della Regione siciliana (scaricate tutto da qui, se volete):


















Nella tabella 3 il PIL generale in calo continuo dal 2007. Nel 2012 a -2.7% e nel 2013, a fronte delle ottimistiche previsioni, è crollato di -4.3% (ci prendono nelle previsioni, eh! errate di circa 4 punti percentuali, del resto la ripresa è sempre l'anno prossimo).

Nella tabella 4 abbiamo invece il PIL agricolo siciliano, in calo netto e costante dal 2007 e mancano i dati specifici del 2012 e 2013 che difficilmente saranno meno peggio.

Dunque in 7 anni di PSR Sicilia non si è creato un solo € di ricchezza in più per la comunità (in termini di Valore Aggiunto) a fronte di 2 miliardi circa di € spesi...anzi si è bruciata ricchezza agricola ad un ritmo di circa 1,5 % anno.

E l'occupazione? nell'ultimo anno -11,4% solo nel settore agricolo (il peggiore)...un disastro modello Titanic






Bene... di fronte a questi strabilianti risultati oggettivi...
la Regione Siciliana come reagisce?








Campeggiano quasi ovunque e ormai da circa un mese. 2 Miliardi di € scomparsi nel nulla...meritano una campagna pubblicitaria costosissima senza precedenti...anche se questo "Sviluppo" io ancora non ho capito in cosa consista...e con i frutti del Lavoro di chi?
Penso che se avessero gettato a casaccio due miliardi di Euro dalle finestre dell'Assessorato Agricoltura, l'economia agricola siciliana avrebbe ricevuto minor danno.

Nello stesso periodo è stato anche tutto un fiorire di convegni PSR...perchè la "propaganda del nulla" non si ferma mai e deve ungere tutti gli ingranaggi del meccanismo per far si che lo spreco perseveri indisturbato. 

Ma tranquilli lo show continuerà...altri 2 miliardi di Euro per i prossimi 7 anni...non vorrete che il nostro Sviluppo si blocchi, così...sul più bello?

P.S.: sto diventando un nostalgico si stava meglio quando si stava peggio...ai tempi di Cuffaro la propaganda Regionale era più divertente, sponsorizzavamo le F1, esattamente le Jordan...vvrooom. I soldi si buttavano e basta...nessuno ti prendeva in giro dicendoti che fosse nel tuo interesse.



Sicilia, tutto il resto e' in ombra

P.S.2: Ebbene si, mi hanno fatto perdere un sacco di tempo e di denaro per la presentazione di pratiche PSR nelle quali sono arrivato alternativamente ultimo o penultimo. Se qualcuno pensa che si ci sia rimasto male per questo, ha perfettamente ragione, ma i dati, che ho presentato (ahìnoi), rimangono veri comunque. Au revoir

14 commenti:

  1. Le 1560 aziende sono lo 0,7%, non lo 0,007. Non che cambi nulla, eh, solo il prof di matematica che è in me non può fare a meno di correggere! :)

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  2. Penso che la colpa di tanto spreco non sia da attribuire (per questa volta) all'assessorato, perchè la dotazione prevista per questa misura (mi pare sia la 111 del vigente psr) non è destinabile per altre misure, pertanto o si spendono per queste stupidaggini o tornano indietro, e se tornano indietro la sicilia passa per quella regione inefficiente che non sa fare il proprio mestiere.
    Certamente l'altra faccia della medaglia è che misure più importanti sono ferme al palo.
    Insediamento giovani (mis 112): sono stati finanziati 1700 progetti a fronte dei 5000 in graduatoria
    Ammodernamento az. agricole: per la terza fase non ci sono soldi
    Agriturismo: la 4 fase non ci sarà per mancanza di soldi
    Produzioni biologiche (mis. 214): saranno finanziate 6972 aziende su 9000.

    Magari l'assessorato potrebbe trovare un escamotage (con economie di spesa ) per convogliare i soldi dalle misure INUTILI a quelle suddette. . . che sono state le misure più partecipate e utili per le nostre aziende.
    Ma penso non accadrà
    Ciao
    Daniele

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    1. Daniele, tutto vero probabilmente, tu sarai un agronomo. Ma i risultati quali sono? Si investe per creare ricchezza e benessere in massima parte io credo... Ma ne le statistiche ne la realtà sembrano avvertire benefici di questa politica. Finanziare strutture che non stanno sul mercato e non creano valore aggiunto non ha alcun senso economico.
      No, l'Assessorato è il massimo responsabile (ma in misura minore anche voi agronomi), per come la vedo io, perché individua obiettivi e strategie del tutto errate ed inefficaci. Del resto la politica siciliana si alimenta di sottosviluppo, ed i burocrati questo sono bravissimi a produrlo.

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    2. ma quale spreco, e spreco la misura 121 a fronte di un contributo del 40-50% a messo in gioco lavoro ed occupazione

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  3. Non si puo ridurre a pochi elementi un problema complesso come questo.
    Quali prospettive ci aspettiamo di quale sviluppo stiamo parlando?? L'agricoltura è
    M O R T A. ( sbagliamo quando si dice sta morendo. . perchè sta morendo vuol dire che è ancora in vita!!)
    da anni lo stato e la UE ci tengono per la gola
    cosa ci aspettiamo?? non capisco. . . E' FINITA. ci rendono la vita impossibile con leggi, leggine e la pressione fiscale al 62%, e la prossima pac per coloro che riceveranno soldi dalla UE sarà ancora più difficile di oggi.
    Concordo con te quando dici che l'assessorato e gli uffici periferici (tutti) sono inefficienti e inutili e mettono i bastoni tra le ruote.
    nel mio commento precedente li sollevavo dalle responsabilità perchè non sono loro che destinano le dotazioni finanziarie e scelgono come e dove spendere i soldi (era solo per essere pertinente all'argomento)
    . . . la colpa è di tutti noi,
    amministrazioni, alcuni tecnici che certe volte perdono di vista qual è il loro mandato e di noi agricoltori incapaci di fare gruppo e contrastare coloro che fanno il prezzo di uva, olio e frumento.
    non sono i forconi che danno i volantini agli svincoli autostradali a cambiare le sorti di questa terra (in questo consiste la protesta??) .
    dobbiamo unirci, con forza e farci ascoltare . . a costo di usare la violenza.
    Scusate lo sfogo
    Daniele

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    1. Condivido quasi tutto ciò che scrivi, tranne l'incipit...l'agricoltura ancora non è morta. Io non sono morto, quindi sono ancora in vita. Io vivo soltanto di produzione agricola e lavoro agricolo (i pagamenti diretti sono una briciola) e penso di poterlo fare ancora a lungo, anche se mi rendo conto che il futuro è grigio-scuro.
      E' morto sicuramente il modello agricolo sponsorizzato dalla Regione, ovvero agricoltura multifunzionale ed agricoltura di nicchia, oltre a tutti i connessi ed orpelli che gli girano attorno. Se puntassimo decisamente su specializzazione, ricomposizione fondiaria, e trasparenza dei mercati, stai sicuro che qualche punto di PIL lo prenderemmo. Ed il PIL non è un mero numero, per un Paese ed una Regione come i nostri, sommersi dai debiti è l'unica strada per riemergere. Il resto è poesia.
      Ottimo sfogo, ti capisco, anche io uso il blog per farlo.

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    2. Parole sacrosante, e pure condivise da un agronomo!

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  4. Condivido il fatto che il problema è compesso e le valutazioni sull'efficienza della spesa pubblicano meritano approfondimenti seri. ma tanto per continuare lo sfogo ... ci dovremmo chiedere cosa sarebbe successo senza gli aiuti al mercato (premi unici) e sviluppo rurale (psr)? credo che il settore sarebbe certamente morto. condivido con "grano duro" siamo "vivi", soffriamo ma potremmo stare meglio.
    personalmente credo che sia necessaria una forte politica di aggregazione delle imprese finalizzata al mercato. non importa quale. ogni gruppo può scegliere se focalizzarsi sulla nicchia, sulla massa, sulla vendita diretta su quella lunga, locale, internazionale, ecc.. la cosa terribile è continuare, anche investire con la finanza agevolata e non avere una strategia. Semplifico cosa serve acquistare un trattore nuovo, costruire una stalla o una serra senza una strategia di mercato?
    il vero guaio è che manca la strategia di aggregazione per coinvolgere un consumatore finale. Dal blog spesso vedo criticare Barilla o altre industrie di trasformazione o i sementieri o i commercianti o altre categorie. Assisto da 30 anni alla guerra tra i diversi segmenti della filiera (agricoltori contro sementieri o commercianti o trasformatori o ...). credo sia arrivato il momento di trovare in Sicilia quello che ci unisce e non quello che ci divide.
    Gino

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    1. Chi vuole unirsi si unisca, per quanto mi riguarda, con un mercato minimamente trasparente, se una azienda fosse sola o aggregata ad altri sarebbe esattamente lo stesso. Al medesimo prezzo venderebbe come acquisterebbe i prodotti.
      Le strategie non ha senso farsele imporre dalle Istituzioni Regionali che non sono capaci di individuarne neanche per la propria sussistenza, figurati per quelle dei settori produttivi.
      Per quanto mi riguarda la principale bellezza del nostro lavoro è l'autonomia, e se sono ancora vivo è grazie a quella. Io capo azienda decido come investire, come coltivare e come commercializzare, se ci so fare sarò certamente più efficace di una cooperativa gestita da un consiglio di Amministrazione dei soliti furbastri, buoni soltanto a mangiare i soldi degli associati. Da quello che ho visto in Sicilia, in altri settori, la maggior parte delle aggregazioni si sono risolte in un sistema per fregare denaro pubblico e privato.
      Il settore granicolo in Sicilia non si regge sui contributi...per la mia esperienza...la quasi totalità di essi vanno a chi il terreno lo possiede, non (o solo incidentalmente) a chi lo coltiva e produce.
      Sono pronto a fare la guerra per altri trenta anni se le controparti e le Istituzioni continueranno a prenderci per il culo, come avviene da quando mi occupo di agricoltura.

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    2. Le aggregazioni tra agricoltori ,funzionano se sufficientemente grandi da garantire volumi ampi , costanti e soprattutto se gli agricoltori stessi, non dico che se le debbano gestire in toto da sé,ma per lo meno partecipino tutti attivamente alla gestione o possibilmente a rotazione.Più facile a dirsi che a farsi vista la nostra poca attitudine moderna a dedicarsi alle cose comuni,Le poche occasioni in cui succede il bacino di aggregazione è cosi ampio,come le vedute e le esigenze di chi lo compone, per cui diventano aggregazioni parziali per quanto si può condividere.Qui al nord è' tutto quello che può passare il convento, daltronde è già qualcosa..mica ci si deve sposare per forza per ingrassare politici , sindacalisti e burocrati come succedeva con le vecchie aggregazioni bonomiane..son finiti quei tempi e pure i soldi..

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    3. Non mi pare che ci siano leggi che impediscano le aggregazioni...chi lo ritiene utile è giusto che lo faccia. Poi ogni settore ha problematiche diverse. Nel mio lavoro la tempestività è tutto, sia per gli aspetti colturali che economici. Escludo che qualsiasi aggregazioni di agricoltori possa prendere decisioni tempestive.
      Credo, anzi sono sicuro, che almeno dalle mie parti si esporterebbero sul settore privato, gli aspetti deteriori di democrazia e burocrazia, anche se il consorzio fosse formato da soli agricoltori.
      Ancora oggi qui dalle mie parti le aggregazioni sono spesso fittizie o tese unicamente al percepimento di contributi pubblici (nel PSR ci sono varie misure disponibili). In teoria in Sicilia stanno tutti aggregati a qualcosa.
      In pratica di comune e di pubblico non funziona nulla.

      Se poi ci si vuole dedicare alle cose comuni c'è un patrimonio pubblico enorme da gestire e da valorizzare. Personalmente non ho alcuna voglia di mettere in comune con qualcun altro, anche solo sul piano decisionale, ciò che mi sono duramente conquistato.
      Se devo sbagliare, preferisco farlo da solo. E' la mia regola generale...

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    4. Granduro
      stando sul concreto, qui vi sono mezzi che per forza di cose non si possono gestire da soli
      o per scelta di convenienza e opportunità, ad esempio un impianto di essiccazione e stoccaggio di cereali i o un impianto a biogas, di grandi dimensioni
      - o per legge ad esempio un bacino irriguo.
      Nel primo caso si può aggregare tra agricoltori esclusivamente o con altri soggetti.
      Nel secondo è la legge che ci aggrega tra utenti ,in genere agricoltori.
      Approfittando delle aggregazioni esistenti si può scegliere di organizzare e partecipare liberamente ad altri tipi di aggregazioni .ad esempio
      -l'acquisto comune dei mezzi tecnici ( sementi concimi prodotti fitosanitari) e magari solo una parte
      -la vendita comune (in varie forme ma sovente a prezzo medio) delle derrate e magari specializzarsi in alcune produzioni specifiche
      -l'acquisto comune di macchine costose per la raccolta i trattamenti sopra coltura e gestione comune di una parte o tutta di queste operazioni colturali
      E volendo si ci si può sbizzarrire se vi è convenienza..volontà etc.
      Il funzionamento vantaggioso per l'agricoltore vi è quando partecipa alla gestione .Molto meno quando delega ad altri (soprattutto se politici,sindacalisti,funzionari di professione) non solo e sempre per mancanza di etica e professionalità del delegato. Vero che le qualità morali e professionali delle persone sono determinanti nel funzionamento ed efficacia della aggregazione ma è anche vero che si affinano con l'autoeducazione e il controllo reciproco di tutti , soprattutto se si inizia da giovani ,altrimenti si hanno troppi rompipalle abituati al solo assistenzialismo a cui non va mai bene niente.
      Riguardo alla tempestività ,conta moltissimo organizzarsi a tempo , collaborare e limitarsi a mettere in comune le cose che è vantaggioso farlo e lasciare alla iniziativa personale le altre e questo dipende dalla dimensione aziendale , colture in coltivazione ,tecniche utilizzate etc.
      Se ci si aggrega con il solo scopo di usufruire dei fondi pubblici si è destinati al fallimento e sovente senza nemmeno perseguire alcun vantaggio per l'agricoltore, per giunta mettendo in difficoltà gli altri soggetti privati che a quei fondi pubblici non hanno accesso: terzisti,centri di raccolta,commercianti...che non sempre sono solo una mera controparte..

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    5. come scrissi ogni settore ha le sue peculiarità, come anche ogni territorio. Certo che le aggregazioni possono funzionare in alcune realtà. In mezzo Mondo funzionano...come si può negarlo. Altrettanto evidente che in altri ambienti e settori non funzionano per nulla. In Sicilia non funzionano per nulla ad esempio. Prima di venirmi a proporre aggregazioni, si dovrebbero analizzare i motivi che sinora hanno portato al fallimento ed allo stesso tempo chiarire quali sarebbero gli eventuali vantaggi derivanti dall'aggregazione (su basi economiche). Il mantra: "ci si deve associare" è vuoto, si deve riempire di contenuti economici, si deve approfondire il progetto, a quel punto lo prenderò in considerazione. In mancanza di tali elementi lo considererò, forse sbagliando, l'ennesimo tentativo, da parte dei proponenti, per continuare a vivere alle spalle di chi lavora e produce.

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