mercoledì 4 dicembre 2013

Contratti di Filiera in Sicilia?

Grazie ai potenti mezzi del blog, in questo post troverete le diapositive della relazione di Herbert Lavorano (per gli amici del blog il "Krukko"), presentata ad un convegno durogranicolo svoltosi qualche giorno fa, in Sicilia, a Valledolmo (PA).


Le organizzazione dei convegni, patrocinati dalla Regione Sicilia con fondi PSR, quasi sempre in Sicilia non prevedono la pubblica presentazione delle relazioni sul web. Probabilmente i partecipanti vanno contati fisicamente come clientes, e pazienza se qualche agricoltore impegnato nella attività agricola, in pieno periodo di semina non può partecipare. La conoscenza è meglio non divulgarla troppo facilmente in giro, casomai provocasse come effetto collaterale sviluppo economico (vade retro).

Tuttavia, in questo caso, a parte la polemica doverosa nei confronti della (pessima) Amministrazione della mia Regione di appartenenza, la relazione di Herbert meritava la nostra attenzione, come già segnalatomi da alcuni contatti agricoli, così ho mosso le potenti leve del blog per ottenerla (qualche semplice mail con l'autore).

L'autore, Herbert Lavorano come forse saprete è il redattore della newsletter Obiettivo Cereali pubblicata gratuitamente sul web dall'Informatore Agrario (qui il link per riceverla).
Al momento in Italia tra tutti gli analisti del mercato del grano duro presenti sulla stampa specializzata mi sembra l'unico che sappia di cosa si stia parlando, dunque anche io lo seguo sempre con interesse.

La relazione è molto interessante per la parte analitica, nella quale sono presentati tanti dati che riguardano la coltura, la commercializzazione e la trasformazione del grano duro in Italia ed ovviamente in particolare in Sicilia.

Sulla parte progettuale e propositiva, invece, tendo ad essere molto meno convinto. Una filiera finanziata dalla Regione Siciliana è quanto di peggio si possa prospettare per il nostro settore. Sprechi, inefficienza ed incompetenza troverebbero lì terreno fertilissimo, determinando ulteriore confusione e fornendo alibi ad un settore durogranicolo che in Sicilia è ben presente, ma in perenne precarietà a causa di altri mali, generati per lo più dalla insipienza delle Istituzioni che ci governano.

Per avere qualche boccata di ossigeno, basterebbe semplicemente che le Istituzioni Regionali garantissero la trasparenza di acquisto e vendita dei prodotti agricoli e dei mezzi tecnici, un miglioramento del quadro logistico-infrastrutturale regionale (un trasporto efficiente è oggi fondamentale per competere sui mercati che contano), ed un abbassamento della pressione fiscale come degli adempimenti normativi spesso inapplicabili, obblighi ambientali e divieti insensanti (bruciare le stoppie è stato sinora un reato penale, ad esempio, ma in alcune Regioni è regolamentato) a cui siamo sottoposti.

Al contrario se sul processo produttivo e la commercializzazione della produzioni metterà le mani il settore pubblico regionale allora si, sarà la chiusura definitiva di gran parte della granicoltura sicula (ma qualcuno della cricca si salverà sempre, e magari pontificherà come accade in altri settori agricoli siculi, oramai ridotti a riserva indiana).

Dunque sono contro le Filiere a prescindere? No, auspico soltanto che si basino su libere relazioni tra privati che agiscono sullo stesso piano commerciale, senza contributi pubblici e senza la minima ingerenza politica.

Ed ora bando alle ciance, a voi la relazione dell'ottimo "krukko" (pigiare sulle immagini per ingrandire):


























15 commenti:

  1. io non credo alle filiere, roba che può funzionare per quei comunisti plagiati da Barilla dell'Emilia Romagna, però la presentazione è fatta bene

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    1. Perchè andrebbe bene solo per i comunisti romagnoli?

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    2. rientra nella loro mentalità seguire senza discutere le indicazioni di qualcuno che programma dall'alto la loro attività.
      Se chi programma è bravo, OK può funzionare.
      Ma con le filiere sottoscrivi un disciplinare di produzione, mai visto un disciplinare sensato per un produttore...sono fatti per sementieri, venditori di concimi e diserbanti, e trasformatori.
      Solo un comunista può accettare di sottostare a questi disciplinari, in cambio di un misero prezzo garantito.

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    3. Ne hai mai sottoscritto qualcuno?

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    4. Barilla no. Per sottoscriverlo lo devo leggere prima...me lo fai leggere tu?

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    5. Alfetta,
      avevi ragione sui comunisti.
      Il KGB ci ha intercettato immediatamente.
      Mi ha appena scritto un loro agente della DDR, e mi ha inviato il famoso disciplinare Barilla (non sto scherzando)...un pò di pazienza, fammelo leggere e sistemare nel formato idoneo per pubblicarlo e lo potrai leggere, e magari chissà sottoscriverlo...se aspettavi Mimmo stavi fresco, lui ha un contratto di diritto abruzzese, non estendibile al resto d'Italia.

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    6. No,non puoi leggerlo,almeno chè,non mi fai vedere la tessera del PARTITO COMUNISTA-Poi se vuoi aderire,la tua tessera deve essere stata firmata direttamente da Lennin-
      Ti dico solo,che se oggi avessi grano duro varietà xxxxx con contratto barilla con minimo 14 di proteine vale 29,50E al qt-che se il buono mercantile,fosse anche esso a 29,50E al qt,la filiera quoterebbe 33,50Eqt-
      Io ne ho fatto piu di uno di filiere,mai nessuno mi ha obbligato ad acquistare alcun che (solo una parte del seme),anche perchè io ho una cattiva abitudine,quella di fare il padrone in casa mia-

      Quello che posso affermare,sottoscrivendolo con il sangue,.che per raggiungere certe obbiettivi occorre solo una buona pratica di coltivazione e una varietà predisposta per il risultato prefissato-

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    7. un contratto di diritto abruzzese, non estendibile al resto d'Italia.

      scherzi? vale solo per il mio areale,quale abruzzo-ma chi cazzo li ha mai presi in considerazione il resto degli abruzzesi-zingari e pecorai-

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    8. ma questo è un sito di satira o parlate sul serio?

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    9. Pensavo facessimo satira! visto che hai iniziato tu citando i comunisti!!

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    10. comunque il Krukko mi ha capito e mi ha dato una risposta seria, si vede che è tedesco, non come voi due meridionali spiritosi tutte chiacchere...tornerò a vedere questo famoso disciplinare Barilla, quando lo avrete pubblicato. Se ci riuscite.

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    11. Caro alfetta, se decidi di aderire ad un contratto di filiera,devi trovare prima chi dalle tue parti te lo puo proporre,si fa subito a dire io coltivo con filiera-devi sapere che ci vuole un commerciante serio e organizzato,poiche se ti vengono richieste certe caratteristiche,il tuo commerciante deve essere in grado di esaminare il tuo prodotto e di selezionarlo ,poi se lo fai con una multinazionale,il tuo commerciante deve essere in grado di fornirgli un certo quantitativo di prodotto,mica vuoi andare in barilla con un camioncino- ?per quanto ne so io ,barilla fa contratti in diverse regioni italiane,tutti diversi tra loro,non sono mica fessi quelli,-Da me produrre un qt di grano costa tra i 16 e di 19 E al ,qt,se vogliono fare i contratti qui,devono tirare fuori i soldi altrimenti stiamo bene con l'elemosina che ci dà il mercato generale-In quanto ai disciplinari,a me nessuno mi ha mai obbligato ad acquistare mezzi tecnici extra a quelli che uso per il grano comune-

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  2. Alfetta
    Secondo me 'sta storia dei comunisti non funziona, quelli che conosco si sanno fare i conti meglio di me....credo che il sistema funzioni, grazie alle risorse della Regione Emilia Romagna che mette tutti d'accordo, uscendo un pò di soldi pubblici.
    http://www.foodweb.it/2012/12/barilla-7%C2%B0-rinnovo-per-il-contratto-di-filiera-con-la-regione-emilia-romagna/

    Però non ho certezza, la filiera (ed il famoso disciplinare) Barilla ed Emilia-Romagna è tanto pubblicizzata, quanto misteriosa, almeno sul web. Non si sa nulla di preciso.

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  3. Scusate se mi intrometto, ma indirettamente mi sento chiamato in causa. Alcuni chiarimenti doverosi:
    1. Le filiere esistono a prescindere dalla Regione, da Barilla o chicchessia. Sono un fatto tecnico. Tizio produttore primario vende a Caio che trasforma e che vende a Sempronio (che consuma o a sua volta trasforma).
    2. Sulla disciplina "comunista" dei romagnoli sono d'accordo, ma loro sono fatti così, e evidentemente si trovano bene. Che però siano plagiati dalla Barilla mi sembra un'affermazione un po' forte (per un pugno di grano poi ... leggete i dati s.v.p.).
    3. Disciplinare: come spero noterete nella mia relazione il termine non è mai citato. C'è un'evoluzione importante in atto: la tecnica colturale deve tenere conto di tanti fattori (terreno, clima, meteo, varietà ecc.) per cui un disciplinare "statico" non ha senso (salvo salvaguardare le c.d. "buone pratiche").
    4. Il prezzo minimo garantito non esiste in nessun mercato che meriti questo nome. Venditori e compratori possono però decidere di comune accordo di "chiudere" un prezzo che sia accettabile per entrambi le parti.

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    1. Pure tu,ko sti comunisti? se li sottoscrivono ci trovano il loro tornaconto,se qualcuno parla di prezzo minimo garantito è perchè le parti hanno convenuto che per quel tipo di prodotto con quelle caratteristiche quello è il prezzo minimo-cè mercato e mercato-quel cornuto di Stalin,fosse nato in un altro paese del mondo ,sarebbe stato solo uno stronzo dittatore,invece no,doveva essere il successore di Lennin(il quale non voleva) in un paese ove il popolo unitosi sotto un pensiero filosofico-politico superiore,comunismo , si era liberato dall'oppressione di una, aristocrazia ,che ricorda tanto il potere
      finanziario attuale,e a qualcuno ha fatto comodo far credere a voi che quello era il comunismo-
      Vogliamo parlare dell'imperialismo americano-?

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