martedì 16 aprile 2013

Qualcuno non ci sta: la società Horta risponde!

Bene, a quasi 60 giorni dalla richiesta di alcuni produttori di grano duro, la società Horta s.r.l. ha finalmente risposto. Circa due mesi fa infatti, il blog con la spinta propulsiva di Mimmo, lanciò l'operazione "Qualcuno non ci sta (pigia qui)" che si poneva l'obiettivo di venire a conoscenza delle "misteriose" motivazioni ambientali che avevano giustificato la reintroduzione in Italia dell'obbligo di utilizzare la semente industriale certificata per il grano duro.



Sopra potrete leggere la risposta originale inviata, da Horta s.r.l., a Mimmo e da lui scannerizzata, mentre di seguito riporto il  testo per una più facile lettura.
"Con riferimento alla sua del 12 febbraio u.s., siamo a precisare che lo studio a cui lei fa riferimento e dal titolo originale "Impiego del seme certificato nei cereali autunno vernini e cereali minori nel Centro-Sud Italia e possibilità di riduzione dell'impatto ambientale" è stato realizzato dalla scrivente Società, su commissione delle Associazioni ASSOSEMENTI ed ASSEME nel 2010.

Pertanto la Sua richiesta di poter visionare lo studio deve essere indirizzata alle Associazioni di cui sopra.

Pur tuttavia la scrivente Società è pienamente disponibile ad un confronto per illustrare, su basi scientifiche, le metodologie ed i risultati ottenuti, confronto che, a nostro avviso, dovrebbe coinvolgere anche le Associazioni di cui sopra.

Nel restare a disposizione, porgiamo distinti saluti."

Dunque come avete potuto leggere, finalmente e per la prima volta siamo venuti a conoscenza del titolo del riservatissimo (quasi un segreto di Stato) studio che ha fortemente condizionato, in relazione al percepimento della PAC art.68, la coltivazione del grano duro nell'ultimo anno (e probabilmente anche per il prossimo), eccolo: Impiego del seme certificato nei cereali autunno vernini e cereali minori nel Centro-Sud Italia e possibilità di riduzione dell'impatto ambientale.

Abbiamo anche appurato che suddetto studio è stato commissionato, alla società Horta s.r.l. spin off della Università Cattolica di Piacenza, dalle due organizzazioni di sementieri che operano nel nostro Paese: Assosementi e Asseme.

Qualche risultato il blog lo ha raggiunto! Almeno rispetto a quanto ci era stato accennato in maniera molto vaga o addirittura nascosto, ora abbiamo degli elementi di conoscenza concreti sulla vicenda.

Ma dovremmo ancora acquisire altri elementi per avere un quadro completo della situazione.
Non è stato possibile, infatti, visionare il famoso studio e quindi capire nel merito cosa dimostrerebbe. Per questo motivo Mimmo ed altri produttori, alla luce del diniego di Horta s.r.l., stanno preparando una nuova richiesta direttamente alle organizzazioni di sementieri e per conoscenza al Ministero delle Politiche Agricole (ve ne daremo contezza prossimamente).

In tutto ciò va rimarcato con incredulità il totale disinteresse dei cosiddetti sindacati agricoli (associazione di categoria, pardon), che mai si sono premurati di acquisire per conto degli agricoltori questo famoso studio, che ne condiziona l'attività. Credo fosse il genere di iniziative che avrebbero potuto portare avanti molto facilmente. 

Altrettanto strano notare come, oltre ai produttori, la Comunità Scientifica non sia mai stata messa a conoscenza delle importanti ed uniche scoperte che il titolo dello studio, effettuato da Horta, lascerebbe prefigurare. Chi glielo dice ora agli agricoltori biologici che usano la semente aziendale in luogo di quella industriale, di essere dei pericolosi contaminatori dell'ambiente, almeno secondo Horta?! 

Dal titolo dello studio inoltre appaiono altri due aspetti sorprendenti:
1) perché l'impatto benefico delle sementi certificate sarebbe confinato esclusivamente al Centro-Sud Italia, escludendo dunque il Nord-Italia? Ancora più strano se teniamo conto che lo studio è stato effettuato da una società del Nord-Italia (Piacenza)? Varcato il confine con la "Padania", le sementi certificate perderebbero le loro benefiche peculiarità ambientali? E già, del resto per il grano tenero, che beneficia anch'esso del contributo art.68, nessun obbligo di seme certificato è stato previsto.
Lo studio sembrerebbe commissionato oltre che dai sementieri anche dalla...Lega Nord!

2) sempre dal titolo dello Studio risulterebbe soltanto la possibilità di ridurre l'impatto ambientale grazie al seme certificato (vedremo in seguito, quando, speriamo, potremo accedere allo studio, quali aspetti la determinino), senza alcuna certezza.
Dunque ci chiediamo: basta la semplice possibilità di riduzione di impatto ambientale (peraltro mai dimostrata pubblicamente, mai riscontrata in altri Paesi Europei, ed in contrasto con il senso comune, visto che la semente aziendale a lume di logica ha un impatto ambientale minore di una semente industriale) per condizionare, con provvedimenti coercitivi, le scelte colturali di centinaia di migliaia di produttori di grano duro?

In generale ci si chiede anche come mai nessun sementiere e/o tecnico compiacente, sempre prodighi di commenti sui vantaggi quali-quantitativi del seme certificato, mai ci abbia rilevato i benefici ambientali derivanti dal suo utilizzo, visto che sono proprio questi che ne giustificano l'utilizzo obbligatorio. Eppure a giudicare dagli sforzi finanziari dei contribuenti UE (l'art.68 viene finanziato dalla spesa comunitaria) e dei produttori di grano duro che comprano la semente industriale, oltre agli elevatissimi costi di gestione del sistema di controllo a carico del Mipaaf tramite l'Inran-ex Ense, tali benefici ambientali dovrebbero essere rilevanti.

Infine la società Horta si dichiara disponibile ad un confronto. Mi sfugge soltanto come sia possibile intavolare questo confronto se sinora, il mondo produttivo durogranicolo è stato tenuto (e continua ad esserlo) all'oscuro del contenuto scientifico dello Studio realizzato dalla stessa Horta. 
Rendere pubblici ed accessibili i risultati scientifici dello studio è il presupposto minimo per intraprendere qualsiasi confronto serio, trasparente e proficuo. 
Allo stato dei fatti, ai produttori continua ad essere negata la conoscenza delle motivazioni che li costringono ad acquistare la semente industriale certificata, pena la perdita di parte rilevante del contributo PAC.

Nel complesso, ci appare preoccupante questo modo di procedere delle nostre Istituzioni (Governo, Regioni, ma anche Commissioni UE), che dovrebbero tutelare tutte le parti in causa a partire dalle meno influenti, ed invece emanano decreti con sconsiderata scioltezza.
Lobby industriali inabili ad affrontare il mercato (lo dicono loro) e società parascientifiche private, al soldo delle prime, non dovrebbero essere messe nelle condizioni di danneggiare, senza neanche un contraddittorio, in nome di una supposta superiorità di carattere intellettuale e finanziaria, l'attività produttiva di migliaia di onesti granicoltori italiani, rei di voler utilizzare la propria semente aziendale.
Se non si rifiuta questo approccio ora, domani potrà essere proposto qualche vincolo ancora più assurdo, magari per la prossima PAC e per altre fattispecie, in nome di chissà quale principio tecnocratico. Per questo dovremmo fare sentire la nostra voce in tutte le sedi competenti e chiedere quantomeno spiegazioni e rispetto. Il web è uno strumento di partecipazione abbastanza rilevante e con un impatto non insignificante, non ci sono scuse per farsi i fatti propri.
Ricordate che l'agricoltore passivo è un agricoltore senza futuro!

P.S.: Ricordo che il merito o la colpa (per alcuni temo) di questa iniziativa, va a quel perseverante abruzzese che risponde al nome di Mimmo. 

P.S.2: vorremmo anche chiarire a qualche antiEuropeista dell'ultimo minuto che in questo caso la UE ha tentato di tutelare i produttori, bocciando una prima risoluzione in favore dell'uso del certificato, avanzata dall'Italia circa 4 anni fa (proprio a causa della manifesta assurdità dei presunti benefici ambientali del cartellinato). Nel 2011 su spinta dei "soliti noti" però, le Regioni (soprattutto Emilia Romagna e Puglia)  attraverso la Conferenza Stato-Regioni si prodigarono, trasversalmente con un accordo destra-sinistra, affinché ritornasse obbligatorio il ricorso al cartellino. Successivamente il Mipaaf emanò un decreto che lo rendeva obbligatorio per il grano duro. La copertura scientifica per ricevere il consenso della Commissione Europea fu rappresentata dallo studio realizzato da Horta di cui abbiamo parlato sopra.






10 commenti:

  1. sulla scorta di quanto ben argomentato da granduro si potrebbe preparare un documento di protesta con cui tempestare di e-mail il ministero.
    inoltre, non so se ci sono gli estremi e sono previste le procedure per opporre presso lo stesso ministero formale ricorso avverso l'obbligo di cui trattasi, stante la palese pretestuosità del regolamento che inopinatamente (?) penalizza esclusivamente i produttori meridionali.

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  2. Be', vista la risposta, aggiungerei anche "qualcuno l'aveva previsto"...
    Ma ad assosementi avete già scritto? Quelli che dicono?
    orzo v.

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  3. Ebbene precisare,che se oggi si puo argomentare di questa situazione,il merito è di GRANDURO,poichè se lui non andava a ritrovare quell articolo dell I.A.,di quello studio non nè avremmo mai sentito parlare-io stesso,ho fatto presente al responsabile regionale (abruzzo)COLDIRETTI ,questa situazione,la sua risposta è stata-CONTRO LE LOBBY POSSIAMO FARE BEN POCO,ma non hanno fatto neanche quel poco che potevano,tantè che prima che gliene parlassi io,neanche sapevano di cosa si trattasse-e ovvio che questi tutto rappresentano,tranne che l interesse degli agricoltori-non si sono degnati,neanche di fare una richiesta di visione del sopracitato studio,tando pe farvi capire di fronte a che sistema ci troviamo-
    E ovvio che non ci fermeremo fino a quando non avremmo una risposta,tenteremo tutte le strade per appurare la verità,ma è del tutto ovvio che cio puo avvenire,solo dando voce e visibilità a questo blog,ed per questo che bisogna stimolare conoscenti e amici a visitare questo blog -
    L impresa non è facile,spero tanto di trovare l intervento di un politico che sposi la causa e ne faccia una bella interpellanza parlamentare-
    Intendiamo pubblicare un documento con il quale richiedere ad ASSOSEMENTI E ASSEME,la divulgazione del sopra citato studio,io vi invito sin da adesso ad aderire alla richiesta,spedendola tramite A.R con ricevuta di ritorno,poichè per questi signori la email non vale niente,e possono sempre dire di non aver ricevuto niente,tantè che Horta ha risposto solo a chi ne ha fatto richiesta scritta tramite A.R-

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    1. Era ora! Grande Mimmo!Bisogna finirla con il potere delle lobby in Italia.
      Sappi che il mio gruppo e' con te.
      Abbiamo gia' interpellato in via ufficiosa il 'Gruppo 2013', cercando di mettere le mani avanti, prima di rimanere di nuovo fregati, chiedendo esplicitamente quale sia la possibilita'con la nuova Pac 2014-2020, di legare una qualsiasi forma di contribuzione al Seme Certificato.
      Risposta: NESSUNA POSSIBILITA'!
      Il così detto Greening,la seconda componenete per importanza dopo il Pagamento di Base, della nuova contribuzione Pac,(80-100 euro ha) che premia le pratiche benefiche per clima e ambiente, parla chiaro:
      1.diversificazione colture
      2.mantenimento dei prati permanenti
      3.presenza del 7% di aree di interesse ecologico.
      Oh Oh! Mi pare di non aver visto Il Seme Certificato!!

      Vogliamo altrimenti parlare del Seme certificato fusariato e portatore di micotossine....altro grande capitolo!!!
      Noi proporremo di poter produrre il seme a casa nostra e essere premiati da un sistema di controllo Nazionale perche'noi stessi capaci di autoriprodurci seme esente da fusariosi e da micotossine!!!
      NOI-NOI-NOI-NOI!!!Gli agricoltori!



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  4. Comunico ufficialmente, da Anonimo produttore di grano, che tramite l'Associazione Audace(per chi vuole capire http://www.audace-ass.com/), dalla fliale francese, verra' fatto un esposto nelle sedi opportune di Bruxelles, in merito a questa ennesima e spiacevole vicenda tutta "italiana".
    Pare che amici francesi, da me informati della cosa (gli ho girato il link del blog...e hanno detto"ma esiste solo un Mimmo in Italia?!!!'), si vogliano tutelare, considerando l'accaduto come una distorsione, al limite della illegalità ,dei principi sui quali si basa la contribuzione comunitaria e un pericoloso precedente che non deve più verificarsi.(chiederanno anche loro di poter accedere alla grande scoperta scientifica fatta da Horta!)
    Per altro, da nazionalisti quali sono, mi hanno detto...spero scherzando:
    -il 70-80%della genetica dei cereali a paglia in italia e'
    di origine francese.I vostri sementieri sono proprio strani:vi obbligano a comprare seme certificato, guadagnano e poi non investono 1 euro in ricerca.....! Quasi quasi se ti aiutiamo, andiamo contro l'interesse della Francia!... e poi e' partito l'inno...!Al che gli ho risposto:'Prima o poi arriveremo anche noi al vostro sistema: minima tassazione sulle transazioni a favore della ricerca genetica nazionale...e poi amici come prima!
    A parte gli scherzi.....cari amici, la nuova Pac è alle porte.
    Aiutamoci e aiutiamola a partire col piede giusto anche in Italia.
    Ne vedremo delle belle!
    Vi terro' informati

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    1. per ANONIMO-purtroppo in italia di mimmo ce ne sono sin troppi,e di granduro che cè ne 1 solo-senza questo blog non avremmo mai saputo la verità,e voi non avreste mai letto di questa iniziativa-sono dell opinione che bisogna far nascere altri blog,ognuno con una impronta propria,ma che si uniscano per le cause comuni,in modo da informare il piu possibile la gente-sarebbe una cosa di cui discutere-a giorni farò partire la richiesta presso assosementi e asseme,e vi invito a partecipare -

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    2. Mimmo, anche questa volt non è difficile immaginarsi che cosa risponderanno.
      Comunque è corretto chiedere formalmente anche a loro... ma non speriamoci troppo che ci faranno leggere davvero lo studio....

      Ma avete provato a scrivere direttamente al mipaaf oppure quelli li tenete come ultima spiaggia?

      GOOD LUCK

      orzo

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  5. Caro Mimmo finalmente ci dai la possibilta' di unirci in una inziativa che deve arrivare al Parlamento Europeo!

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