lunedì 7 maggio 2012

Quando coltivare carciofi rendeva...

Traggo spunto dal blog sempre attento di Corrado Vigo, per riportare le grandi difficoltà in cui versano i coltivatori di carciofi siciliani ed in generale meridionali.


Sino a qualche anno fa, il carciofo era una coltura capace di determinare un buon reddito su superfici relativamente ridotte, tanto da venire coltivato con successo in vari areali siciliani sia occidentali nelle zone di Cerda (PA) e di Menfi (AG), che orientali nel Catanese e nel Nisseno (Gela e Niscemi). In questa annata si è invece assistito ad un crollo delle quotazioni per tutto il ciclo produttivo, tanto che già nell'inverno, il periodo più favorevole solitamente, in alcuni territori sono apparsi campi abbandonati, non raccolti. Ed il problema ha investito anche altre regioni come la Sardegna.

Ora nell'ultima fase del ciclo, in cui il prodotto andrebbe destinato all'industria di trasformazione, il prezzo offerto agli agricoltori non consente proprio alcun margine per nessun produttore. Così le carciofaie vengono abbandonate un po' ovunque, con ottimo prodotto ancora da raccogliere, lasciato sulla pianta.
Stesso problema anche in Puglia.

Ma da cosa è dipeso tutto ciò?

Secondo FrehPlaza:
"Per i carciofi si sperava in un prezzo più elevato, in quanto gran parte delle carciofaie in Italia sono state distrutte dal maltempo degli ultimi mesi..... Si registra una certa concorrenza estera, in quanto gran parte delle industrie alimentari si sono trasferite nei paesi nord africani attratte dal basso costo della manodopera e l'etichetta delle conserve non indica l'origine della materia prima".

Secondo il Dott. agronomo Cosimo D'ANGELO di Brindisi
...i fenomeni speculativi legati probabilmente all'importazione di prodotti dai Paesi extra comunitari nei quali è in crescita la produzione dei capolini come la Turchia, il Marocco ed in particolare l'Egitto, dove si producono oltre 70 mila tonnellate all'anno. Di conseguenza, alla ridotta competitività ed alla forte concorrenza, si aggiunge la significativa riduzione della domanda interna, effetto della crisi economica, determinando una miscela micidiale
Se la situazione rappresentata è corretta ed in considerazione dei nuovi trattati di libero scambio che la UE  sta stipulando con tutta l'area Nord-Africana, converrà tirare una linea nera anche sulla voce carciofi. 
Meglio dedicarsi ad altro, se rimarrà margine per qualcos'altro in agricoltura, prossimamente.

Quasi dimenticavo il carciofo di Brindisi è un IGP (Indicazione Geografica Protetta), ma non ha mercato lo stesso. Evidentemente tutti gli investimenti europei erogati per la tipicizzazione dei prodotti si stanno rivelando un buco nell'acqua. 
Più la crisi economica morderà più il mercato ricercherà prodotti di massa a basso costo, prima o poi se ne dovrà prendere atto. Non possiamo continuare a consentire che questi, vengano prodotti all'estero.
Purtroppo allo stato delle cose, non è possibile competere, per questa tipologia di produzione, ad armi pari con i paesi esportatori, sia sviluppati che in corso di sviluppo, viste le zavorre di cui siamo generosamente dotati dalle nostre Amministrazioni.

Se pensate di risolvere dedicandovi a produzioni particolari ad alto valore aggiunto (tipo biologico, tipico, biodinamico...etc.): auguri!
Quei quattro privilegiati, visto che siamo il secondo Stato al Mondo per diseguaglianza del reddito dopo gli USA, che avranno i soldi in Italia in futuro, potranno comprare magari qualche "Kilata" di queste produzioni "pregiate", soddisfacendo l'offerta di poche aziende capaci di destreggiarsi sul piano delle relazioni commerciali. E tutti gli altri produttori dove li mandiamo? E tutti gli italiani a basso reddito come li sfameremo?

Soluzioni: aumentare la nostra capacità di competere e/o ripristinare le barriere commerciali!
Esattamente il contrario delle politiche attuali!



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