sabato 8 ottobre 2011

L'apporto della scienza italica alle produzioni agricole

Che la ricerca pubblica italiana non brilli per l'apporto fornito all'agricoltura è notorio. Oggi tuttavia mi è capitato di leggere una agenzia on line su una strabiliante scoperta italica dal titolo "il grano duro viterbese previene il cancro al colon"(in rosso le mie considerazioni)


Ebbene leggiamo cosa riporta l'agenzia:
"un team di ricercati (ricercati attenzione, non ricercatori) del Dafne (Dipartimento di scienze e tecnologie per l’agricoltura dell’Università della Tuscia), diretto dal professor Domenico La Fiandra ha scoperto che in alcune farine (semole in teoria, visto che si parla di duro) prodotte in modo artigianale (?, con la macina di pietra? ma perchè?) con un particolare grano coltivato nel viterbese (?, una vera toccasana evidentemente) ci sono glutini (?, misteriosi) che agiscono positivamente sulla prevenzione del cancro al colon e le malattie cardiovascolari.
A dare l’annuncio è stato il presidente del Consorzio Agrario di Viterbo Leonardo Michelini nel corso del convegno sul tema «Il futuro della filiera del frumento tra qualità e reddito».
Quindi si trattava di un convegno per addetti ai lavori, non una iniziativa estemporanea.

Ma leggete ancora: 
Nel dettaglio, gli scienziati, hanno scoperto che partendo da semi selezionati senza alcuna manipolazione genetica (???, tutto il grano commerciale è manipolato geneticamente, sebbene con tecniche non OGM allo stato dei fatti), si può arrivare (??? ma come?) a un tipo di grano duro dotato intrinsecamente di caratteristiche utili (neanche gli alchimisti che ricercavano la pietra filosofale erano così ermetici e misteriosi) alla prevenzione di malattie, anche gravi, quindi in grado di migliorare la qualità della vita dei consumatori. Bla, bla, bla...
Ma udite udite il gran finale:  
L’università della Tuscia – ha spiegato Michelini – ha vinto un bando per la realizzazione di un progetto nazionale volto ad individuare varietà di grano duro che, oltre ad essere eccellenti dal punto di vista nutrizionale, alimentare, e del gusto, aiutino anche a prevenire gravi malattie. Carattetische – ha sottolineato – che sono state riscontrate in un grano che gli agricoltori della Tuscia già producono in 100mila quintali l’anno e che forniscono alla Barilla». (casualmente questo grano miracoloso viene commercializzato da Barilla).
Complessivamente si tratta di una accozzaglia di banalità in fila, con una dose amplissima di superficialità, e spot pubblicitario finale per la Barilla.
Nel progetto di ricerca "healthgrain" figurano, sempre casualmente, sia l'Università della Tuscia che Barilla.
In Italia tutto ha un senso!








5 commenti:

  1. Sicuramente un messaggio scritto da semianalfabeti e con scopo quasi meramente pubblicitario, basato su una ricerca che non si capisce nemmeno se/dove sia stata pubblicata.

    Che dire, forse il fatto che gli autori siano definiti "ricercati" anziché ricercatori potrebbe essere un lapsus calami ma potrebbe anche esprimere in modo inconscio le preoccupazioni degli stessi autori...

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  2. lapsus freudiano, si, la battuta mi era venuta. Ma non volevo infierire troppo. In effetti era esattamente ciò che ho pensato.

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  3. In effetti... comunque noi che siamo abituati al tunnel della Gelmini non ci stupiamo più davanti a nessun comunicato stampa!

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  4. vuoi scommettere che il grano in questione e' l' AUREO.....dove si incentra tutto il discorso della filieria barilla....per raggiungere fatturato, tradotto in termini economici milioni di euro che la barilla intaschera' dalla Cee tramite i piani operativi....questa e' l'italia purtroppo....

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  5. Probabile, io sono rimasto indietro, pensavo allo Svevo.

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