domenica 7 agosto 2011

Trattamenti fungicidi su grano duro: l'esperienza pugliese!

Ricevo un ottimo commento da agricoltore pugliese che merita, a mio avviso, il giusto rilievo. Eccolo:


Riguardo ai trattamenti contro i trattamenti fungini la mia esperienza (vedendo i risultati dopo anni di prove e sperimentazioni effettuate in un consorzio amichevole di agricoltori che mettono a disposizione i terreni per le prove) è sfavorevole. La molteplicità di trattamenti necessari ed il costo non coprono la differenza di resa. E' meglio utilizzare alcune varietà più resistenti anche se meno performanti. Ciò vale se prendiamo la media di produzione. Nella singola annata magari conviene trattare, ma purtroppo l'andamento climatico non è prevedibile e le malattie fungine spesso non sono l'elemento predominante causa di cattive rese. I prodotti utilizzati sono quelli più diffusi che evito di riportare per ovvi motivi.
Il mio parere sui trattamenti è frutto di un analisi quasi decennale (per intenderci quest'anno abbiamo trattato 1 ettaro 4 volte. La resa è stata superiore di soli 7 ql. Dove abbiamo trattato 1 volta è stata quasi identica). Continuiamo provando nuovi prodotti nella speranza che almeno uno risulterà efficace. 
Riguardo alle varietà abbiamo provato quasi la totalità di quelle in commercio.
Il Simeto ha una media altalenante rispetto al Claudio. Il saragolla sta mostrando ottime caratteristiche (varietà più produttiva la scorsa annata, quest'anno nuovamente il claudio).
Le rese massime decennali sono state: Simeto 83 ql, Claudio 76 ql arcangelo 65 ql.
Altre varietà tipo creso,duilio,ciccio,iride,
svevo,quadrato,rusticano,k 26,san carlo,latinur,normanno,colosseo,vitron,tresor, altre che ora non mi ricordo, non hanno mostrato nel biennio di prova caratteristiche superiori al claudio.
La media aziendale è di poco superiore ai 40 ql per ettaro.
Per evitare fraintendimenti questa è la mia tecnica agronomica. 
Semina su rotazione di oleaginose (colza e girasole) con 1 ringrano. Aratura fine agosto inizio settembre. Semina dal 1 novembre in poi con 1,5 ql di biammonico e 2,7 ql di seme per ettaro. Prima concimazione con nitrato 27% metà gennaio circa 1,5 ql, metà febbraio circa 1,5 ql, diserbo e successivamente ultima concimazione secondo la produzione attesa (da 1,5 a 3,5 ql ad ettaro di nitrato). 
Raccolto fine giugno inizi luglio.



8 commenti:

  1. Intanto, complimenti per la competenza.

    Alcune considerazioni:
    1) Concordo sulla antiieconomicità almeno negli ambienti siculi ordinari del trattamento fungicida, allo stato delle cose.
    2) Il consorzio amichevole di agricoltori che svolge ricerca mi sembra una bella idea. Le prove fatte dagli agricoltori sono sempre le meno peggio, rispetto alla pletora di titolati istituti di ricerca.
    3)ma quanto concimate? sembra che stiamo su mondi diversi. Io quando somministro 1,5 q/ha di urea soltanto in copertura (in unica passata) mi sento già esagerato (ma in rotazione sempre con leguminose).
    4) con annate sfavorevoli e prezzi bassi delle produzioni, secondo me rischiate tanto. Però io sono di quelli che pensa che pioverà sempre di più e le quotazioni dei cereali saranno stabilmente elevate (quindi forse fate bene voi).

    RispondiElimina
  2. Cosaaaaaa!!!!!!!!! 2,7 Q. per ettaro di grano? A me pare un po troppo la media di grano varia da 1.8 a 2,30 oltre è già troppo.Poi ovviamente ogni uno fa come vuole tanto noi agricoltori siamo bravi a non dire mai la verità su tecniche rese è quant'altro.Ovviamente e sicuramente non sarà il caso dell'agricoltore mio conterraneo.

    RispondiElimina
  3. Non è troppo.
    Riporto la motivazione. La densità ottimale di semina di circa 500 cariossidi per metro quadro richiede circa 5 milioni di semi.
    Considerando il peso medio di mille semi delle varietà più utilizzate si superano le quantità da te menzionate come media. Se si aggiunge una cattiva emergenza dove non è possibile intervenire, la quantità è al limite.
    Ad esempio il Simeto ha una bassa capacità ad accestire ed un elevato peso ogni mille semi.
    La quantità da me utilizzata con il simeto erano circa 3 ql, dipendeva dal peso specifico della semente. Ricordo che la semente si misura prima in cariossidi per metro quadro, quindi i rispettivi kg di semi e non viceversa.

    RispondiElimina
  4. Condivido l'osservazione di anonimo delle 20,24
    a cui aggiungerei l'osservazione personale ed empirica,
    che la cariosside più è grande più ha problemi di emergenza in condizioni difficili.A me pare che marcisca più facilmente in condizioni di eccesso di acqua,e necessita di più umidità per germinare in condizioni di secco.Per questi motivi in condizioni difficili quali:,semine autunnali tardive,primaverili precoci,terreno eccessivamente umido o troppo secco etc.aumento il n° di semi a M quadro ,di più con seme grande che con seme piccolo..
    il quanto di più ..dipende dalle colture dalla situazione,ed è sempre un tirare a indovinarla.come lo è a volte la profondità di semina.specie quando le condizioni sono già difficili e in più non ci azzeccano con le previsioni meteo..insomma quando ci va bene siamo tutti bravi..

    RispondiElimina
  5. La densità di seme di anonimo pugliese è coerente con la sua strategia di coltivazione. Tutto quel concime che senso avrebbe se non vi fossero tante piante ad assorbirlo?

    Io con la mia tecnica low-input più di 240 kg/ha di Simeto non li ho mai seminati (condivido l'intervento di granturco sulla influenza della grandezza della cariosside, peraltro).

    Tuttavia ritengo, forse presuntuosamente, che in condizioni di prezzo del grano standard (dai 15 ai 30 €/q) la tecnica a basso input renda più di quella iperintensiva in termini di redditività, per non parlare del tempo risparmiato.


    Momento di fiacca sul blog, mi spiace, ma sono in piena attività agricola.

    Saluti

    RispondiElimina
  6. da anonimo pugliese

    non conosco la vostra realtà, ma da noi, questa è la pratica agronomica più adatta. Non possiamo usare l'urea per motivi di temperature spesso troppo basse (sono pugliese ma della parte interna, circa 700 m s.l.m.).
    Obbligo aratura causa terreni argillosi che si saturano facilmente d'acqua, terreni tenaci che non permettono lavorazioni decenti se non con l'aratro, ricchi di scheletro.
    Ad esempio sarei curioso di vedere come si comporta da voi la varietà Sorriso, che per la sua precocità da noi è rischiosa.

    RispondiElimina
  7. Io sarei curioso di vedere cosa succede se semini ad una densità più bassa e concimi molto meno soltanto in copertura anche con nitrato ammonico.
    Visto che vi cimentate nelle prove sperimentali: provate e fatevi i conti alla fine.

    RispondiElimina
  8. da agricoltore pugliese:

    in condizioni di emergenza ottimale non vi sono differenze sensibili al raccolto oltre i 2,5 ql ad ettaro. La differenza produttiva (riportando le cifre in peso per la stessa varietà con identiche specifiche della granella)tra 1,8 ql e 2,5 ql varia intorno al 10% (più si alza la resa ad ettaro più aumenta, fino al 15%) che in annate medie significa 7-8 ql di resa in più secondo la mia prassi.
    La differenza nella sommistrazione dell'azoto è perfino più marcata (con punte del 40% in alcune annate fredde come l'ultima).

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.