domenica 22 maggio 2011

Riordino fondiario: molti passi indietro



Nel 2009 Il più efficace strumento italiano di politica fondiaria dell’ultimo cinquantennio veniva inspiegabilmente soppresso dall’U.E., con l’accusa infamante di “distorsione delle regole del mercato”. 
Nel 2009, infatti, l’U.E. non rinnovava il finanziamento per il pluriennale regime di sostegno alla ricomposizione fondiaria gestito dalla ISMEA. Eliminando di fatto l’unica strada percorribile per chi, non avendo la necessaria liquidità, avesse voluto acquistare estese porzioni di terreno coltivabile. Si trattava sostanzialmente della concessione di mutui agevolati, di durata trentennale, attraverso un meccanismo di acquisto e successiva rivendita all’agricoltore, con patto di riservato dominio. Questo strumento aveva in Italia una storia antica e fruttuosa, nel Sud attraverso l’istituzione della Cassa per la formazione della Proprietà Contadina (poi confluita nell’Ismea) aveva permesso a tanti contadini di affrancarsi dalla semplice e stentata condizione di piccolo produttore o bracciante, elevandosi alla figura di  imprenditore agricolo in grado di affrontare la sfida dei mercati globali (almeno si spera).
A due anni di distanza, il nuovo ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, un conterraneo di successo, annuncia soddisfatto l’istituzioni di nuovi strumenti di politica fondiaria. Nelle prossime settimane il nuovo regime di aiuto XA-259 (no, non si tratta dell’ultimo modello di fuoriserie sportiva) dell’ISMEA, infatti, dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) essere operativo andando a colmare il vuoto creatosi nel 2009.
Tuttavia,  le nuove caratteristiche dell’intervento, denominato ora Leasing immobiliare (probabilmente  per dare un respiro internazionale al tutto), apparentemente molto simile al precedente, pur mantenendo il meccanismo di mutuo agevolato trentennale, lo rendono molto meno efficace e liberale.
Mentre in precedenza i requisiti dei beneficiari, infatti,  consentivano l’accesso all’aiuto a tutti coloro che avessero voluto svolgere vera attività agricola (sostanzialmente coltivatori diretti, Imprenditori agricoli professionali ed affini) con delle ragionevoli limitazioni, oggi l’aiuto per come è impostato consente l’accesso soltanto ai soggetti di 1° insediamento con una età compresa tra i 15 ed i 38 anni, peraltro anche senza alcuna competenza professionale (in quanto acquisibile fino ai 36 mesi successivi alla concessione dell’aiuto).
E’ evidente dunque che tutta quella fascia di operatori già operante in agricoltura, anche molto giovane ma già insediata, con elevato bagaglio di esperienze e competenze, bisognosa di allargare la propria azienda per renderla più competitiva non potrà usufruire di tali agevolazioni. Al contrario, un giovane del tutto privo di qualsiasi conoscenza e competenza, obbligatoriamente mai insediato (un totale ignavo, insomma), potrà usufruire di un sostegno per interventi con un volume massimo di 1.000.000 (un milione) di € se ditta individuale, e di 2.500.000 (Duemilionicinquecentomila) € se associato.
 Dal basso della mia esperienza nel settore, penso, ma credo chiunque abbia un po’ di buon senso potrà convenire con me, che tale forma di aiuto per l'acquisto di terreni difficilmente si risolverà in un successo imprenditoriale, viste le difficoltà attuali del settore agricolo, anche per chi è già in possesso di competenza, esperienza e aziende già ben avviate nel tessuto agricolo.
A questo punto perché non finanziare direttamente anche l'acquisto di una fuoriserie sportiva per il giovane? Non ne avrebbe fatto certamente miglior uso, ma almeno si sarebbe divertito.

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