lunedì 23 giugno 2014

In caduta libera la superficie coltivata a Duro in Italia

Traggo dall'interessante report conclusivo di RomaCereali 2014 un chiarissimo grafico sull'andamento della superficie investita a grano duro in Italia dal secondo Dopoguerra ad oggi.


Xavier Roussellin di France Agrimer, nella sua relazione, ci fornisce l'interessante grafico sotto...



La superficie a grano duro in Italia è in caduta libera da almeno 15 anni, questo è evidente. Siamo passati da circa 1,8 milioni di ettari del picco massimo, agli appena 1,2 attuali.
Certamente ha pesato  il disaccoppiamento del sostegno Europeo da un lato, ma anche una sempre minore redditività della coltura. Un andamento in nettissimo calo è stato riscontrato anche in altri Paesi Europei negli ultimi anni. In Francia sta quasi scomparendo in favore del tenero e dell'orzo.


In Canada invece al contrario le superfici non calano ma addirittura aumentano negli ultimi anni. 
Indubbiamente qualcosa non funziona nella politica agricola dell'Europa Durogranicola. Dovremo attendere che la produzione Europea si azzeri prima che qualcuno si accorga del collasso in atto?
A giudicare dall'ultima PAC sembrerebbe di si.



P.S.: Triste che siano, ogni anno, operatori stranieri ad illustrare l'andamento del mercato del Duro in Italia e nel Mondo a Romacereali, tenendo conto che il grano duro è una coltura prettamente Italocentrica sia per la produzione che per il consumo. Ma un italiano mezzo competente non si trova proprio?

10 commenti:

  1. a parte i discorsi sul prezzo di vendita ben noti,oggi fare grano duro in italia con queste varietà e con gli andamenti climatici sempre più estremi,sta diventando ogni anno più difficile:abbiamo varietà tipo saragolla,claudio o anco marzio potenzialmente molto produttive,ma basta poco,a volte pochi giorni di caldo o freddo al di fuori della norma nel mese di maggio x influenzarne notevolmente la produzione,se non si pone mano a questa situazione ottenendo nuove varietà meno produttive ma piu affidabili e costanti nella produzione,la superficie seminata in italia non potra che continuare a diminuire secondo me...

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    1. Giovanni,negli ultimi anni si sono viste produzioni strabilianti anche con varietà datate(il duilio 2 anni fà ha superato i 55qt x ht) ma poi se torni a fare la media sugli ultimi 10 anni ,se superi i 40qt x ht sei fortunato-
      Purtroppo più produci ,più i prezzi scendono,è una legge di mercato,e l'ultimo rapporto USDA che classifica il raccolto 2014 come il secondo raccolto record di tutti i tempi,sta trascinando al ribasso tutti i listini mondiali
      (naturalmente io ho qualche perplessità sull'usda,ma al momento dettano legge)-
      Se si vuole risollevare le sorti dell'agricoltura Italiana ed europea,in primo luogo bisogna cominciare a riparlare di istituire delle barriere protezionistiche,secondo bisogna sperare in un decennio di carestia ,la gente si deve affamare e scannarsi per un tozzo di pane,i potenti devono tremare sotto il terrore della fame,allora forse cambierà qualcosa,altrimenti campa cavallo-

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  2. La riforma pac,del 2005 mette fine alla parola agricoltura in europa-
    In realtà,il mercato ,anche in passato trascinava i prezzi al di sotto dei costi di produzione,ma il vecchio milione di lire x ettaro compensava largamente le perdite,tant'è che quei 1,8ml di ettari comprendevano molto ringrano-
    oggi è la stessa cosa,il mercato langue,e il sostegno pac è presso chè ridicolo,d'altronde la scorsa riforma pac,dal 2005 sentenzia la fine dell'agricoltura europea,e non è solo una questione italiana,qualche anno fà il governo francese dovette istituire una commissione d'inchiesta sui suicidi degli agricoltori,erano al primo posto tra tutte le categorie professionali-
    La riforma del 2005 e questa attuata negli ultimi giorni,parlano chiaro,dice all'agricoltore (proprietario ) di prendersi la quota base e di dedicarsi a fare altro,sono gli agricoltori che non lo vogliono capire,dove si è mai visto che ti danno dei soldi per non fare niente-
    Il guaio più grande è che gli stati membri,dell'europa,Italia in primis,si sono messi in testa,di riprenderseli quei soldi tassando e tartassando il comparto agricolo,quindi tra aumento di tasse,diminuizione dei contributi e volatilità dei mercati,all'agricoltore non resta che una corda per impiccarsi-
    in Canada,forse le superficie aumentano,ma se il governo non istituisse dei prestiti ad interessi zero per gli agricoltori ,ci sarebbero molti fallimenti-

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  3. gi.o agricoltore pugliese24 giugno 2014 07:03

    perchê parlate Di caduta libera nelmondo? in America illistino del duro non ê mai aume.tato cosî tanto in cosï poco tempo

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    1. Gino,
      il post tratta di superfici coltivate non di quotazioni...
      nel frattempo botto del Durum USA che sfonda gli 8 $, ed arriva a 8,44 $/bu in un solo giorno....ma quotazioni canadesi ferme....situazione mai vista.

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  4. Sarà un caso ma il calo delle superficie inizia nei primi anni '90 proprio in coincidenza dell'introduzione dell'obbligo di utilizzo del seme certificato. Indubbiamente un costo in più che regaliamo ai nostri concorrenti Canadesi senza avere alcun vantaggio significativo.

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    1. Non sono d'accordo. I concorrenti canadesi le royalties sul seme le pagano eccome, per cui il differenziale competitivo non dipende dal cartellino, ma da ben altre condizioni, non ultima l'organizzazione dell'offerta che da noi fa veramente pena. Il calo delle superfici è dovuto a tanti fattori, ma la botta finale è venuta dal disaccoppiamento. Speriamo che la prossima PAC (ma anche i PSR) diano un po' di sostegno.

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    2. le pagano sul brevettato ma non sul convenzionale...lì chiunque si fa la semente in azienda (tranne una quota di rimonta che acquistano dal costitutore, ma lì non esiste l'Ense, puoi star sicuro) e molti di loro sono anche dei breeder...tempo fa lessi un articolo proprio su questo...vedrò di postartelo

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    3. Ma le Royalty si possono anche pagare secondo me...con la semente certificata in Italia le Royalty pagate tuttavia sono minime, basta vedere i numeri pubblicati da Assosementi, quello che noi produttori paghiamo con il certificato è la rendita di posizione monopolista dei sementieri (che ci vendono la semente, mentre a noi basterebbe il diritto di riseminarla come nel resto del Mondo) e il servizio non richiesto e del tutto superfluo offerto dall'Ense.
      Una semente garantita da un Ente pubblico statale? Ma garanzia di che? Solo in Italia si possono inventare cose simili per sistemare qualche amico.

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    4. Krukko informati bene prima di scrivere i commenti, altrimenti diffondi soltanto la propaganda dei costitutori italiani.

      In Canada attualmente per il Duro l'uso di sementi certificate è al 16%, il resto è farm-saved seed (seme aziendale). Anche per i farmer canadesi si contengono i costi con il seme aziendale.

      http://www.grainews.ca/2014/04/25/the-certified-seed-hype/

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