giovedì 31 ottobre 2013

Sicilia, grano e masserie nel Medioevo

Un interessante intervista, ad un medievalista, sulla Sicilia granicola ai tempi di Federico II, ha richiamato la mia attenzione. Alcuni interessanti spunti storici sul nostro passato per affrontare (al meglio?) il futuro.





Henri Bresc: "Il grano finanziò la rivolta dei vespri"
Il medioevista francese, ad Altavilla per un convegno, spiega come la produzione agricola fu lanciata sul mercato grazie alle masserie siciliane: "Federico II vendeva a Pisa e a Genova che erano le aree industrializzate dell'epoca"

di AMELIA CRISANTINO

Henri Bresc: "Il grano finanziò la rivolta dei vespri"

BRESC, e il tanto decantato melting-pot locale?
"I Normanni non utilizzano la popolazione che c'è, preferiscono i greci di Calabria ai musulmani di Sicilia. Per occupare i posti chiave ci sono poi le migrazioni intellettuali dal Nord, dalla Romania, dall'Inghilterra o dall'Ungheria. Il vescovo di Siracusa è normanno, di Guglielmo vescovo di Palermo non sappiano se viene dall'Inghilterra odalla Normandia".

I musulmani vengono tenuti ai margini?
"Questo no, anche sotto Federico II ci sono ministri musulmani. La popolazione di Sicilia si latinizza passando attraverso la chiesa cristiana di rito arabo: a Palermo la Martorana ha dei versetti di osanna, incisi alla base della cupola, in caratteri arabi".

Quale importanza assume una figura controversa come Federico II?
"È l'inizio di tutto. Federico liquida la feudalità ribelle e convoca parlamenti di città. Ripopola Palermo con le popolazioni latinogreche del Val Demone. Soprattutto ha l'idea della masseria, che copia dal mondo arabo: è una struttura che produce per il mercato. La Sicilia di Federico vende grano all'Africa del nord e anche a Pisa e Genova, cioè alle aree dell'Italia industrializzata".

Com'è organizzata la masseria?
"Prendiamo un latifondo di duemila ettari: al suo interno possiamo trovare anche 40 masserie di 80 ettari ciascuna. Federico diminuisce il guadagno della Corona e ottiene un formidabile aumento della produzione. Cambia la maniera di pensare. Le tasse normanne avevano anche la funzione di limitare l'esportazione: c'era la paura della carestia e la popolazione rifiutava di vendere grano, c'erano conflitti interni alle città".

Chi sono gli imprenditori?
"È un momento creativo: è gente intraprendente che emerge dal ceto dei contadini. Il mercante pisano o genovese finanzia la produzione con l'acquisto anticipato del raccolto, in cambio vende tessuti: in Sicilia non ci sono stoffe tessute in loco, solo panni di orbace di pessima qualità. Il resto arriva da fuori".

Come avviene la produzione?
"C'è un buon ciclo culturale, la rotazione prevede la coltivazione delle fave che arricchiscono il terreno di azoto. Nonostante le arretratezze tecniche il rendimento è ottimo: si conserva una salma di frumento a testa, 275 chili, e il resto di vende. La Sicilia importa vino da Gaeta e dalla Calabria, compra l'osprolio dalla Tunisia e dal Regno di Napoli. L'appello al mercato è necessario, indispensabile".

Ma questo modello non va a discapito di uno sviluppo più equilibrato?
"È senz'altro vero, ma è il senno del poi. Al momento funziona. Agisce la specializzazione del lavoro: ci sono zone che accumulano ricchezza perché accumulano il saper fare, la tecnologia. Vendere grano consolida un sottosviluppo già visibile, ma in quel momento non coincide con un'isola povera".

Chi sono i siciliani all'epoca di Federico II?
"L'isola è pochissimo abitata, nel momento più basso sono appena in trecentomila. Vengono importati abitanti anche dalla Francia, poi ci sono gli schiavi comprati in Libia che vengono dal Ciad in condizioni disumane, ne arrivano 1 su 30. Ci sono pure asiatici e tartari che lavorano nelle vigne".

L'esiguità numerica indirizza verso la produzione di grano?
"Per coltivare grano serve poca gente e i salari sono alti, da 4 a 6 onze l'anno più il diritto a seminare ilproprio pezzetto di terra utilizzando i buoi del padrone. L'aratore del medioevo ha un quinto della produzione, si impoverisce quando diventa "retrometatiere" e riceve un ottavo del grano prodotto".

Come avviene questo impoverimento contadino?
"Nel Trecento troviamo una serie di guerre e pestilenze che causano il declino della produzione, la Sicilia ha difficoltà a vendere perché non c'è più la clientela. Ma è il grano che permette di resistere a 130 anni di guerra contro Napoli e contro il papato, la guerra del Ve- si combatte grazie ai guadagni delle masserie. La Sicilia è il simbolo dell'assoluta volontà di non accettare l'impero pontificio. La mente di questo rifiuto è un nazionalismo collettivo, di Corleone, di Polizzi, dei paesi di montagna. È la Sicilia-nazione desiderosa di esserci, di avere più potere e autorità".

È una fase in cui abbiamo una forte borghesia rurale?
"Sino a quando l'aristocrazia non riesce a imporsi. Ad accelerare il declino abbiamo una serie di fattori: guerre, pestilenze, crisi demografica e rafforzamento dell'aristocrazia, arretramento della borghesia rurale. Alla fine del 1450 i giochi sono fatti".

In quale campo si avverte questo declino?
"Nei valori culturali che arrivano dalla Toscana e da Venezia, in Sicilia si compra quello che fuori è già di moda: consumo culturale alto ma piccola produzione. Quando un siciliano ha buone capacità va fuori, "si esporta"".

Alla fine del medioevo troviamo una Sicilia disabitata e povera?
"A partire dal 1320 c'è poca gente, in una pergamena si legge delle "guerre di sterminio di Sicilia". Per lo zucchero e la viticoltura arrivano operai calabresi. Gli ultimi ingegneri di Sicilia sono ingegneri navali che vanno a fare ponti anche a Barcellona: è una tradizione che poi si spegne, gli ingegneri che nel Quattrocento arrivano per lavorare lo zucchero sono lombardi".


P.S.: qua in Sicilia è praticamente estate, stiamo preparando i terreni al meglio...non si vede un filo d'erba, poi si attenderà la pioggia e si spera un pò di freddo...

4 commenti:

  1. Qualcuno ha notizie sui pagamenti agea?

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    1. Ho chiamato il mio caa,sembra che il saldo arrivi prima dell'acconto-viva l'italia-

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  2. Agr Abruzzo dicono che hanno cominciato ma se vuoi un consiglio non farci affidamento l erogazione e un altra cosa all italiana

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  3. la foto è quasi certamente del ponte calatrasi di roccamena!! te ne fornisco una migliore su facebook

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