lunedì 15 dicembre 2014

I Bio Furbi

Ieri sera a Report ho intravisto casualmente una interessantissima puntata sul fenomeno del "finto bio". La puntata era concentrata sul riso bio, ma, ad onor del vero, almeno in Sicilia poteva tranquillamente essere dedicata al grano duro bio.

Finalmente qualcuno, almeno al Nord (qui in Sicilia nessuno si è mai posto il problema) si domanda come mai l'agricoltura bio produca più del convenzionale...perchè questo talvolta risulta evidente dai dati statistici ufficiali (quando non vengono omessi).

Tutto ciò, almeno a me, arretrato e fuorimoda agricoltore siculo (oltre che notoriamente blogger rompiscatole), ancora convinto dell'utilità del diserbante e del concime, suona strano...ma se così fosse, dunque chiedo alle Istituzioni Agricole perché continuare ad irrorare gli agricoltori biologici di contributi pubblici quando questi, senza ricorrere ai costosi mezzi tecnici di origine chimica dell'agricoltura industriale, non solo producono quanto noi sciocchi agricoltori convenzionali, ma spuntano addirittura prezzi di vendita più elevati?

Dal canto mio, boicotto il biologico da anni, considerandolo non solo una stupida moda per ricchi cittadini privi di senso della realtà, ma soprattutto un vero e proprio atteggiamento antisociale e per niente amico dell'ambiente.


Alcuni link sull'argomento Bio e truffe qui e qui.



la puntata di Report qui

Il testo della puntata

“BIOFURBI”
di Piero Riccardi
collaborazione Ernesto Pagano
PIERO RICCARDI
È la Cascina Gardinassa?
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Noi abbiamo avuto un problema, che gente, quell’azienda là ce l’avevamo noi, e ce
l’hanno soffiata perché han fatto dei prezzi affitto per giornata che noi non ci stiamo
dentro.
PIERO RICCARDI
E come hanno fatto a fare dei prezzi d’affitto che non ci state dentro?
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Da quello che a noi è venuto nelle orecchie, loro hanno delle altre aziende biologiche.
PIERO RICCARDI
Quindi guadagnano di più.
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Caspita, a 350 euro per giornata io non ci sto dentro, se vendo il riso 25-30 euro, loro
lo vedono a 70, secondo me se fanno due righe di conti ci stanno dentro, noi no, e
devi lasciar le aziende. Prima c’era la storia della biomassa che sparava dei prezzi
folgoranti adesso cominciano quelli del biologico.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Questo è il canale Cavour, nella piana vercellese. Tutt’intorno risaie, a 360 gradi. Molte
si stanno convertendo alla coltivazione biologica, ma per qualcuno i conti non tornano
e dice che il riso biologico è una farsa.
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Il biologico, secondo me, facendo le stesse cose che non sarebbe biologico. E loro lo
vendono per biologico, fanno gli stessi trattamenti.
PIERO RICCARDI
Pero è difficile dimostrarlo.
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Bisogna fare i controlli durante il trattamento, da quando si semina in avanti fare i
controlli.
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Quando in giro ci sono i diserbi, sanno chi fa il biologico, andate a controllarli. Nel
periodo del diserbo, non dico adesso fare le analisi, andate prenderli nel momento in
cui diserbano. In quei momenti lì bisogna andarli a prendere quelli del biologico.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera. Puntata bio; parleremo anche di cosmetici dove il naturale tira, ma
cominciamo con il riso, dove i produttori di riso convenzionale, ovvero quelli che usano
i diserbanti, accusano chi dice di produrre con metodo biologico dove invece i
diserbanti sono vietati. È un'accusa pesante perché il riso biologico viene pagato 3volte tanto proprio perché non usando i diserbanti, le rese sono minori. Però se uno va
a vedere sul sito del Sinab, che è controllato dal ministero dell’Agricoltura e racchiude
tutti i dati dell’agricoltura biologica italiana, vediamo che la produzione di riso bio in
Italia ammonta a 570.217 quintali, prodotti su 8405 ettari, con una media di 67,84
quintali a ettaro. Confrontando questi dati con la produzione di riso totale, cioè riso
prodotto usando i diserbanti e il riso bio che è una piccola parte perché è solo il 4%, la
produzione totale è di 137.454.000 quintali, con una media di 65,6 quintali a ettaro.
Cioè: usando i diserbanti produco di meno - la media è inferiore - al riso prodotto
senza utilizzare i diserbanti. È evidente che qualcosa non quadra. Piero Riccardi.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Vercelli è la capitale del riso. Una capitale in crisi, perché ormai con la concorrenza del
riso asiatico i prezzi stanno crollando. Colpa di un accordo a dazio zero tra Unione
Europea e paesi come Myammar e Cambogia che così esportano in Europa riso già
impacchettato a 24 centesimi al chilo. A pagarne le spese siamo noi italiani, primi
produttori di riso in Europa che però lo produciamo a 35 centesimi al chilo.
Da TG3 Piemonte – Luglio 2014
- Protesta dei risicoltori italiani contro la concorrenza straniera. Registra una
nuova iniziativa...
- Manifestazione anche a Roma davanti alla sede del Ministero dell’Agricoltura.
- Stop alla contrattazione del riso. Un’iniziativa di protesta dei risicoltori italiani in
mobilitazione da giorni contro l’importazione selvaggia di riso a dazio zero dai
paesi meno avanzati.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Oggi la borsa del riso di Vercelli riapre dopo la pausa estiva per quotare il nuovo
raccolto, ma le cose non sembrano mettersi bene.
RISICOLTORE
Senza il contributo...
PIERO RICCARDI
Il contributo europeo?
RISICOLTORE
…europeo le aziende chiudono, già adesso qualcuno non riesce a campare. Già adesso.
PIERO RICCARDI
Cioè il guadagno è perché c’è il contributo.
RISICOLTORE
Si tira a campare perché c’è sto contributo. Se non ci fosse il contributo chiudiamo
tutti.
PIERO RICCARDI
Lei fa bio o convenzionale?
RISICOLTORE
No, riso normale.
PIERO RICCARDI
Ma il bio lo pagano di più.RISICOLTORE
Il bio lo pagano di più…
PIERO RICCARDI
E perché non fa il bio?
RISICOLTORE
Perché ci sono troppe leggi da seguire. Bisogna stare a coltivare come si deve.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
A molti però le troppe leggi non spaventano. E visti i guadagni, si buttano nel bio.
NICOLA VIAZZO – INDUSTRIALE DEL RISO
È un nuovo trend che sta prendendo, per quel che vediamo, piede sempre di più in
Italia nonché all’estero in particolare dove ci sono mercati di sbocco…
PIERO RICCARDI
Il riso biologico viene pagato molto di più?
NICOLA VIAZZO – INDUSTRIALE DEL RISO
In momenti come questo di mercato, diciamo di sì.
PIERO RICCARDI
Facciamo un esempio quanto costa un riso convenzionale e un pari varietà bio.
NICOLA VIAZZO – INDUSTRIALE DEL RISO
Oggi un riso convenzionale può costare per fare un esempio, 250 euro a tonnellata e
circa 750 euro a tonnellata la materia prima biologica.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
250 euro il riso convenzionale, 750 il bio della stessa varietà. Tre volte tanto. Ma
anche qui in borsa, tra i mediatori, c’è qualcuno che al riso bio non crede.
PIER MARCELLO CASTELLI – MEDIATORE RISICOLO
Ma, secondo me il biologico non esiste, è una dichiarazione forte perché non si può
produrre biologico nel riso.
PIERO RICCARDI
Perché?
PIER MARCELLO CASTELLI – MEDIATORE RISICOLO
Perché la produzione scenderebbe tantissimo.
PIERO RICCARDI
Come fanno allora a produrre in biologico?
PIER MARCELLO CASTELLI – MEDIATORE RISICOLO
Vorrei saperlo anch’io.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Questa è la pagina Facebook di un gruppo che si fa chiamare Risikultori con la k.
Sono più di seicento, molti i messaggi che accusano “agricoltori-furbetti che fanno ilfinto bio”, “farsa del bio” e ancora di “stramaledetto biologico che non si capisce dove
sia, chi lo coltiva e come”.
DINO GERMANI – RISICOLTORE
Lei vede un campo bio, pulitissimo, con un riso da 70 q/h e non è possibile… Eh non è
possibile, altrimenti mio cugino che fa l’agricoltore è un pirla.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Dino Germani è un vecchio risicoltore ora in pensione che ha lasciato alla nuova
generazione la sua azienda. Qualche anno fa dice che ha provato a fare riso bio, ma
poi, quando ha visto che produceva troppo poco, ha rinunciato.
DINO GERMANI – RISICOLTORE
Il riso bio è possibile farlo ma non arrivare a determinati quintali all’ettaro.
PIERO RICCARDI
Non sono più bravi? No?
DINO GERMANI – RISICOLTORE
No saranno miracolati. Io non ci credo ai miracoli. Si vede che questi agricoltori
c’avranno il padreterno che li aiuti. Perché noi facendo tutto quello che è possibile
fare, seguendo le tecniche e i consigli dei tecnici che ci danno i diserbi, non riusciamo
a produrre più di 60-70q di riso all’ettaro. Si vede che andremo a lezione da questi
agricoltori che fanno il bio per imparare anche noi ad arrivare alle produzioni senza
spendere niente.
PIERO RICCARDI
Però c’hanno i certificati degli enti certificatori, ch’è tutt’apposto e stanno bene.
DINO GERMANI – RISICOLTORE
I certificati li rilasciano le ditte che fanno il bio e poi bisogna vedere se il prodotto
finito è veramente provato e se ci sono differenze tra un prodotto bio e un prodotto
non bio.
PIERO RICCARDI
C’è molto falso bio è vero?
NICOLA VIAZZO – INDUSTRIALE DEL RISO
Sul riso per quello che vediamo noi è ancora un sistema ben controllato e comunque
garantito, sia da parte di chi produce che di chi trasforma…
PIERO RICCARDI
Voi comunque fate un’ulteriore analisi a campione per vedere…
NICOLA VIAZZO – INDUSTRIALE DEL RISO
Certo, noi all’arrivo della materia prima, già pur analizzata e certificata dal venditore,
facciamo ulteriori analisi specifiche sul prodotto materia prima bio, prima di farla
passare alla lavorazione bio, in modo che garantiamo al cliente tutte quelle che sono
le analisi, si chiamano multi residuali, per garantire la materia prima totalmente bio.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Al primo piano troviamo il laboratorio della Borsa. Qui vengono analizzate le partite di
riso scambiate in sala contrattazione.MARIA GRAZIA BARBERO – RESPONSABILE LABORATORIO BORSA MERCI
VERCELLI
Questo è risone che il mediatore ha prelevato dall’agricoltore in magazzino.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Tra le analisi richieste anche quelle sui residui di fitofarmaci. Chiediamo: se ne trovano
sul riso bio?
MARIA GRAZIA BARBERO – RESPONSABILE LABORATORIO BORSA MERCI
VERCELLI
Con la nostra esperienza non li abbiamo mai trovati, soprattutto sul riso lavorato.
Non ne troviamo mai neanche sul riso non destinato al biologico, sono molto attenti in
questo proprio perché è la lolla, la pelle del riso che trattiene di più questi principi
attivi. Una volta lavorato sul riso normalmente non lo troviamo ecco…
PIERO RICCARDI
Quindi non c’è differenza alla fine…
MARIA GRAZIA BARBERO – RESPONSABILE LABORATORIO BORSA MERCI
VERCELLI
Io mi astengo da dire questo…
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Insomma, in laboratorio ci dicono che sul chicco di riso bianco, quello che arriva nei
nostri piatti, non si trovano residui, che sia riso bio o convenzionale.
ALDO FERRERO – SCIENZE AGRARIE UNIVERSITÀ TORINO
Sul riso bianco è difficilissimo, che vi siano ancora dei residui il prodotto è stato
totalmente degradato. O non è neppure arrivato al granello, o se arriva comunque,
essendo passati alcuni mesi dal trattamento, sicuramente il residuo è il cosiddetto
zero analitico, o poco ci manca.
PIERO RICCARDI
E questo vale sia per il riso convenzionale che per il biologico, quindi…
ALDO FERRERO – SCIENZE AGRARIE UNIVERSITÀ TORINO
Eh, beh, certamente sì, perché se ipoteticamente venisse fatto in maniera scorretta un
impiego di diserbanti nella produzione biologica, il risone e il riso che poi si ottiene
avrebbe lo stesso...
PIERO RICCARDI
Sarebbe lo stesso pulito…
ALDO FERRERO – SCIENZE AGRARIE UNIVERSITÀ TORINO
Darebbe gli stessi risultati del convenzionale questo è certo.
PIERO RICCARDI
Noi stamattina siamo andati alla borsa. Il riso biologico sta andando alla grande.
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Esatto…PIERO RICCARDI
Gli danno pure, quanto? Tre volte tanto?
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Tre volte tanto, quasi.
PIERO RICCARDI
Fanno le analisi e ci hanno detto: è tutto a posto, non c’è nessun residuo. Residuo
zero.
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Lo sappiamo che non riescono a trovare niente sul chicco del riso purtroppo: è così
ormai. Eh...
PIERO RICCARDI
Perché sull’analisi...
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
L’analisi risulta tutta negativa.
PIERO RICCARDI
E allora perché uno deve sospettare?
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Allora anche il mio posso dire che è biologico: se prendo il mio ha le stesse analisi
uguale e identica alla loro.
PIERO RICCARDI
Cioè residuo zero.
PIERGIUSEPPE FERRAROTTI - RISICOLTORE
Residuo zero. Bisogna prenderli nel momento che si fanno i diserbi. C’è tanta gente...
fatti in quella maniera, in quei momenti lì.
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
I controlli devono essere fatti in questa maniera lì secondo me, devono essere fatti
quando la gente diserba, allora sì cosa fa: è biologico? Allora perché lei diserba? Allora
tanto vale che noi…
PIERO RICCARDI
Beh, in biologico è vietato il diserbo.
MAURIZIO FERRAROTTI - RISICOLTORE
Eh lo so però lo fanno. Eh!
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Diserbare è questo: passare con una botte piena di pesticidi chimici per cercare di
uccidere le erbe infestanti, si spruzza prima della semina e anche dopo. In biologico
tutto questo è vietato.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
L’azienda degli Stocchi fino a qualche anno fa produceva riso convenzionale, un giorno
Fulvio, il più anziano, si accorge che i prodotti chimici stavano facendo ammalare lui ela sua famiglia, che le spese per i pesticidi e le sementi aumentavano e i ricavi
diminuivano.
PIERO RICCARDI
Quali erano i problemi di salute?
FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Problemi di salute, mia, della mia famiglia, di chi mangia il mio riso. Si vedeva che
c’era qualcosa che non andava: pesci mutanti, rane scomparivano. Coi diserbanti gli
avanotti piccoli venivano fuori mutanti.
PIERO RICCARDI
Cioè?
FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Noi prendevamo delle carpette che avevano la spina dorsale tutta storta e senza
coda…
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Così la famiglia Stocchi decide di cambiare strada. Ora produce soltanto riso senza
chimica di sintesi, diserbanti compresi. Ma come si fa a produrre riso senza diserbanti?
EMANUELE MUSSA - RISICOLTORE
Noi facendo rotazione come si faceva un tempo, con delle coltura da asciutta, tutte le
infestanti si sono ridotte.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Rotazione in agricoltura vuol dire che se ho coltivato in un campo patate o riso, l’anno
successivo non posso mettere patate o riso, perché le piante infestanti aumentano e la
produzione diminuisce. E allora devo far riposare il terreno con un’altra coltivazione o
con un prato.
PIERO RICCARDI
L’anno scorso qui c’era riso.
EMANUELE MUSSA - RISICOLTORE
Qui l’anno scorso c’era riso.
PIERO RICCARDI
Quest’anno?
EMANUELE MUSSA - RISICOLTORE
Niente, erba.
PIERO RICCARDI
Ma si può lasciare un terreno grande come questo senza produrre?
FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Certo che si può.
PIERO RICCARDI
Non è antieconomico?FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Non ci sono spese, c’è solo l’aratura, un po’ di spese, piccole spese, ma per noi basta.
PIERO RICCARDI
Ma io potrei guadagnarci tutti gli anni con questo terreno.
FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Con la chimica. Guadagnarci, ma bisogna vedere se ci guadagna o se ci rimette…
bisogna fare bene i conti. Togliersi la schiavitù.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
E i conti gli Stocchi li hanno fatti.
EMANUELE MUSSA - RISICOLTORE
I costi per produrre questo riso si sono abbattuti, perché non utilizzando più prodotti
chimici, andando molto meno in campo, quindi riducendo anche la quantità di
combustibile, queste spese pesavano notevolmente sul nostro bilancio aziendale.
Una quota significativa era quella relativa ai diserbi e fungicidi che incideva 590 euro.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
590 euro di diserbanti a ettaro moltiplicati per i 150 ettari aziendali fanno circa 90.000
euro di risparmio in un anno, ma bisogna ancora togliere il costo dei concimi chimici,
del lavoro, del gasolio per i trattamenti, insomma i soldi risparmiati in bio sono un bel
po’, ma la produzione?
EMANUELE MUSSA - RISICOLTORE
Questa risaia produrrà intorno ai 35 quintali all’ettaro, anche di più. Ma non è tanto
quanto si produce è la qualità del prodotto che si fa, in campo.
UGO STOCCHI - RISICOLTORE
Soprattutto, sì, esatto, quanto si spende… se uno fa girare 100 e poi avanza 10 è un
conto. Se uno fa girare 50 e avanza 20 è meglio. Spendendo la metà si guadagna il
doppio, lavorando anche la metà.
FULVIO STOCCHI – RISICOLTORE
Un mio vicino qualche anno fa mi ha detto: “eh hai fatto poco riso quest’anno”. “Hai
ragione Carlo – si chiama Carlo questa persona – però quel poco che ho fatto l’80% è
mio e il 20% è per gli altri. Invece te, l’80% è per gli altri e il 20% è per te”. Dopo
qualche giorno lo incontro di nuovo, mi fa: “Senti, devo dirti una cosa”. “Che cosa
Carlo?”. “Sai che ho fatto i conti? Il 95% è per gli altri e il 5% è per me”. Mi sono
messo le mani nei capelli, hai capito come funziona qui nelle nostre zone: peggio che
gli schiavi.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Insomma 35 quintali di riso bio contro i 60 – 70 del convenzionale. Si produce di
meno, ma si spende di meno e in tasca rimane di più. Il bio è questo: niente
diserbanti, campi a riposo e rotazioni.
PIERO RICCARDI
Si riesce a fare riso biologico senza fare le rotazioni?
ALDO FERRERO – SCIENZE AGRARIE UNIVERSITA’ DI TORINOMi posso aspettare dei risultati non sempre validi, o meglio che non si riesca a
contenere le infestanti ad un livello tale da non avere poi un calo di produzione. Che
può essere variabile fortemente arrivare addirittura all’80 per cento della perdita di
produzione e senza alcun intervento di lotta addirittura alla perdita di produzione.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Senza rotazioni si può anche perdere l’intero raccolto. Strano, perché la Regione
Piemonte con questa delibera del 2010 ha cancellato la pratica delle rotazioni per il
riso bio, rendendola di fatto una monocoltura, come nel riso convenzionale. Ma, altro
che perdita di raccolto: dati alla mano la produzione media del riso bio è quasi uguale
a quella del riso convenzionale. Che i sospetti di qualche agricoltore siano fondati?
PIERO RICCARDI
Quant’è il riso bio prodotto in Piemonte?
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Io questo dato non ce l’ho in effetti. Non ce l’abbiamo. Il riso bio prodotto in Piemonte
non ce l’abbiamo, in effetti.
PIERO RICCARDI
No per capire, siccome il bio viene venduto a circa tre volte tanto, adesso rispetto al
convenzionale. Quindi probabilmente deve produrre…
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
No, produce sicuramente un po’ meno, però il costo... c’è anche i costi maggiori per
produrre bio. Perché mi obbliga a fare lavorazioni diverse. Ad esempio, non so… mi
immagino che possa usare meno diserbanti e quindi devo sostituirli con lavorazioni
meccaniche.
PIERO RICCARDI
Meno diserbanti o non…
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Assolutamente non diserbanti, non diserbanti.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
È un po’ strano perché chi produce riso bio dice “abbiamo meno resa, ma meno costi”.
Mentre il responsabile dell’Agricoltura Sostenibile della regione Piemonte dice il
contrario e non sa quanto riso bio viene prodotto nella sua regione. Se magari
trovasse il tempo per uscire dall’ufficio e visitare un po’ di aziende, potrebbe essere
utile. Allora; i diserbanti sono alla base dell’agricoltura industriale: fanno fuori le
erbacce e le rese aumentano nutrendo il terreno con la chimica. Le conseguenze sui
produttori è che aumentano i costi, mentre nel tempo i terreni comunque si
inaridiscono, a seguito dell’uso massiccio di fertilizzanti e anche il continuo uso di
erbicidi, proprio perché le erbacce, come gli antibiotici diventano resistenti e quindi ne
devi dare sempre di più. Pertanto si inquinano le falde e i fiumi e gli agricoltori sono
sempre più a contatto con dosi sempre più massicce di veleni. Per questo, ad un certo
punto, è nata l’alternativa biologica. Il punto sono i controlli. Dopo la pubblicità.PUBBLICITÀ
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Siamo in Piemonte, grandi produttori di riso, dove la corsa alla produzione di riso bio
raddoppia: nel 2013 i terreni sui quali c’è richiesta di riconversione al riso bio erano di
1700 ettari che sono diventati nel 2014, 3.800 ettari. Quello che salta all’occhio è che
su 149 aziende soltanto 12 fanno solamente bio, le altre sono miste: fanno sia il bio
che il convenzionale. E qui i produttori di riso convenzionale sono furibondi e dicono
“ma qui questi imbrogliano, perché non chiedendo contributi europei hanno pochi
controlli”. Ma anche chi fa solo bio e che i contributi europei li riceve e quindi è
controllatissimo è molto alterato e dice “qui c’è un intero settore che rischia di
perderci la faccia!”. Il punto, appunto, sono i controlli; come funzionano?
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Ecco, questa fogliolina verde è il simbolo che attesta il prodotto bio. Affianco il codice
dell’organismo di controllo accreditato dal ministero dell’Agricoltura.
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Esiste anche un controllo della stessa Regione Piemonte che viene fatto invece
solamente sugli organismi di controllo.
PIERO RICCARDI
E come funzionano, bene o male dai vostri controlli?
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Ma, dai nostri controlli diciamo che funzionano bene, nel senso che sono…
PIERO RICCARDI
Fanno il loro lavoro…
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Fanno il loro lavoro, controllo, abbiamo anche riscontro sulle difformità che rilevano,
per cui…
PIERO RICCARDI
E sono tante queste difformità?
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
Questo non lo so, quante…?
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Dunque le regioni hanno il compito di controllare i controllori del bio, ovvero gli
organismi di controllo. Ma solo sulla carta. Il controllo sul campo la Regione l’ha
delegato alle Province, che gli fanno da braccio operativo.
PIERO RICCARDI
Voi potete andare in un’azienda e fare qualsiasi controllo? Terreno, pianta… biologica
dico, eh. ENZO GIANNI PILI – PROVINCIA NOVARA SETTORE AGRICOLTURA
Sì, teoricamente si. Diciamo che non c’è veramente un piano di controllo in questo
momento che è stato predisposto.
PIERO RICCARDI
Come funziona, però, praticamente questo controllo?
GIUSEPPINA COPPO – PROVINCIA DI VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Noi andiamo in azienda e abbiamo un questionario da compilare con un po’ di
domande da fare all’operatore biologico. Domande mirate soprattutto a verificare se
l’ente certificatore ha fatto il suo dovere.
GABRIELE VARALDA – PROVINCIA DI VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Ahimè, ci hanno tagliato i fondi. C’è la Provincia che litiga con la Regione perché dice:
“Ma cara Regione tu hai detto, ci hai delegato questo, hai detto che pagavi il
personale, pagavi la benzina per le macchine per andare a fare i sopralluoghi: poi
cioè, è da due anni che non ci paghi? E noi anticipiamo una funzione tua?”. Nell’ente
pubblico sta accadendo una cosa di questo genere.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Fra regione e provincia non sembra neanche chiaro chi deve sapere cosa. Nemmeno il
numero delle aziende che sempre più numerose stanno passando al bio.
GABRIELE VARALDA – PROVINCIA DI VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Noi abbiamo solitamente ad agosto, settembre, il dato dell’anno scorso. Infatti ci è
arrivato il 2013. Il 2014 è perché forse vi siete mossi voi, ce l’hanno mandato.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Sul sito della Regione Piemonte troviamo l’elenco di tutti gli operatori biologici.
Selezioniamo le aziende risicole e proviamo a contattarle.
Messaggio in segreteria
Pronto, sono quella signora di cui lei voleva intervistare il marito. Se proprio vuole fare
quell’intervista… non so, si rivolga a qualcun altro agricoltore.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Diversi di questi risicoltori sono in Confagricoltura. Ci rispondono che sarà la
presidente di Confagricoltura Novara la sola ad esprimere la posizione ufficiale del
sindacato.
PIERO RICCARDI
Voi internamente non ne parlate dentro il direttivo di...
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
All’interno del nostro consiglio non abbiamo mai parlato di produzioni di riso biologico.
PIERO RICCARDI
Strano, circola voce che gira il finto bio e voi non ne parlate.
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Non ne abbiamo parlato.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPOStrano, perché in questi giorni i giovani di Confagricoltura stanno preparando un
documento da presentare a Bruxelles in cui denunciano apertamente il finto bio.
Leggiamo: “Con lo stratagemma delle aziende miste è agevolissimo e pressoché
ingovernabile il fenomeno del “finto riso biologico”.
Il documento continua parlando di “pratiche scorrette”, “guadagni facili”, “concorrenza
sleale” e “furti di fitofarmaci”. Firmato dai giovani di Confagricoltura di Vercelli,
Novara, Pavia, Milano e Lodi.
PAOLO MARIA MOSCA – GIOVANI CONFAGRICOLTURA VERCELLI
Io non vedo tutta questa differenza tra una risaia bio e una risaia convenzionale, non
la vedo fisicamente facendo la strada che faccio tutti i giorni per venire a Vercelli io
non vedo questa... un territorio variopinto che mi faccia capire che quella è una risaia
biologica e quella è una risaia normale.
ALICE CERUTTI – PRESIDENTE GIOVANI CONFAGRICOLTURA VERCELLI
Perché dobbiamo accettare una situazione così? Che noi tutti i giorni, noi vogliamo
continuare a fare i risicoltori tutti i giorni ci alziamo, e facciamo sì che il nostro
prodotto sia un prodotto sano però poi non viene valorizzato.
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Lei mi ha parlato di un documento, bene ne sono anche giustamente… ne sono
orgogliosa.
PIERO RICCARDI
E ai ragazzi dell’Anga che gli diciamo, sì siamo orgogliosi, avete fatto bene, però noi
nel direttivo non ne parliamo.
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Beh, ne parleremo.
PIERO RICCARDI
Noi siamo andati in alcune aziende solo biologiche e lì producono, 20-30 quintali a
ettaro.
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Esatto, quella è la produzione del bio.
PIERO RICCARDI
Quella è la produzione. Però se io divido gli ettari in biologico coltivati in Piemonte per
la produzione di riso biologico che viene dal Piemonte, mi vengono 62 quintali a
ettaro.
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Certo.
PIERO RICCARDI
Chi è che sta giocando?
PAOLA BATTIOLI – PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA NOVARA
Qualcuno.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPOChi probabilmente non gioca, sono quelle aziende che fanno solamente bio e chiedono
il contributo europeo.
PIERO RICCARDI
Quante chiedono il contributo del biologico?
FRANCO ANTONIO OLIVERO – RESPONSABILE AGRICOLTURA SOSTENIBILE
REGIONE PIEMONTE
In tutto praticamente aziende risicole che fanno il Psr, ne ho solo 3.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Qui i controlli raddoppiano: da una parte gli enti certificatori, dall'altra gli uffici agricoli
della Provincia.
PACIFICO AINA – RISICOLTORE
Questo è il mio campione, è stato prelevato dall’ente certificatore, qui c’è la data del
prelievo che è il 28/7/2014.
PIERO RICCARDI
E dentro che c’è? C’è una pianta di riso….
PACIFICO AINA – RISICOLTORE
C’è una piante di riso. Compresa in questo caso anche le radici. Credo che la Provincia
giustamente esegue dei controlli che io sappia li esegue sorteggiando a campione no?
Siccome penso che siamo pochi, siamo quasi sempre sorteggiati.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
L’azienda Dulcamara chiede i contributi per il biologico dal 2007, cioè da sempre, da
quando è nata.
PACIFICO AINA – RISICOLTORE
L’azienda biologica è completamente su tutto il terreno e di tutte le nostre coltivazioni.
PIERO RICCARDI
Però gran parte delle aziende biologiche che vediamo sono miste: hanno un pezzettino
100 ettari di convenzionale e dieci di bio.
PACIFICO AINA – RISICOLTORE
Io credo che queste aziende stiano mettendo un piede nell’altra scarpa.
PIERO RICCARDI
Un controllo tipo la cascina Dulcamara. È stato fatto uguale per altre aziende miste
biologiche?
ENZO GIANNI PILI – PROVINCIA NOVARA SETTORE AGRICOLTURA
Sì ne abbiamo fatto quest’anno un altro.
PIERO RICCARDI
Quindi due, uno Dulcamara e uno… Questi sono i due controlli.
ENZO GIANNI PILI – PROVINCIA NOVARA SETTORE AGRICOLTURA
Il campione è abbastanza ristretto, non abbiamo un campione di mille aziende, anche
perché obiettivamente, fisicamente non possiamo controllare le aziende uno per uno. PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
In altre parole, per la Provincia, le analisi in campo a parte i tre che richiedono il
contributo per il biologico, non sono previste, e comunque non ci sarebbero le forze
per farlo. Ufficio provinciale di Vercelli.
GABRIELE VARALDA – PROVINCIA VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Oggi è un controllo sostanzialmente sulle carte. Non abbiamo, come si diceva prima,
potestà sanzionatoria. Possiamo fare a limite soltanto dei rilievi.
PIERO RICCARDI
Dei rilievi che li fate alla Regione o all’Ente…?
GABRIELE VARALDA – PROVINCIA VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Alla Regione e all’Ente.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
L’Ente sarebbe l’organismo di controllo, quello che rilascia la famosa fogliolina verde
che troviamo sui pacchi dei prodotti bio. In Italia sono in tutto undici. Uno di quelli che
opera in Piemonte è Bioagricert.
VITO RUSSO – BIOAGRICERT RESPONSABILE QUALITÀ
Controlliamo circa un centinaio di produttori di riso...
PIERO RICCARDI
In Italia...
VITO RUSSO – BIOAGRICERT RESPONSABILE QUALITÀ
Sì, prevalentemente nella Regione Lombardia e meno in Piemonte. I dati 2013
abbiamo 60 analisi, i dati 2011 67, 46 nel 2012.
PIERO RICCARDI
Quanti ne avete trovati che avevano usato erbicidi?
VITO RUSSO – BIOAGRICERT RESPONSABILE QUALITÀ
La difettosità nel 2013 è stata molto contenuta: il 3,3%. La difettosità è stata più alta,
circa il doppio nel 2012, questa volta è l’Oxadiazone che è uno degli erbicidi più
utilizzati nella risicoltura, nel 2011 la difettosità è stata ancora più alta intorno al 16%.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Oxadiazon, quinclorac, mcpa, sono tutti diserbanti ammessi nell’agricoltura
convenzionale, vietati in agricoltura biologica. I diserbanti oltre che sulle piante
finiscono nella terra e nell’acqua. Questo il grafico che mostra le acque dei fiumi e dei
laghi del Piemonte.
ANGELO ROBOTTO – DIRETTORE GENERALE ARPA PIEMONTE
Rispetto ai vari tratti dei corpi idrici superficiali la zona maggiormente impattata dai
pesticidi è proprio questa dell’area del vercellese e del novarese. Sono in buona
sostanza il quinclorac, l’acetoclor, l’mcpa. Questi sono tutti erbicidi.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Tutti erbicidi, ma per quanto tempo un erbicida lascia le sue tracce?ALDO FERRERO – SCIENZE AGRARIE UNIVERSITA’ TORINO
Il tempo di degrado, in alcuni casi due o tre giorni dal trattamento, sostanzialmente il
prodotto come tale degrada anche talvolta, fino a una decina, quindicina di giorni.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Due giorni, massimo due settimane è il ciclo vitale del quinclorac, dell’mcpa, e degli
altri erbicidi. Queste le analisi di uno dei tanti corsi d’acqua che attraversano le risaie
vercellesi. Il 2 luglio il quinclorac ha un picco, prima e dopo niente, o quasi. E siccome
gli erbicidi si spruzzano tra aprile, maggio e giugno, e il tempo di degrado è di qualche
giorno, come si fa a trovare un finto bio?
GIUSEPPINA COPPO - PROVINCIA VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
O si va e si prende la persona con le mani nella marmellata, e allora noi possiamo
agire, altrimenti…
PIERO RICCARDI
Però bisogna fare a giugno… bisogna prenderli con le mani nella marmellata. Se si va
a settembre...
GIUSEPPINA COPPO - PROVINCIA VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Però anche a giugno mi creda non è facile. Nel senso che magari vado il giorno prima
e il giorno dopo, per dire…
GABRIELE VARALDA – PROVINCIA VERCELLI SETTORE AGRICOLTURA
Noi quest’anno siamo stati avvisati ufficialmente il 25 giugno. Con quel sistema che
dice lei, che vi ha raccontato, bisogna dire l’ente certificatore x,y “caro ente
certificatore, sei stato sorteggiato: hai 30 giorni per potermi presentare la
documentazione relativa alla ditta che tu stai seguendo”. Lui i 30 giorni se li prende
tutti, arriviamo a fine luglio, primi di agosto, poi magari qualcuno va anche in ferie. Si
deve vedere tutta questa documentazione, dopodiché, dopo ferragosto, quando va
bene, sennò il più delle volte, fine agosto, primi di settembre: “Cara ditta sei stata
sorteggiata”, quello figurati se non lo sapeva, glielo ha detto l’ente certificatore un
mese prima no? “Veniamo il giorno tale”, “ok venite”. Insomma, saranno preparati
avranno avuto modo di studiare.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Insomma grande confusione sotto il cielo e la parolina è deroga. Nel regolamento
europeo del bio le aziende bio devono essere totalmente bio tuttavia a specifiche
condizioni possono essere miste, mezze bio e mezze convenzionali. Ancora: è vietata
la mono successione in deroga però il riso bio si può fare anche per 3 anni di fila e alla
regione Piemonte nel 2010 derogano ancora, il riso bio si può fare sullo stesso terreno
sempre, tutti gli anni di fila.
VITO RUSSO – BIOAGRICERT RESPONSABILE’ QUALITA’
Da un punto di vista agronomico e di filosofia del metodo biologico assolutamente non
è condivisibile.
PIERO RICCARDI
Ma non è condivisibile perché non si può fare… perché non dà le garanzie…
VITO RUSSO – BIOAGRICERT RESPONSABILE’ QUALITA’
Lo rende molto più improbabile.MILENA GABANELLI IN STUDIO
È talmente improbabile fare il riso bio coltivandolo tutti gli anni sempre nello stesso
campo che la regione Piemonte, sollecitata dal ministero dell’Agricoltura e magari
anche Piero Riccardi ci ha messo del suo perché è andato in giro mesi a fare domande
a enti e aziende, che il 2 dicembre la regione Piemonte, ha detto “adesso basta: chi
vuol fare riso bio deve fare la rotazione”. E anche in Europa si sta discutendo
l’abolizione delle aziende miste, perché i controlli sono impossibili: o fai l’uno o fai
l’altro. Ovvero se ti trovano i diserbanti puoi sempre dire “eh, ma erano per l’altro
campo”; mentre chi fa il riso bio i diserbanti proprio in casa non li può avere. 

17 commenti:

  1. E tutto un susseguirsi di truffe,ma non pensiate che all'estero sia diversamente-

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  2. hai ragione dall'estero siamo inondati di biologico truffa!
    Alfetta

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  3. purtroppo si sa come vanno le cose in italia:siamo un popolo di pseudo furbi e mezz delinquenti,forse ce lo abbiamo proprio nel dna.....quando vedo delle piccole aziende nel centro nord italia produrre mielee o piccoli quantitativi di prodotti di nicchia si può ragionevolemte pensare che siano veramente bio,quando vede aziende di centinaia di ettari produrre grano o frutta,o olio o vino,insomma prodotti di larga scala li la truffa ce al 99% secondo me.....il fatto è che il bio è stato utilizzato da grossi proprietari terrieri x riciclare i soldo provenienti dalle loro attività principali:comprano concime,diserbo,controlli......rigorosamente a nero,e rivendono il grano a prezzo maggiorato e con produzioni più alte rispetto al convenzionale,triplo guadagno quindi:pulizia di soldi,guadagno dalla vendita e maggiori premi comunitari....viva l'italia!

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  4. Vergogna!!!
    I produttori bio hanno perso qualsiasi riferimento morale, i corrotti non stanno soltanto a Roma Capitale. Spesso acquistano prodotti normali da noi fessi produttori ordinari e li rivendono come biologici a prezzi doppi o tripli.
    Gli enti di certificazione sono pagati da loro stessi, non controllano, non fanno analisi e sono complici di questo sistema per allocchi.
    Se ci fosse qualche produttori bio onesto, dovrebbe insorgere contro la situazione attuale, eppure nessuno dice nulla e sta bene a tutti, anzi se la prendono con le trasmissioni come Report che dicono la verità.

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  5. L'Italia non è solo il paese dei furbetti è anche il paese dei giudici corrotti, dei falsi moralisti, dei 50milioni di commissari tecnici, degli incapaci, degli imbroglioni.... !!!
    Ma io dico anche che è un paese di PECORONI : tutti capaci di salire sul carro a seconda delle convenienze.

    La verità invece è un altra. C'è tanta gente che lavora onestamente, rispettando le regole e offrendo prodotti di altissima qualità certificati. Nel BIO, vi assicuro, ci sono aziende che per AUTOCERTIFICAZIONE effettuano più controlli di quelli richiesti proprio per garantire i consumatori.

    SMETTETELA DI ESSERE PECORONI e imparate ad essere più obiettivi.

    Saluti

    GM

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  6. pecoroni nel senso che non mangiamo l'erba trattata anche quando ci dicono che è buona?
    I produttori bio, se fossero in buona fede, dovrebbero chiedere controlli più rigidi affidati ad enti imparziali, e non farseli fare dagli enti pagati da loro stessi che spesso non hanno ne la volontà, ne la strumentazione e le competenze neanche per fare le analisi più semplici.
    Le produzioni bio dovrebbero essere limitate alle piccole aziende, con annesso allevamento zootecnico e non alle grandi dove è impossibile fare bio, e lo sanno tutti.
    Nell'Italia dei furbi, il bio non poteva che avere successo. Nessun problema se vi spolpate gli ingenui, i soldi della PAC quelli però lasciateli a chi lavora seriamente, produce alla luce del sole, sfama il pianeta, ed in cambio riceve 4 soldi per il proprio prodotto.

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    Risposte
    1. Bello, quelli che tu chiami enti sono degli Organismi di Controllo Autorizzati dal MIFaaf. Le analisi non le fanno gli Organismi di controllo ma i lavoratori Accreditati.
      I prodotti BIO vengono venduti prevalentemente in paesi più emancipati del nostro (vedi la Germania ) dove i controlli sono ancora più stringenti.
      Ribadisco, ci sono i soliti furbetti da estinguere, ma c'è un sistema serio che funziona e va DIFESO.

      GM

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    2. quelli che tu chiami pomposamente organismi di Controllo, sono ditte private retribuite dalle stesse aziende controllate. Un evidente cortocircuito di interessi. Tu saresti severo e rigoroso con chi ti paga?
      Il fatto che siano accreditate presso le Istituzioni pubbliche non garantisce nulla, anche le cooperative di Buzzi e Craminati lo erano.

      Controlli stringenti? Ma allora come mai nessuno si è mai accorto del fatto che buona parte del riso bio in commercio era convenzionale? La cosa è saltata fuori soltanto verificando i dati produttivi del biologico equiparabili a quelli del convenzionale!!
      Chiunque abbia un minimo rudimento agronomico sa che una coltura concimata con fertilizzante chimico piuttosto che organico autorizzato per il biologico non presenta alcuna caratteristica analitica diversa.
      Potrai fare tutte le analisi che vuoi non troverai differenza, sui cereali poi è difficile anche riscontrare residui di diserbanti soprattutto se il diserbo è praticato precocemente e se la analisi viene fatta sul cereale decorticato.
      I controlli andrebbero fatti lì sul campo o con foto aeree (così ci spiegano le ormaie) e soprattutto ogni azienda biologica dovrebbe rendere trasparente agli osservatori esterni il fatto che è biologica. Stai tranquillo che se ti vedessi fare un diserbo e so che sei in regime biologico ti denuncio di sicuro.
      Tutto è misterioso con la normativa attuale e nessuno può dire nulla solo sospettare. Certo che tutti questi ettari a biologico che risultano dalle carte, per le campagne non si vedono proprio.

      E' proprio un sistema per furbi, al massimo siete disponibili ad estinguere i più imprudenti e pasticcioni di voi.

      Se riesci, evita di apostrofare i tuoi interlocutori con termini irriverenti, faresti un favore alla tua causa ed il tuo tentativo di difesa diventerebbe più serio.

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    3. Quello che non riesci a capire, amico bello, è che il modo di denunciare alla " così fan tutte " lede irreparabilmente a tutto il settore e chi ne paga le conseguenze sono e saranno sempre i produttori onesti.

      Complimenti

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    4. Sembri pronto per la politica
      Non vedo denunce alle così fan tutte, a me sembrano circostanziate e colpiscono inequivocabilmente chi bara. I falsi risicoltori biologici in questo caso, se sono tanti che frodano non è colpa di chi denuncia.

      Non capisco come un produttore onesto possa venirne colpito, anzi eliminando le truffe si valorizza chi lavora onestamente.
      Qualsiasi altro atteggiamento lo ritengo omertoso, e l'omertà non porta sviluppo, se non del tuo clan.
      Provocare con termini irriverenti l'interlocutore è una tipica strategia di chi non ha argomenti.

      Elimina
    5. Allusioni a clan non te le permetto. Quello che continui a non capire è che la denuncia "spettacolo" denigra senza distinzioni l'intero settore senza far luce sulle reali problematiche.

      Saprai meglio di me, visto che fai il professore, che certi modi di dis-informare fanno leva sui consumatori screditando tutti, onesti e disonesti.

      E chiudo qui, visto che viaggiamo su due rette parallele che non si incontreranno mai.

      Saluti

      Elimina
    6. purtroppo senza gogna mediatica in Italia non si smuove nulla. Nell'ordinario tran tran il malaffare ci sguazza, mi stupisco che ancor non te ne sei reso conto.

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  7. io ho distinto le piccole dalle grandi aziende,le produzioni di nicchia da quelle di massa,le zone ,marginali da quelle ad alta intensità,io non ho fatto quindi di un erba un fascio e non sono certo un pecorone

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  8. Avete sollevato un argomento interessante.capisco tutti i punti di vista e avete un pò tutti ragione.Per quanto riguarda il grano duro in Sicilia tra le aziende biologiche che conosco solo una prova e riesce a fare biologico con l'aiuto dei grani antichi.Le altre aziende biologiche al massimo applicano l'integrato.
    D altro canto non mi sembra ci siano così tanti "ammassi differenziati" che possano "ospitare" questa merce
    A parte tutto anch'io dopo quello che assisto(riduzione pac,imu,ecc..)inizio a pensare che forse è arrivato il momento di passare in biologico, fra l'altro pensando che i mercati sono pieni micotossine e glifosade non pensate che il nostro finto biologico è cmq un prodotto salubre e con pochi residui(personalmente a volte "tratto solo per le dicotiledoni e l'ho faccio a febbraio,non uso fungicidi,)
    Sono i furbi del settore o siamo noi i fessi?i primi hanno un pò di crescita in azienda noi stentiamo non a crescere ma a resistere
    Di fatto con la nuova pac le aziende biologiche hanno perso qualcosa in termini di premio in quanto la misura agroambientale è incompatibile per così dire con il greenig o meglio la misura assolve naturalmente il greenig ma non viene pagato

    cerealicolo

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    Risposte
    1. Cerealicolo
      Quello che io ho recepito dalla trasmissione di Report è che
      con la deroga a rotazione e conduzione in bio su tutta l'azienda, alcuni risicoltori il cui unico obbiettivo è il business a tutti i costi,con la giustificazione di comodo di andare a mettere sul mercato un prodotto comunque salubre e con pochi residui,si sono fatti aprire una corsia preferenziale per quella che a chiamarla con il suo nome, altro non è che una colossale truffa ai danni dei consumatori e degli operatori bio professionali onesti .
      La scarsa professionalità di Enti pubblici ,di controllo privati e riserie, ha fatto si che questa corsia diventasse un autostrada . A me pare che come immagine ne escano con le ossa rotte tutti quanti, ognuno con precise e proprie responsabilità,che dalle interviste non sembravano aver colto e da cui cercheranno probabilmente di sfuggire,con la conseguenza che il danno di immagine a livello di opinione pubblica si andrà a espandere ben oltre il solo riso bio , su tutto il sistema agroalimentare risicolo e magari non solo quello.
      Si può credere o non credere nel bio..sceglierlo o non sceglierlo ..chi ci si vuole avvicinare però sarebbe meglio a mio modesto avviso cercasse di non ripetere errori commessi da altri precedentemente, se non vuole ritrovarsi in breve tempo.con in mano un bel giocattolo rotto .

      Per sapere se con la nuova pac le aziende bio hanno perso ,bisognerà attendere l'approvazione dei nuovi psr e le misure a loro dedicate..

      Elimina
  9. credo che abbiano perso i già fruitori della misura biologico.
    a... quando parlo di salubrità sicura mi riferisco ai prodotti made in sicily
    cerealicolo

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  10. I Biofurbi impazzano

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/498338/agresti-quando-il-cibo-biologico-contiene-pesticidi.html

    RispondiElimina

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