lunedì 27 ottobre 2014

PASTA ALLA RISCOSSA !


Ho deciso, come mia prima pubblicazione, di proporvi questo strano articolo pubblicato sul “Corriere del Mezzogiorno” (inserto del “Corriere della Sera”) dal titolo “Pasta, il prezzo può raddoppiare”, già segnalato opportunamente anche da grano duro nel suo post precedente.

Questo articolo è interessante non tanto per il suo contenuto, né per le sue imprecisioni, per le dichiarazioni generiche e le allusioni contenute contro ignoti speculatori, ma per la possibilità di fare delle considerazioni sul tipo di approccio usato dagli industriali della pasta nazionali, quando il prezzo del grano duro sul mercato nazionale inizia a salire in modo marcato, come sta avvenendo quest’anno ed è avvenuto in quella storica annata agraria che tutti ben ricordiamo: il  2007/2008. 
Anche allora, nel 2007, in anticipo rispetto a quest’anno, il Sign. Divella lamentava sul Sole 24 Ore del 18/07/2007, con il grano a 29 – 30 €/q , che il prezzo era troppo elevato e che se non si fosse fermato sarebbero stati costretti ad aumentare il prezzo della pasta, come poi accadde, con tutte le conseguenze del caso: intervento a sostegno delle associazioni (Italmopa, Unipi), formazione di una cordata pro aumenti, aumento ingiustificato del prezzo della pasta a partire dal Settembre 2007 del 50% sino al 2009, inchiesta della guardia di Finanza in tutta Italia, intervento dell’Antitrust sull’ipotesi Cartello, multe e sentenza del TAR di conferma delle multe. 
Succederà di nuovo? Penso proprio di si a sentire per il momento le dichiarazioni della Sig.ra Margherita Mastromauro, direttore generale del pastificio Riscossa di Corato e concittadina del famiglia Casillo, (principale gruppo Europeo nel commercio dei cereali), anche se non nello stesso modo, visto il silenzio dei protagonisti della passata vicenda (forse Divella & Company hanno imparato la lezione e agiranno in modo diverso).
La Signora, nell’annunciare nuovi aumenti (che in proporzione potrebbero anche essere giustificati), arriva a prospettare un aumento del 100% (l’ha sparata veramente grossa) dei prezzi della pasta, dimenticandosi le multe dell’antitrust e tutto quello che è successo nel 2009 in seguito agli aumenti ingiustificati del prezzo della pasta, praticati da tutti i principali pastifici che operano in Italia.
Forse la Sign.ra non sa che il costo del grano rappresenta circa il 20% del costo della pasta e anche un aumento del 100% del prezzo del grano (ipotesi poco probabile 55 €/q) rispetto a Luglio 2014 non può mai determinare un aumento del 100% del costo della pasta. Speriamo che le nostre Associazioni di categoria rispondano subito a questo ennesimo tentativo di speculare da parte dei pastifici ma, come allora, probabilmente non lo faranno (anzi si uniranno al coro di quelli che lamentano i pericoli legati all’instabilità dei mercati) e interverranno solo quando, come la scorsa volta, al calare del prezzo del grano nell’estate del 2008 non diminuì quello della pasta.
L’altro aspetto che mi premeva sottolinearvi è la differenza tra le richieste di Xavier Riescher C.E.O. del gruppo Panzani, già pubblicate la scorsa settimana, e commentante dai lettori del blog e quelle della Sign.ra Mastromauro. Stesso settore, anche se con dimensioni diverse, (la Riscossa non è la Barilla) ma con idee e posizioni completamente diverse.
Da una parte l’amministratore delegato francese del principale (idee chiare e richieste precise) che propone, come soluzione per stabilizzare il mercato nazionale, incentivi alla produzione di grano duro nell’interesse anche della parte agricola, senza evocare lo spettro della speculazione, e chiede l’applicazione della legge Hamon per adeguare  i prezzi della pasta; dall’altro la nostra Sign.ra Mastromauro, con una visione molto limitata della problematica, che chiede in modo generico e superficiale al Governo d’intervenire sugli speculatori, senza indicare né chi sono né come intervenire, e all’Italmopa e all’Unipi di promuovere la necessità di aumentare da subito i prezzi della pasta.
Alla fine, se non ci stiamo attenti, finiremo ancora una volta nel mirino come degli affamatori di popoli e loro gli industriali della pasta come le vittime della speculazione finanziaria internazionale senza nome e senza volto.

Svevo
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43 commenti:

  1. L'incidenza del costo del grano non è assolutamente pari al 20%, bensì ammonta a circa il 60% del costo totale di produzione.....credo che il sig. Svevo sia molto male informato.

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  2. Questo è un primo riferimento immediato: http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/lia3007/pag13.asp, ma se vuoi posso postarti altri link di analisi costi della pasta dalla quale si evince che il costo del grano rappresenta all'incirca il 20% può arrivare al 30%, ma mai al 60%. Se ci indichi delle fonti attendibili dalle quali possiamo evincere quanto stai affermando fai un favore a tutti.

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  3. E' evidente, Sig. Svevo, che lei conosce bene le dinamiche del mercato del grano, ma non sa assolutamente nulla di pasta, né di quanto costa produrla, né che incidenza può avere la materia prima (semola) sul costo, né soprattutto come la si vende e con chi.
    Sicuramente lei sottovaluta che non tutti i pastifici si chiamano Barilla o Divella. Tanti sono continuamente vessati dalla Grande Distribuzione italiana e "costretti" a vendere la pasta a prezzi da fame, pena il delisting dallo scaffale !!!!

    Se vuole, le faccio alcuni conticini così capisce meglio come si DETERMINA LA FAMOSA INCIDENZA DELLA MATERIA PRIMA.

    A novembre 2013 i prezzi di cessione della pasta mediamente erano :

    - per i DISCOUNT --> prezzo della pasta € 55/q.le con prezzo semola € 33 = incidenza (materia prima ) 60% !
    - per i (MARCHI dei pastifici) -> prezzo della pasta € 70 - prezzo semola € 33/34 = incidenza (materia prima ) semola 50% !!!!!!

    DA NOVEMBRE 2013 AD OGGI E' CAMBIATO QUALCOSA, SIG SVEVO ?

    CREDO DI SI. GIA' DA INIZIO CAMPAGNA I PREZZI DEL GRANO ERANO SALITI da €27 a € 31/ q.le e i prezzi della semola erano saliti fino a € 41/43 / q.le

    AVETE SENTITO I PASTIFICI LAMENTARSI DI QUESTO PRIMO AUMENTO ?

    Negli ultimi DIECI GIORNI, invece, il PREZZO DEL GRANO E' SCHIZZATO ad €40/q.le il nazionale ed € 47,5/q.le il Canadese.
    Ora la semola costerebbe fra € 53/54 la 11% di proteine fatta da nazionale e €60/q.le. quella proteica !!!

    Se le incidenze della materia prima (SEMOLA) dovessero restare le stesse quanto dovrebbe costare la pasta ?

    - il prezzo DISCOUNT dovrebbe salire ad € 85/q.le con semola € 53/q.le (incidenza semola sempre 60 %)
    - il prezzo MARCHI dovrebbe salire ad € 120/q.le con semola €60/q.le (incidenza semola sempre 50 %)

    Ma in genere i PASTIFICI RIBALTANO solo il maggior prezzo della semola e quindi :

    - il prezzo DISCOUNT dovrebbe salire ad € 85/86 q.le + € 20/21/q.le maggior costo semola (€ 53/54 q.le - € 33/q.le )
    - il prezzo MARCHI dovrebbe salire ad € 97 /q.le + € 27 maggior costo semola (€ 60 q.le - € 33/q.le )

    Purtroppo però siamo SOLO ALL'INIZIO !!!!

    Quindi cosa ha detto di strano MASTROMAURO ?

    I prezzi della pasta non saliranno già ora del 60 % per effetto dell'aumento semola ?

    Se il grano italiano è in mano a i commercianti e se quello canadese è "governato" da 3 multinazionali, non siamo soggetti anche ad una fase speculativa ?

    Inoltre caro SVEVO la invito a fare una piccola riflessione sulle tempistiche.

    Quando aumenta il prezzo del grano e di conseguenza quello della semola i pastifici accusano il colpo quasi in tempo reale !

    Gli aumenti della pasta dal momento in cui si chiedono alla Distruzione fino al momento della loro effettiva applicazione si hanno con decorrenza di minimo 4 / 5 mesi. E le assicuro che non esagero.

    Infine, se la smettessimo TUTTI di morderci la coda, togliendoci i paraocchi e iniziassimo a DIFENDERE tutti insieme la FILIERA (dal grano alla PASTA) evitando di accuse insignificanti e deleterie, sarebbe meglio per tutti !!

    In altre parole se tutti VALORIZZASSIMO MEGLIO il prodotto FINITO (la pasta) a cascata si creerebbe VALORE in tutta la filiera, SEMPRE.

    BEN VENGA UN AUMENTO IMPORTANETE CHE FACCIA RIPOSIZIONARE IL PRODOTTO PASTA A GIUSTI VALORI.

    VI SEMBRA NORMALE CHE 1 KG DI PASTA ANCHE CON QUESTI AUMENTI OGGI COSTEREBBE SEMPRE MENO DELLE PATATE ?


    GRAZIE.

    GM

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  4. Considerando che il prodotto non griffato oggi si trova a circa 0.9 €/kg e che la semola è quotata circa 0.4€/kg basta questo per capire che se togli ricarico punto vendita e trasporti non puoi certamente essere al 20%......Significherebbe un costo semola di circa 0,15 €/kg e non mi pare onestamente possibile.

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  5. Scusate, le semole oggi sono quotate circa 0,5 €/kg

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    1. NO, oggi non più.....

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  6. Ho letto l'articolo del link http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/lia3007/pag13.asp.
    Onestamente mi sembra molto superficiale e scritto più da un orecchiante che da un esperto del settore... Come si faccia ad ottenere da 100 kg di grano fino ad 80 kg di pasta dovrebbe essere argomentato visto che a mio avviso è molto difficile riuscirci.

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  7. Non mi sembra che la Sig.ra Mastromauro abbia parlato di filiera, nè di come stabilizzare la produzione nazionale o europea di duro incentivando ulteriormente la produzione duro di qualità. Ha soltanto dichiarato la necessità di un inevitabile aumento che, in proporzione ho già detto comprensibile, ma per me è assurdo ipotizzare un aumento del 100% o del 60% come lei dice a seguito di un aumento del grano di 0,10 €/kg dal Luglio 2014. Quel dato d'incidenza media (grano duro) è calcolato su prodotti che hanno un costo tra 1 €/kg e 1,7 €/kg. Comprendo bene che molti non riescono a starci in quei costi, ma non è certo per colpa di quest'ultimo aumento del grano duro che si sente la necessità di annunciare aumenti di quella portata (con un aumento del 100% prezzo pasta, un kg di pasta di fascia media che oggi costa 1.2€/kg salirebbe a 2.4 €/kg). Non credo che di aver fatto accuse deleterie ma ho solo ricordato quello che è successo nel settore della pasta nel 2007 - 2009, a seguito degli aumenti del grano. Personalmente sono disposto a spendere per la pasta come per tutti gli altri alimenti quando sono di qualità e ritengo necessario valorizzare le produzioni di pasta fatta con solo grano italiano ma non ho condiviso l'impostazione della Mastromauro. Anche il CEO della Panzani ha annunciato aumenti ma ha parlato anche del settore agricolo chiedendo d'incentivare la produzione di grano duro e io personalmente l'ho apprezzato di più.

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    1. Mi scusi ancora, ma è doveroso correggerla.

      Il costo medio di 1 € / 1,70 kg è il costo che paga il consumatore !!

      Il ricarico della Distribuzione non lo considera ?

      La pasta che costa al consumo 1 € kg. (€ 0,50 pacchetto) i Sigg. della Distribuzione la pagano non più di € 0,70 / kg. !!

      E torna perfettamente quello che io le ho scritto nel post sopra. Non ci si sta !!

      Io non voglio assolutamente difendere la Mastromauro, anzi, proprio oggi c'è un volantino di RISCOSSA a 3 pezzi 1 €, alla faccia della coerenza e del tempismo perfetto !!

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  8. Per chi volesse approfondire Pubblicazione ISMEA 2010 pag 6 http://www.ismea.it/flex/files/D.33a92ec010f1619cee8e/LE_TENDENZE_DEI_PREZZI_NELLA_FILIERA_DEL_FRUMENTO_DURO.pdf

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  9. Ma da 1 quintale di grano duro, quanta pasta ci esce?

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    1. per fare 100 kg id pasta occorrono circa 108 kg di semola e circa 150 kg di grano.

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  10. Caro Svevo, questo post - interessante comunque- avrebbe dovuto intitolarsi "pastai alla riscossa" più che "pasta alla riscossa". ;-)

    E' chiaro che oggi i pastai non sono quelli che se la passano meglio, perché stretti tra l'aumento della materia prima e la GDO che comanda. Ma tutto sommato non è con la solita caccia alle streghe che possono venirne fuori....

    Siccome sopra ho letto un po' tutti i prezzi, per curiosità mi sono fatto un giro al supermercato. Una nota marca di pasta (di qualità) che uso di solito è venduta a 1,09 euro/500 gr (in realtà ora è in offerta 1+1, ma non lo sarà 365 giorni l'anno, presumo). Che vuol dire 2,18 euro/kg... mica poco. E sarà stata prodotta con grano (anche canadese) acquistato ai prezzi dell'anno scorso...

    Finisco con una curiosità (forse ingenua) di economia spicciola che ho sempre avuto, e alla quale non ho mai trovato risposta: ma perché, semplificando molto, se la materia prima costa 1 e il prodotto finito 10, quando la materia prima viene a costare 2 la gente pretende che il prodotto finito debba costare 20? E non invece qualcosa come 11?
    Forse perché il processo produttivo- il trasporto- lo stoccaggio- la vendita - vengono a costare di più perché la materia è diventata per così dire "più preziosa"?
    C'è qualcosa che non mi torna...

    orzo

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    1. Orzo hai perfettamente ragione sul titolo era sicuramente più appropriato pasta alla riscossa. La tua logica come al solito non fa una grinza ed hai centrato alla fine con le tue considerazioni il problema del rischio di aumenti non giustificati così come avvenne nel 2007 2008 poi sanzionati dall'autority. Ma poi c'è un altro aspetto: come mai quando il prezzo del grano scende non riducono il prezzo della pasta ?

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    2. Eccellente domanda Svevo!!!!
      Proviamo pure a chiederglielo...
      Come mai se il prezzo del grano scende fanno finta di niente, mentre se invece sale iniziano subito a lanciare strali contro non meglio identificati speculatori?

      orzo

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    3. semplice, non scende perché non viene mai aumentato !!
      siete veramente curiosi voi due Orzo e Svevo. A cosa serve sputare veleno sull'ultimo anello della filiera se senza non avreste più senso di esistere? Ma smettetela !!!

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    4. Caro pastaio,
      quindi secondo te il prezzo della pasta non è mai stato aumentato?
      Ti renderai conto anche tu di quanto arbitraria e semplicistica sia la tua affermazione.

      Se ha tempo e voglia di dare un po' di credibilità a quanto dici, prova a fare il grafico del prezzo del grano negli ultimi 30 anni (che so, sulla piazza di Foggia) e e quello del prezzo della pasta nello stesso periodo (focalizzati su una certa marca, ad esempio la tua).
      Se vuoi, correggi per l'inflazione ISTAT oppure no, tanto le cose non cambiano, essendo la correzione uguale per entrambi i grafici.
      E poi vediamo gli andamenti, e come stanno davvero le cose.

      Guarda però che noi non sputiamo veleno su nessuno.
      Semplicemente, noi ci poniamo delle domande, e cerchiamo delle risposte, per capire meglio quelli che succede nel nostro settore.
      Prova a protele anche tu, riflettici per bene, e vedrai che comincerai a risolvere molti dei problemi che ti affliggono in questo periodo.

      Senza nessuna polemica...
      orzo

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    5. Orzo,

      neanche io voglio fare polemica. Mi sono stizzito proprio perché, pur nella stessa barca, non siamo in grado di fare squadra.
      Il problema sta in quello che voi vede AL CONSUMO !!!

      Ti trasmetto un dato (a prova di smentita ). Ti sembra normale che la Grande Distribuzione margini su un prodotto povero come la pasta da minimo 15 a 35 % ???

      Si, si, forse vi sembrerà strano ma vi assicuro che marginano il 35% in alcuni casi.

      Ad esempio la pasta che trovare a € 0,60 centesimi pacco (€ 1,20 kg.) i signori la comprano dai pastifici (al netto di : contributi promozionali, premi di fine anno, ecc.) a circa € 0,35 pacco (€ 0,70 / kg).

      I pastifici per colpa di questa gente stanno fallendo TUTTI (chiedi a qualche amico siciliano).

      E per il settore sarà una catastrofe perché non ci sarà più ampiezza di offerta e di finirà in mano a Barilla e Divella in regime di duopolio.

      N.B. apprezzo molto questo blog perciò ho posto anche il problema PASTA sul tavolo.

      Grazie

      GM

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    6. Scusate la mia intromissione...per GM...tu parli di squadra poiché dovremmo far parte della stessa filiera...Fare squadra significa uno per tutti e tutti per uno...giusto?...dov'era l'industria della pasta quando negli anni scorsi il grano ha toccato quota 13/18 cent. nel 2009 (Prov Palermo)...la pasta mica costava meno in quei periodi... Cmq, se si riuscisse ad accorciare la filiera come fanno in Toscana che, il produttore lascia in c.to deposito o in c.to lavorazione il grano presso i mulini o i pastifici e (valorizzando la tracciabilità del prodotto) venderebbero la pasta direttamente i produttori (tramite Cooperativa o associazioni di produttori) ognuno di noi sarebbe molto più partecipe nella filiera e parte tirata in causa ogni giorno dell'anno.
      Scusate l'appunto..ma non è possibile oggi fare impresa solo di una fase lavorativa, ma bisogna mettersi in gioco per fare realmente squadra e rischiare di diventare imprenditori con un potere di contrattazione non indifferente contro i criminali ed aguzzini che vogliono il nostro prodotto con degli spiccioli.

      Grazie

      Stone

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    7. Stone, hai perfettamente ragione.

      Esiste un esempio di filiera che più o meno (è perfettibile anche questo) funziona.
      Quello dell'ORZO da birra. In genere si produce in filiera anche per le multinazionali tipo Heineken.

      E' chiaro che il fabbisogno in Italia è ancora più alto della produzione e quindi bisognerebbe importare, ma se difendessimo meglio il prodotto finito italiano la parte agricola sarebbe più incentivata.

      Bisogna smetterla di considerare grano e pasta delle commodies. NON LO SONO !!!

      Saper fare pasta italiana era e deve essere un arte, la devono smettere questi sciacalli della Distribuzione di considerare sempre la pasta lo specchio delle allodole nei loro supermercati !!!

      Chi tiene al bene del settore dovrebbe anche boicottare la pasta di noti produttori che fanno sia trading grano, sia speculazione, sia pastaccia e la svendono per compiacere la Distribuzione a danno di tutto il settore.

      GM

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    8. caro GM,
      sicuramente il tuo punto di vista merita di essere approfondito, senza pregiudizi, ma cerca di essere costruttivo.

      Il fatto che voi siate messi alle corde dalla grande distribuzione, l'avevo capito anche io, difatti sopra avevo scritto (scusa se mi auto-cito)
      "... oggi i pastai non sono quelli che se la passano meglio, perché stretti tra l'aumento della materia prima e la GDO che detta legge."

      Ma qualche anno fa erano i produttori ad essere alla canna del gas... e non abbiamo visto molta solidarietà in giro.

      Se tu hai qualche idea concreta, presentala. Magari chiediamo al padrone di casa, granduro, di darti un po' di spazio. Ma cerca di essere costruttivo.

      Rileggiti l'intervento di Riescher in Francia (che non è un politico) e poi anche quello della Mastromauro in Italia (che invece è ben piazzata in politica): vedrai che sono due mondi diversi, diametralmente opposti.

      Col sistema "all'italiana" non si va da nessuna parte...

      orzo

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  11. Un saluto a Svevo e a tutti voi,G.compreso-
    Quando ebbi tra le mani quell'articolo volevo pubblicarlo,poi ho desistito-
    Lasciate perdere l'incidenza della materia prima sul prodotto finale e concentratevi sulla signora in questione-
    Non è una semplice imprenditrice,molto di più-http://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Angela_Mastromauro-
    -Ebbene conoscete voi qualche proposta di legge depositata in parlamento da questa signora per migliorare e rendere più efficiente l'agricoltura della sua regione?la regione italiana denominata il granaio d'italia?io no-
    Il suo ultimo passaggio è molto eloquente-
    Invoca l'intervento del governo-dico io per fare cosa?
    L'italia è il secondo produttore di grano duro al mondo,il primo d'europa,il più grande trasformatore e consumatore,numeri da favola-quindi?
    I contratti di filiera!
    Sono loro la chiave di volta-
    In commissione europea giace una proposta italiana,sulla etichettatura del made in Italy-cosa centra?
    I contratti di filiera fanno felice due attori,i sementieri e i pastai-
    I pastai ,aderendo ad essi insieme ai molini prenderebbero sovvenzioni,europee,nazionali e regionali,e i sementieri si ricollocherebbero sulla scena duricola a mani basse-
    Voi direte e con questo cosa ci azzecca?
    La scarsa produzione di duro mondiale,richiederà un paio di buone annate per ripristinare le scorte e calmare i mercati,ma non è detto che bastino,vi è in atto un cambiamento climatico che destabilizza le produzioni agricole a livello mondiale,creando incertezze-
    Se il prezzo del duro resta sopra i 30 euro,i contratti di filiera vanno a farsi benedire,nelle migliori delle ipotesi si mangerebbero granparte delle sovvenzioni ,senza l'obbligo del cartellinato i sementieri possono tranquillamente chiudere e andarsene al mare-
    La questione è politica,poichè i contratti di filiera,avevano riportato in auge i consorzi agrari,vedi CALV O CADA,n.d,r.nei cui comitati di amministrazione si avvicendano importanti esponenti sindacali e politici del territorio,tessendo un vero e proprio intreccio tra politica,sindacati del settore e vari attori sempre del settore-
    Non voglio dilungarmi,ma,un prezzo del duro sopra i 30 euri per 2/3 anni sfascerebbe il giocattolo,poichè gli agricoltori agirebbero in totale autonomia,fregandosene dei sementieri,dei pastai dei molini e dei contratti di filiera-voi direte,mai possibile?
    Un esempio? le elezioni scozzesi per l'indipendenza della Scozia-2MLN di persone hanno fatto tremare l'intera finanza mondiale-siamo nell'era della globalizzazione,se prende un raffreddore un farmer Canadese e non va a seminare,i pastai Italiani tremano,i fondi pubblici sono l'unica cosa che interessa a questa gente,Mastromauro ha parlato,poichè il governo intenda-

    La pasta dovrebbe costare non meno di 3Ekg,non è possibile,che con i prezzi attuali,250g.di pasta condita costi meno di 1E,tanto un sacchetto di patatine ,solo che con 250g di pasta ci stai bene tutto il giorno-
    PS-ebbene tener presente,che il consumatore paga un prezzo occulto sui prodotti agricoli,pasta compreso,è la tassazione generale,con la quale si forma il bilancio comunitario con la quale si sovvenziona tutta l'agricoltura europea-quindi costa un pò più di 1,5Egk-

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  12. Scusate il ritardo ma sono stato fuori tutto il pomeriggio e sono rientrato da poco. Allora volevo prima spiegare da dove esce fuori il dato incidenza del 20 % che ha suscitato le reazioni di alcuni pastai: prezzo materia prima grano di 26 euro quintale (0,26 euro kg) e costo finale per il consumatore di circa 1,4 euro kg ( fascia media tra primi prezzi di circa1,1 e di circa 1,7 euro kg). L'incidenza del è di circa il consumatore 20% sul prezzo medio della pasta kg al consumatore. È chiaro che se tagliato la filiera e partiamo dalla scuola e finiamo al prezzo alla distribuzione dei primi prezzi neanche dei prezzi medi cambiano i riferimenti e arriviamo ad incidenze del 60%. Per cui il metodo di calcolo è corretto se voglio far capire al consumatore rispetto a quanto paga quanto incide il croato della materia prima grano. Ma come ha detto bene Mimmo il problema non è nel calcolo possiamo anche limitare il discorso all' incidenza della semola sul prezzo alla distribuzione dei primi prezzi ma molto più generale e non può essere risolto con una richiesta assurda di aumentare del 100 % il prezzo kg pasta quando al momento rispetto al giugno scorso ci sono 0,10 euro kg di aumento del grano.

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    1. Scusate gli errori ma il sistema scrittura facilitata del tablet mi ha trasformato la parola semola in scuola.

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  13. bel link Mimmo, la Mastromauro è una deputata del PD, oltre ad essere vicepresidente di Confindustria. Per questa gente dovremmo lavorare gratis.
    Alfetta

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  14. Copio ed incollo per dare uno spunto di riflessione sul rapporto agricoltore - industria alimentare.
    "La pasta dei Coltivatori Toscani é un prodotto con un forte legame al territorio ed ai suoi valori, prodotta e commercializzata in modo efficiente e moderno. E’ pensata per “persone attente a certi valori” e nello stesso tempo ha scelto di non rifugiarsi nelle nicchie di mercato sperdute e inaccessibili. Il prodotto nasce dagli agricoltori, che essendo a monte della filiera hanno la necessità di dare slancio e giusto valore alla produzione di grano, gravemente penalizzata dalla concorrenza del prodotto d’importazione.
    La Pasta dei Coltivatori Toscani rappresenta quindi la certezza di un acquisto utile per lo sviluppo dell’agricoltura italiana.
    Il suo scopo é contribuire a recuperare il dialogo diretto tra coltivatore e consumatore, basato su:
    • la certezza che la pasta che acquistano é italiana perché il grano, e non solo il nome, é italiano
    • sapere che la produzione non comporta lunghi tragitti ed elevato inquinamento
    • valorizzare il lavoro degli agricoltori toscani, impegnati da sempre a trarre il meglio da un territorio bellissimo e impegnativo
    "sistema di tracciabilità di filiera certificato secondo lo standard ISO 22005" "

    Il prezzo è di 0,80 cent x confezione.

    Forza Svevo.

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  15. oggi mi sono preso una pausa causa piogge di ieri e ho dato una lettura a quello che si è scritto in questi giorni nel blog notando una certa frenesia dei" blog ettari" forse sotto la spinta del mercato.Ho apprezzato il post su Agrex anche se personalmente penso che mischiare l'agricoltura reale con quella finanziaria (come si e gia visto con altri prodotti)può provocare bolle speculative e mette le nostre sorti nelle mani di poteri fantasma che non hanno niente a che vedere con il mondo agricolo, ciò non di meno è giusto che se ne parli .Se siete daccordo vorrei dare una lauria ad onoris in economia a grano duro.(sempre che non sia già lauriato in economia)
    Il mercato reale mondiale mi affascina e grazie al blog riesco meglio a capirne certe dinamiche ma non riesco ad appassionarmi alla finanza.Magari qualcuno di voi ha la passione verso gli strumenti finanziari o forse trova un modo per investire i propri risparmi , io personalmente non sono un imprenditore che dispone di così tante risorse e preferisco investire su progetti aziendali ( capisco che le nostre aziende hanno poca redditività e fanno fatica a recuperare risorse ma non penso che la finanza sia la soluzione).
    RIguardo alla pasta avete scritto tanto:
    Intanto inizio a fare i complimenti ai coltivatori toscani che hanno realizzato un progetto( pensato da noi siciliani prima di loro ma che a oggi stenta a decollare)
    per valorizzare il loro grano ma gli ricordo che la sola sicilia è terra di" magia" esente da micotossine.
    Al pastaio che difende la sua categoria vorrei dire che anche se il suo ragionamento è corretto per cui calcola i costi e le incidenze in termini percentuali una cosa è guadagnare es il 20% su un euro un altra è guadagnare il 20% su due euro o mi sbaglio.
    é normale che se il mercato oscilla velocemente su entro una forbice aperta si creino forme di speculazioni varie così come già sta accadendo dalle mie parti con il seme di riproduzione infatti la pro.se.me (che già si era esposta)dichiara ufficialmente 55euro(ivato e arrivo)il prezzo per la seconda riproduzione; gli altri sementieri e i commercianti dicono di non sapere il prezzo finito causa rincari(se non è speculazione questa)
    Concordo con Mimmo in parte quando dice che gli attori pastai e mulini in primis vedono nella filiera soprattutto oggi con la nuova pac unp strumento per percepire finanziamenti pubblici europei ma continuo a credere nello strumento la FILIERA.Si lo so bisogna rieducare gli attori forti al rispetto dell'agricoltore e della materia prima che produciamo ma il fine deve essere comune e cioè far mengiare un buon prodotto ai consumatori e avere noi tutti il giusto reddito,basta col dire che non sappiamo fare qualità perchè non è vero basterebbe solo collaborare.Vero la pasta dovrebbe costare di più come anche il grano(e questo sarebbe un peso di poco conto per il consumatore ,bello l'esempio con il pacco di patatine) bene se tutto fosse filiera ci si potrebbe mettere daccordo e informare il consumatore di tale scelte.
    Concludo nel dire che molti siciliani (tutti quelli che non seguono il blog poco meno)hanno venduto il loro grano ad un prezzo che va da 24 a 27 e molte di queste avevano bisogno di una boccata di ossigeno che per loro non è arrivata (almeno per quest'anno)per questo continuo a credere nella filiera quale strumento sicuro e certo che possa far lavorare tutti noi con più tranquillità.é anche vero che a oggi non conosco una Filiera grano duro che soddisfi queste esigenze.
    Mimmo se puoi approfondire sul Calv grazie.
    cerealicolo

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  16. avete scritto che per un kg di pasta occorre un kg+1/2di grano premesso sia vero mi ponevo alcune domande una fra tutte a cosa e dovuta questa perdita.Non è colpa di noi agricoltori se avete scelto quel tipo di trasformazione(mulini con sistemi a "rullo",farine raffinate,rimacinate con la sottrazione di parti importantissime a livello nutrizionale(vedi la parte di embrione del grano ricca di ferro e vitamine che se le riesci a incapsulare valgono oro e altre parti che finiscono per la zootecnia)dico questo perchè da alcune settimane ho provato (dopo averlo acquistato al prezzo di circa 450 euro)un mulino uso domestico per la macina INTEGRA del mio grano(messo da parte per l'occasione 12-13%proteina) , vi assicuro che non si perde niente anzi si guadagna in salute ,sapori,.Forse nell'ottica di una FILIERA diversa italiana si potrebbe ripensare il processo di trasformazione ma questo è fantascienza,rivoluzione
    cerealicolo

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    1. Magari fosse possibile !!!
      A patto che si produca solo grano BIO in modo da non mangiare PESTICIDI e a patto che non ci siano micotossine nel grano

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  17. Buongiorno
    volevo far notare che nei vari commenti nessuno ha analizzato quale sia la situazione dei pastifici in italia , si trovano in un mercato in sovvraproduzione,ricordo che al nord e al centro,e non solo, sono fallite decine di aziende industriali storiche,il mercato nazionale e' ipermaturo e in leggera decrescita, l'export negli anni e' sempre cresciuto,salvo negli anni 2007 2008,quando all'impennarsi dei prezzi quote di mercato passano ad altri paesi quali la Turchia . Negli Stati uniti ,la maggior parte , delle aziende italiane e' soggetta a dazi (medi del 10% 15%) per la protezione antidumping voluta venti anni fa dagli stati uniti e mai rimossa. La grande distribuzione Europea schiavizza i produttori,con i prezzi,i livelli di servizio, penali, di tutto e di piu'. Per i produttori non brand la semola incide il 60% nei periodi normali di mercato. Ma senza pastifici, anche per i produttori di grano duro le cose si complicano ; la verita' e'che bisogna difendere la pasta made in italy nel mondo con piu' forza. Forse bisognava denunciare quei produttori stranieri,presenti al recente Sial in Parigi,con prodotto con nomi italiani ,esposizione di bandiera italiana e addirittura in molti casi menzioni in lingua di Dante sul pacchetto. I consumatori nel mondo hanno dimostrato di apprezzare la pasta italiana,ma questo valore va spiegato, il label difeso a livello istituzionale,perche' altrimenti nel mondo le paste turche , messicane , algerine non finiranno di conquistare quote di mercato. Quando la pasta italiana sara' piu' forte nel mondo sara' piu' semplice applicare aumenti e soprattutto dare dignita a tutta la filiera.

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    1. Finalmente qualcuno che ha capito il senso del mio commento in cima...

      Complimenti !
      GM

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  20. Mi pare che continuando di questo passo il pericolo che la dottoressa Mastromauro vorrebbe scongiurare , ovvero il rischio di un aumento del 60% dei prezzi al pubblico della pasta da qui a febbraio , in una fase in cui il potere d'acquisto delle famiglie e' gia' ai minimi storici ...sia invece un'ipotesi molto vicina alla realta' ...sebbene l'ostruzionismo di gran parte della Grande Distribuzione si fara' sentire soprattutto per timore di perdere fette di mercato nei confronti dei concorrenti ( la forte rivalita' tra le insegne della grande distribuzione e' storicamente ben nota ) . La realta' dei fatti e' che in meno di un anno il prezzo della semola di grano duro proteica imposto dai maggiori Molini ai Pastifici si e' incrementato di oltre il 57% , ovvero da 360 euro x ton a 565 -570 euro per ton ...altro che 0,10 di cui parla Svevo nel suo intervento precedente. Come si fa a dire che non c'e' speculazione......a chi volete prendere in giro ?

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    1. Mi era sfuggito il tuo intervento mi devi scusare. I 0,1 €/kg grano circa è l'incremento che ha avuto il grano non la semola da Giugno 2014 a una settimana fa. Adesso qualcosa di più ovviamente con le nuove quotazioni. Quindi circa 10 €/q incremento di circa 38% rispetto ai 26 - 27 del buono mercantile a Foggia di fine Giugno. Tieni presente che anche oggi che il grano buono mercantile quota 38 - 39 €/q dobbiamo discutere non poco con commerciante e/o coop per avere zona Foggia 36 - 37 €/q netti per grano di buona qualità in conto deposito presso commercianti o mulini. Due o tre euro già non ci appartengono più alla parte agricola rispetto al prezzo max di listino. Continuate giustamente a parlare di semola, ma io ho sempre parlato di grano ed ho utilizzato come riferimento il prezzo medio allo scaffale della pasta non il prezzo di vendita dei pastifici alla GD nel segmento primi prezzi. Sulla speculazione non so risponderti, ti consiglio di scrivere alla Sig.ra Mastromauro. Non so dove sia la speculazione non certo siamo noi che contiamo poco o nulla nel sistema come ha evidenziato già qualcuno di voi. La speculazione se c'è riguarda i segmenti a valle dell'agricoltura. Pastai contro Mugnai, Pastai e Mugnai insieme, visto che alcuni pastifici quelli più grandi hanno anche il proprio mulino, contro la GDO. Le dinamiche e le interrelazioni tra l'andamento del prezzo del grano della semola e della pasta ormai sono state ampiamente studiate non solo nell'entità degli aumenti, ma anche nella tempistica come faceva rilevare qualcuno. Vi faccio presente che come anche questi giorni dimostrano, un incremento del prezzo del grano provoca un immediato aumento del prezzo della semola (non dovrebbe essere così perché la semola che si sta vendendo ora è quella prodotta con grano acquistato negli ultimi due mesi o nell’ultimo mese. Una stessa diminuzione del del prezzo del grano determina nel periodo di aggiustamento nella riduzione del prezzo della semola molto più lenta e di solito con un aggiustamento pari a circa il 60% dell’incremento iniziale (per chi vuole approfondire studio università della Tuscia Viterbo http://agriregionieuropa.univpm.it/content/article/31/35/la-trasmissione-dei-prezzi-nella-filiera-pastaria-tra-fattori-congiunturali-e). E’evidente, la presenza di una trasmissione asimmetrica delle variazioni del prezzo tanto nel breve che nel lungo periodo. Infatti, l’aumento del prezzo del grano duro si trasmette alla semola integralmente nel primo mese, mentre la riduzione di prezzo ha bisogno di due mesi per esplicare i suoi effetti a valle (asimmetria di breve periodo). Inoltre, alla fine di entrambi i processi di aggiustamento il prezzo della semola si attesta su un valore di ben superiore a quello iniziale (asimmetria di lungo periodo). Non è che tra i primi furbi troviamo proprio i Mulini ?

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    2. Esatto Svevo, tra i primi furbi ci sono proprio i molini. Quelli più grandi in particolare. Traducono in prezzo semola il costo grano corrente rivalutando ampiamente le scorte di grano.

      In genere i molini sono informati con largo anticipo sulle dinamiche del mercato perché ormai sono dei veri e propri traders. Analisi, previsioni, consumi mondiali, andamento climatico nelle zone di coltivazione sono informazioni sono variabili che sapute in anticipo consentono loro di "anticipare", come si dice in gergo, il mercato.

      Quando un grande trader (molino) si muove in maniera massiccia sul mercato (buy) non sempre lo fa per fabbisogno, spesso la strategia è quella di anticipo. Quando il mercato scoppia (come in questo caso) loro realizzano margini stratosferici...

      Alla facciaccia nostra (direbbe il grande Totò).....

      GM

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  21. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  22. Spero nelle prossime ore di potere intervenire all'interessante dibattito....intanto prego i commentatori che inseriscono notizie relative al prezzo del grano, di farlo nei post attinenti, altrimenti il blog diventa illeggibile.
    Grazie per la collaborazione.

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  23. scusate se mi intrometto ma francamente questa discussione e questa polemica tra gli agricoltori del blog ed un rappresentante del mondo pastaio mi sembra inutile:è chiaro che il prezzo della pasta in italia è ridicolmente basso rispetto ad altri generi alimentari,spesso x manovre commerciali della grande distribuzione ,posso capire il grido di allarme di alcuni pastai contro tali manovre ma onestamente è un problema loro non di noi agricoltori noi ne abbiamo già tanti di nostri da doverne affrontare....riguardo alla collaborazione che oggi ci viene richiesta dal mondo industriale..riguardo bene i modi e i toni sprezzanti quando ,a fronte di elevati produzioni mondiali il prezzo crolla a livelli infimi,ci viene detto:è il mercato ragazzi ! o ci state dentro o fuori!.....quindi lo sappiamo tutti qual'è l'unico strumento realmente efficace:sono i contratti di filiera a prezzi prestabiliti prima della semina,il fatto stesso che ad oggi nessuna industri li propone confidando magari in un prezzo più basso x l'anno prossimo(è chiaro che oggi non si possono riproporre i 28 euro come negli anni scorsi) denota la mancanza di reale volontà , buonafede e professionalità da parte delle principali aziende pastarie,chiudo con un proverbio:quando sei incudine ti devi stare...ma quando sei martello devi battere! quest'anno abbiamo(almeno x il momento)noi agricoltori il bastone del comando e mi sembra pur giusto che ne traiamo il massimo profitto possibile

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  24. il mio Commento e' stato cancellato, complimenti !!

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    1. e ti cancellerò anche il prossimo, se i commenti non saranno attinenti al post...hai letto il mio precedente commento?

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  25. In primis volevo ringraziare Granoduro (il padrone di casa) per aver ospitato alcuni miei post riguardo la pasta.

    E volevo ringraziare anche Orzo, Svevo e altri che hanno tenuto vivo il dibattito sulla pasta.

    Quello che però non credo di essere riuscito a far passare è il senso del mio intervento. Non voglio apparire nella circostanza quello che piange miseria perché oggi è incudine (come scriveva piacevolmente qualcuno), mentre in altre annate era martello.

    Volevo semplicemente sensibilizzare tutti su un annoso problema, quello a valle (la distribuzione), che purtroppo manipola a piacimento tutta la filiera.

    E' vero che quando il grano scende ai minimi termini nessun pastificio alza un dito in favore dei produttori, ma è anche vero che la Distribuzione quando il prezzo scende è la prima a strozzare i produttori di pasta e a chiedere le riduzioni, anche quando non si sono materialmente concretizzate.

    In definita mi piacerebbe per una volta che si evitasse anche nei commenti di gettare fango a quella parte della filiera che alla fine della giostra tiene in piedi tutti (anche nei momenti più critici). E viceversa ovviamente.

    Mi piacerebbe che tutti (anche nelle esternazioni e perché no, sui media) ponessimo l'accento su quello che a valle E' IL MALE del sistema.

    Proprio i siciliani ne sanno qualcosa.. o sbaglio. Che fine ha fatto la tanto osannata pasta 100% Italia fatta con grano duro di Sicilia ? Una bella presa in giro, una campagna pubblicitaria, sic ?

    Noi tutti siamo anche consumatori. Ha senso secondo voi risparmiare 10cent al giorno (10 x 365 = € 131,00 all'anno) per foraggiare la pasta a marchio della catena, che a sua volta strozza i produttori, ecc. alimentando un circolo vizioso e pericoloso ?

    Tutto qua.

    Personalmente sono stato promotore nella mia regione di un progetto di filiera grano/pasta tenendo un dialogo diretto con gli agricoltori. Forse è l'unico in Italia stipulato direttamente con loro, nessun molino......

    I nostri migliori consumatori ? Gli stessi agricoltori ......

    Questa si chiama SOSTENIBILITA' del reddito e del territorio..

    Grazie a tutti.

    GM

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    1. Gm
      purtroppo ho pochissimo tempo al momento e non sono potuto intervenire.
      Non sono riuscito a leggere tutto quanto ancora figurati, molti interventi sono interessanti, (saluto tutti quanti, compreso Mimmo).
      Credo che quello che hai scritto contiene delle profonde verità, anche nel primo intervento (e non concordo con Svevo, pur apprezzando molto il suo post globalmente quando afferma che il costo del grano rappresenta circa il 20% del costo della pasta).
      Sono molto interessato al tuo punto di vista che se vorrai potrai esporre in un post autonomo. Su altri aspetti concordo meno, soprattutto nella individuazione del MALE.
      Credo che non dobbiamo cedere ne noi produttori ne voi agro-industriali alle forze che ci vogliono contrapposti a prescindere ma anzi instaurare un dialogo in modo tale da comprende le reali esigenze e disponibilità delle rispettive categorie.

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