martedì 4 giugno 2013

Il caso strano, ma non troppo, della Camera di Commercio di Catania

Ispirato dall'avviso di pagamento per il diritto annuale (106 €  nel 2013) proveniente dalla Camera di Commercio di mia competenza, in questo post intendo porre l'attenzione sul contributo che le CCIAA siciliane forniscono ai produttori di grano duro.


Qualche tempo fa, già ci occupammo della vicenda del Borsino di Enna gestito dalla Camera di Commercio omonima, nel post: Lo strano caso del Borsino Cereali di EnnaPoco dopo l'intervento del blog, misteriosamente il Borsino interruppe l'attività, senza dare naturalmente alcuna spiegazione agli utenti. I sudditi non ne hanno diritto...probabilmente...

Oggi invece, per non fare disparità ci occuperemo dell'altra Camera di Commercio siciliana che pubblica settimanalmente (si fa per dire, in alcuni casi aggiorna ogni 3-4 settimane) le quotazioni del grano duro. Il link originale qui e  più sotto l'immagine delle rilevazioni mercuriali della suddetta  Camera.
Per dare un quadro chiaro, anche ai lettori peninsulari, chiarisco che a parte Enna, la quale ha preferito chiudersi in un silenzio tombale da Ottobre 2012, e Catania, nessuna altra Camera di Commercio siciliano pubblica quotazioni sugli scambi di grano duro, sebbene Palermo, ad esempio, sia la provincia siciliana più interessata alla coltura del grano duro e vi sia una intensa attività portuale di granaglie, presso il suo porto.

























Dunque a Catania, come possiamo vedere sopra nell'immagine (pigiare per ingrandire) tratta dal sito della Camera di Catania , il prezzo del grano duro, categoria rosso nostrale peso specifico 82/83 (categoria mercuriale peraltro ignota visto che il grano viene commercializzato per legge ed in base alle caratteristiche mercantili come "fino, buono mercantile e mercantile"), alla quotazione del 28 maggio 2013 (l'ultima), sarebbe pari a 24,13 €/q. Quotazione davvero infame, tenendo conto che poi a questa (priva di qualsiasi specifica condizione di vendita) generalmente i commercianti tolgono, trasporti, mediazioni, deprezzamenti per la qualità, dato che la quotazione fa riferimento ad un grano top da 82/83 di peso specifico, non sempre riscontrabile.

Bene, se andiamo invece sul sito dell'ISMEA (Istituto di Servizi del Mercato Agricolo Alimentare), troviamo anche là, la quotazione della piazza di Catania (stessa data 28/5/2013). Ebbene per la categoria fino (cioé peso ettolitrico superiore ad 80, non necessariamente 82/83) la quotazione registra una oscillazione tra 26,5 e 27 €/q, in media dunque 26,75 €/q
Se facciamo un rapido calcolo: 26,75-24.13= 2,62 €/q. Dunque tra la quotazione della Camera di Catania e la rilevazione Ismea di Catania vi è uno scarto non indifferente. 

























Tutto ciò si verifica non da una singola rilevazione settimanale, ma va avanti da molto tempo...e certamente da almeno 5 mesi, visto che dall'inizio dell'anno ho cominciato ad archiviare i dati Ismea nella pagina Ismea - Prezzo grano duro in Sicilia, ed è possibile confrontarli.

La cosa è molto strana. Certo un differente sistema di rilevazione dei dati, direte voi... forse..., tuttavia va rilevato che in altre località italiane, nelle quali insistono sia la quotazione della Camera che quella dell'ISMEA, le quotazioni sono identiche o differenti per pochi decimali. Solo in Sicilia accadono le cose più strane e le due quotazioni, inspiegabilmente divergono.
Vediamo ISMEA Foggia ad esempio per chiarirci le idee:





Ed alla camera di Commercio di Foggia (consultabile qui)




Categorie Fino e Buono mercantile, le stesse, spaccate al centesimo (28,5-29 €/q per il fino, 27,5-28 €/q per il buono mercantile). Anzi un esperto del settore mi dice, che generalmente ISMEA, ripubblica semplicemente le quotazioni Camerali. Perché, l'ISMEA in Sicilia preferisce fare da se e non utilizzare i dati Camerali? 
Potrebbe esserci, per caso, un interesse da parte di qualche acquirente nella diffusione di quotazioni deprezzate?
Proviamo a capire l'impatto della quotazione della Camera di Catania sugli operatori siciliani.
A parte la maggiore indicizzazione sul web, delle quotazioni della Camera di Commercio di Catania, rispetto alla quotazione ISMEA di Catania (e che quindi rende i dati ISMEA di più difficile consultazione), va rilevato che il giornale "La Sicilia", il più diffuso della Sicilia Orientale, pubblica regolarmente le quotazioni delle Camera di Commercio di Catania. 
Capirete voi come l'agricoltore medio, scarsamente informatizzato, si abbeveri alla fonte cartacea per conoscere il prezzo del suo frumento e che quindi la rilevanza della quotazione della Camera di Catania sia molto elevata nel contesto operativo.
Il risultato di ciò è la diffusione costante, da parte dell'unica Camera di Commercio operante sul territorio siciliano, di un prezzo di 2-3 €/q inferiore alla quotazione monitorata da Ismea (che peraltro risulta aderente al mercato reale, visto che io come altri produttori, e la stessa filiera cerealicola come dimostra il contratto inviatoci a suo tempo, la usiamo come riferimento senza contestazioni da parte degli acquirenti). 
A mio avviso, la diffusione della quotazione sottostimata dalla Camera di Commercio di Catania può determinare una vendita di grano duro siciliano a prezzi inferiori a quelli che il mercato reale supporta,  traducendosi così in una spinta verso il basso dei prezzi di scambio del grano duro in Sicilia, a tutto danno dei produttori siciliani (ma non solo), ed a tutto vantaggio degli acquirenti.

In conclusione sebbene l'argomento potrebbe essere oggetto di una inchiesta di altro carattere, io mi chiedo semplicemente: è giusto, secondo voi, continuare a pagare i Diritti Annuali alla Camera di Commercio per il servizio controproducente che rende ai produttori di grano duro siciliani?
Cornuti e mazziati!

P.S.: il "misterioso" rappresentante dei produttori nella deputazione del Borsino di Enna, Giuseppe Li Rosi, di cui abbiamo scritto nel post "Lo strano caso del Borsino Cereali di Enna", alla fine abbiamo appurato essere anche il Commissario Straordinario della Stazione di Granicoltura di Caltagirone.
E poi qualcuno dice che i produttori non contano nulla!
Catania invece nulla comunica a proposito del rappresentate dei produttori...forse è meglio...ci evitiamo qualche amara sorpresa!

16 commenti:

  1. Forse la Camera di Commercio di Catania pubblica
    il prezzo pagato all'agricoltore mentre l' ISMEA
    pubblica quello pagato dal molino al commerciante.
    Ho letto il Borsino di Foggia ed ho notato un N.B. che specifica che il prezzo pubblicato si riferisce a quello praticato all' ingrosso.

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  2. Da quello che so il prezzo Ismea è alla produzione. Foggia invece è un prezzo che si riferisce all'ingrosso, come recita la dicitura nel listino, con il prezzo che quindi tiene conto anche del costo di stoccaggio.
    Il problema, che fa si che la parte produttrice sia sempre svantaggiata rispetto alla domanda, è che molti operatori, non quelli che scrivono su questo blog fortunatamente (per loro), non sanno consultare i listini. In generale, a me sembra che spesso una fetta degli operatori non si renda conto dell'importanza del tema della trasparenza, quasi come fosse un qualcosa che riguarda le istituzioni, un qualcosa di vago, mentre è proprio il problema che è stato sollevato da granduro.

    PS: non riguarda il duro ma volevo segnalare il balzo di ieri a Verona del mais, +12 in una sola seduta, replicato oggi da Milano. Peraltro a Verona è cresciuto di 6 €/t anche il tenero. Forse le Borse Merci stanno cominciando a recepire le tensioni su quantità e qualità nelle regioni del Centro-Nord (soprattutto quest’ultimo) causa maltempo?

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    1. X Gli anonimi

      Bravissimo il secondo anonimo...Trasparenza è fondamentale...mi sento capito...

      rispondo anche al primo commentatore...se leggi il listino ISMEA trova chiaramente descritto le condizioni di vendita:merce rinfusa franco partenza su autocarro. Cioè il prezzo al produttore...almeno in teoria, perchè non sempre è così.
      Mentre la Camera di Commercio di Catania non specifica, e ciò fa ulteriormente il gioco dell'acquirente...meno elementi danneggiano il soggetto più debole..

      Vero su Foggia il N.B....ma non sembra sia così nella realtà, magari un pugliese potrà chiarirlo...l'anno scorso quando sollevai la questione mi fu detto che si trattava di prezzo al produttore, meno eventuali costi di deposito e mediazione (esattamente come poi avviene con il prezzo ISMEA, anche se non dovrebbe). Quindi credo siano sovrapponibili nella realtà.
      Spero sia chiaro...


      Un saluto anche a Gino, condivido le sue considerazioni....chiaro che un prezzo basso pagato al prodotto siciliano influenza a cascata tutto il prodotto nazionale

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  3. gino agricoltore pugliese4 giugno 2013 19:38

    giu in sicilia qualcosa di strano succede e io sono convinto che la differenza di prezzo non è assolutamente giustificata dal fato che i mulini siano lontani e l'incidenza del trasporto è alta.
    Ricordiamo che la sicilia è vicino all'africa dove il cus cus si fa con il grano duro. Gli Africani lo trasportano con le navi e certo che non glielo regalano. acquistandolo in sicilia il viaggio è molto breve 200 300 miglia marine, ma anche molto meno. Il canada dista qua.lche chilometro in più. In sicilia qualcuno ci fa la cresta!!!!

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  4. è vero che a foggia il prezzo della camera di commercio è più altro, ma è altrettanto vero che pochissimi commercianti pagano quel prezzo, la maggior parte lo usano come riferimento e naturalmente tirano al ribasso di un paio di euri, poi ci devi mettere il trasporto altro €/q quindi arrivi al vero prezzo.anche qui che il prezzo è più consono al mercato c'è chi ci fa la cresta.............lorenzo foggia

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    1. Lorenzo, in Sicilia la cresta parte anche da 24€/Q, cioè togliendo mediazioni e trasporti, per cui alla fine alcuni produttori vendono anche a 21-22.
      Io non lo scrivo solitamente, perchè chiaramente non conviene diffondere questa quotazione...altrimenti farei il loro gioco...ma così è...
      Tutti sappiamo che difficilmente ci viene riconosciuto il prezzo delle quotazioni. Quando partono già da un valore sottostimato, pensa quanta cresta fanno...

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    2. ma perchè da qualche tempo,almeno dall'anno scorso, la camera di commercio di foggia , soprattutto nei periodi "caldi" non pubblica la quotazione del grano?

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    3. sul perchè non voglio dire nulla, anche perchè non ho nessuna prova a supporto di ciò che penso, ma a mia memoria direi che è da almeno 10 anni che Foggia non quota nel periodo di transizione tra vecchio e nuovo raccolto. Altro che dall'anno scorso!!!!

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  5. Le quotazioni riportate dai listini non comprendono le spese di trasporto e a queste bisogna aggiungere l'Iva pertanto il produttore alla vendita dovrebbe avere quotazione +Iva a queste bisogna togliere le spese di stoccaggio pari generalmente ad 1 - 1,20 euro il quintale.

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  6. A Granduro: grazie per il bravissimo ma basta conoscere un pò come funziona il discorso dell'accertamento dei prezzi in Italia per rendersi conto che altro che trasparenza. Quello che non capisco, ribadisco, è perchè gli operatori, le aziende iscritte al Registro Imprese, non mandano una bella letterina alle Camere chiedendo come sia possibile tale situazione, chiedendo che finalmente un sistema inefficace venga reso efficace.
    Al secondo anonimo: teniamo anche conto comunque che non tutti i listini prezzi camerali considerano la stessa fase di scambio, per cui risulta a volte difficile confrontare i prezzi. C'è per esempio chi prezza con un generico franco arrivo (Milano per esempio), chi prezza franco partenza centro di raccolta (es: BM Roma; compreso lo stoccaggio ; siamo quindi in una fase successiva alla produzione) e così via per non annoiarvi.
    In generale: è vero che una fetta degli operatori usa i listini come indicatori dell’andamento del mercato ma è anche vero che una buona parte (ed è a loro che dovrebbe interessare maggiormente il discorso trasparenza) utilizza ancora i listini tal quali per fissare il prezzo (per esempio il classico prezzo Borsa Merci Bologna +/- un certo tot di euro).

    GP

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    1. Gli operatori chi?
      Agli acquirenti locali sta bene la situazione.
      Ai produttori no, però:
      1) le Associazioni di Categoria sono assolutamente sorde alla problematica;
      2) i singoli produttori che hanno scritto alle Camere non hanno ottenuto neanche una risposta; le istituzioni italiane non rispondono generalmente (ne abbiamo dato contezza nel blog varie volte), né sono tenute a farlo, al contrario di quello che si pensa.
      3) un produttore che tempo fa scrisse del problema, pubblicamente su uno dei maggior quotidiani cartacei dell'Isola, dopo qualche anno me lo sono ritrovato membro dell'Osservatorio Prezzi Camerale, tuttavia il servizio, se possibile, era peggiorato.

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  7. gino agricoltore pugliese5 giugno 2013 10:02

    a fine aprile ho venduto l'ultima tranc del grano 2012 a 28,5 ivato comprensivo di stoccaggio e quant'altro il trasporto dalla trebbia allo stoccatore (10 chilometri) è a mio carico. Questo è un prezzo completamente diverso da quello siciliano dove L'africa è sempre molto vicina e non si è ancora spostata!!!

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  8. Ragazzi se volete io acquisto adesso da Catania a Siracusa a 25 euro per il fino. Pagamenti a 3gg

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    1. E' il prezzo corrente per chi si da una mossa, qui in Sicilia, per il fino, come già riportato nei post precedenti, però il fino scarseggia in alcune zone...Hai letto 21-22 (il prezzo praticato a chi non segue i mercati) e ti si sono drizzate le antenne?

      Ma tu chi sei? A chi dovremmo vendere?

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    2. questo dei 25 euro sembra un grosso giocatore d'azzardo,pi l'amici 'zicchinetta',...in pratica ,si vorrebbe accaparrare tutto il grano della sicilia orientale,mica sarà un parente di Raul Gardini??? Zicchinettaaaa,ma i soddi ci l'hai?? tutti i commercianti di frumento aspirano sempre a diventare 'grossi' come a gardini.....Zicchinetta,ma come ti posso trovare per un contatto per una eventuale trattativa..............

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    3. forse c'e' un errore di fondo!!!! il grano FINO non e' qello che supera 80 di peso ettolitrico senza considerare tutto il resto e poi fai le tue (attende) considerazioni

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