lunedì 29 luglio 2013

Pasta Italiana, con granella rigorosamente ed orgogliosamente importata...blitz della Forestale!

"Vogliamo rovinare tutto, per questa stupidaggine?"... Così, il Cavalier Divella sulla pasta prodotta in Italia, con granella di grano duro importata da ogni angolo del Mondo. In etichetta naturalmente è un florilegio di Tricolori, Trulli e Mediterraneo e quant'altro serva ad identificare il prodotto con il nostro Paese.


Pasta prodotta con grano estero"Via la bandiera dalla Divella"
I blitz della Forestale in difesa del made in Italy: "Il 30 per cento del grano utilizzato dall'azienda di Rutigliano arriva dall'estero"
Il trullo sopravvive. Ma la bandiera dell'Italia forse dovrà scomparire. La "passione mediterranea" della Divella rischia di dover cambiare logo e cancellare il tricolore dai pacchi di pasta e biscotti: la guardia Forestale ha avviato infatti un controllo su tutti i grandi pastifici italiani. E ha certificato che il 30 per cento del grano utilizzato dalla ditta di Rutigliano arriva dall'estero. "In questa maniera  è il ragionamento che fanno gli investigatori il made in Italy diventa fortemente compromesso: quella bandiera potrebbe in qualche maniera ingannare i produttori e aggirare la legge sull'effettiva origine dei prodotti alimentari".
E' bene specificare che il problema non è la qualità del prodotto: il grano usato dai Divella  che arriva principalmente dal Canada e dagli Stati Uniti  è di ottima qualità. Ma non è italiano. Può la sua pasta essere venduta come bandiera del made in Italy quando invece viene prodotta in buona parte con prodotti esteri? I volumi di vendita dicono che non è possibile ridurre l'importazione se è vero, come è vero, che i consumi crescono sempre di più mentre le materie prime scarseggiano. Ancora di più in Puglia proprio recentemente le coltivazioni di grano sono state soppiantati da iniziative imprenditoriali più redditizie, come per esempio i pannelli fotovoltaici.
Tra l'altro quello della pasta è soltanto uno dei filoni sul falso made in Italy ai quali da anni lavorano sia la Forestale sia i Carabinieri del Nas. Un filone di accertamenti interessante riguarda per esempio i marchi Dop: riconosciuti e finanziati, spesso però vengono "violentati" con le ricette originali tradite dalla necessità di puntare sulla quantità e non soltanto sulla qualità. Uno dei casi più eclatanti, per esempio, riguarda il pane di Altamura dove  come ha accertato un'inchiesta del Nas  la produzione industriale non sarebbe compatibile con la ricetta originale (che prevede una lunga lievitazione naturale) prevista nel disciplinare del Dop.
Attorno però a questo argomento è in corso una vera guerra tra imprenditori e produttori. Da un lato c'è Confindustria che pensa come l'origine del prodotto debba valere sul luogo nel quale viene trasformato e non dove viene raccolto: nel caso della Divella, per esempio, anche quel 30 per cento di grano importato andrebbe calcolato come grano italiano. Dall'altro invece ci sono i produttori  a partire dalla Coldiretti  e i consumatori che chiedono l'utilizzo del prodotto made in Italy per rispetto all'etichetta e nella speranza di puntare su prodotti magari a piccola scala ma di maggiore qualità.

Fonte 

Il patron: "Quei trulli nel marchio attirano in Puglia tanti turisti"
La difesa di Vincenzo Divella: "Produco in Italia e sono italiano, la bandiera non è inappropriata"
"Siamo costretti a importare grano dall'estero, lo fanno tutti. Poi, io la bandiera italiana non la metto per quello che sta dentro la pasta, ma perché produco in Italia e sono italiano, quindi ho diritto a metterlo, come metto i trulli perché io produco in Puglia e i trulli sono il simbolo della Puglia nel mondo intero". L'amministratore delegato della "Divella spa", Vincenzo Divella risponde alle accuse mossegli sull'utilizzo del logo col tricolore e i trulli.
Nulla di strano, quindi, in quel grano importato?
"Lo fanno tutti i mugnai di Italia: importano il 3040 per cento di grano estero che serve al fabbisogno della pastificazione. In termini pratici, se non si dovesse importare il grano estero ci sarebbe una riduzione della produzione del 40 per cento, quindi è chiaro che tutti i mugnai importano questo grano". 
Da dove arriva?
"Noi non abbiamo mai importato grano ucraino, ma confermo quello australiano, canadese, americano, di valori proteici molto alti, che ci servono a produrre quello che l'Italia non ci dà in termini di granaglie. Siamo costretti a farlo". 
E la storia del tricolore?
"È una stupidaggine, perché io non lo metto per quello che sta dentro la pasta, ma perché produco in Italia e sono italiano, quindi ho diritto a metterlo, così come ho diritto a mettere i trulli perché io produco in Puglia". 
Accuse infondate, dunque.
"Le dirò di più: abbiamo clienti giapponesi che ci hanno chiesto cosa fossero quelle costruzioni disegnate nel logo, gliel'abbiamo spiegato, e loro sono venuti a trovare noi e i trulli".
C'è stata però un'ispezione del Corpo forestale dello Stato.
"Sì, è vero, ma non solo per noi, tutti i mugnai sono stati chiamati a rispondere che tipo di grano mettono e in che percentuale, poi non ci hanno contestato nulla".
Si è affrontato anche la questione del tricolore?
"Ci hanno chiesto: potete mettere questa bandiera? E noi abbiamo detto di sì".
Senza sanzioni?
"Non è possibile applicare sanzioni, io sono italiano e produco in Italia. Il nostro è l'unico settore agroalimentare che produce made in Italy, vogliamo fermare questo exploit? Ogni anno esportiamo il 20 per cento in più, vogliamo rovinare tutto per questa stupidaggine?".
Fonte 

18 commenti:

  1. ho assistito a diversi convegni nei quali parlava divella,non mi piace il suo modo di ragionare spesso sprezzante nei confronti degli agricoltori italiani,sopratutto nelle annate con produzioni mondiali record.....ma in questo caso mi sembra una polemica sul nulla,la legge consente loro di acquistare grano estero,di ottima qualità o a prezzi bassi poco importa... e lo fanno come faremmo noi se fossimo al loro posto,la battaglia sul logo e sul tricolore in etichetta è cosa utile solo x fare qualche titolo di giornale,i controlli delle forze dell'ordine dovrebbero piuttosto verificare la qualità e la salubrità del grano importato,e sopratutto si dovrebbero verificare la documentazione di alcuni commercianti che ,tramite autofatture false a carico di ignari piccoli produttori,consentono la movimentazione di grano di cui non si sa la provienienza,questo è il vero problema di cui ben pochi ne sono a conoscenza e ne parlano...

    RispondiElimina
  2. quoto giovanni, il cav. Divella non è proprio simpatico e ha sempre tenuto le politiche di filiera in disparte (della serie mi piacciono ma se devo pagare il grano di più allora no), ma in questo caso l'accusa non è giustificata. La pasta è pasta perché l'abbiamo inventata noi italiani. Quello che conta (e non me ne abbia la Coldiretti) è il know how, e ANCHE la materia prima. Quest'anno in Italia, almeno in Italia centrale e settentrionale, il grano buono non c'è. Che facciamo smettiamo di esportare pasta made in Italy? Se sdoganiamo il principio per il quale la pasta o è italiana oppure semplicemente non è, apriamo le porte dell'inferno, e allora turchi, greci ecc. ci toglieranno le ultime quote di mercato che ci rimangono.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. salve,ma vi siete chiesti perche' 40 0 50 anni fa' tutte ste' proteine glutine e' altre cose non le richiedeva nessuno?

      Elimina
  3. non sono d'accordo con voi. Il richiamo all'Italianità di un prodotto industriale, come la pasta, realizzato con materia prima straniera è fuorviante (e disonesto) nei confronti di chi la acquista (oltre che dei produttori di grano italiani).
    Io se fossi al posto degli industriali, avrei il pudore di non avvolgermi nel tricolore, visto che acquistano materie prime straniere.

    Se quello che conta è il Know how (cosa che io non credo), la prossima naturale evoluzione è la delocalizzazione della produzione industriale in paesi in via di sviluppo. Strategia che infatti vari pastai come Barilla e DeCecco hanno già intrapreso. Attendiamo Divella, sentite le premesse.

    Se il grano buono italiano non c'è (come sempre si dice in questi casi...ma è la reiterata tesi degli industriali), credo sia giusto eliminare loghi e richiami all'Italianità dalle confezioni della pasta e pazienza se qualcuno venderà qualche pacco di pasta in meno. Qualcun altro più onesto, ne godrà.

    Perché il consumatore non deve essere messo nelle condizioni di sapere che si tratta di produzioni industriali realizzate con materie prime importate? Anzi viene costantemente preso in giro dalle strategie di marketing degli industriali.

    Divella si è lanciato anche lui sulle filiere (con una proposta insensata a mio avviso). Ma non si capisce perchè ad un produttore italiano vengano chiesti vita morte e miracoli del proprio prodotto (obbligo seme certificato, disciplinari di produzione rigidi, etc...), mentre il grano straniero viene acquistato sulla base dei parametri qualitativi e commerciali, senza nulla sapere di come viene prodotto (vedi irrorazioni di glifosate in preraccolta per dirne una).

    http://durodisicilia.blogspot.fr/2013/05/divella-sbarca-in-sicilia-una-nuova.html

    A me sembra semplicemente che molti pastai facciano di tutto per disprezzare il nostro grano nazionale (che però poi acquistano in massa, visto che negli ultimi anni le importazioni sono a livelli molto bassi), tentando di limitarne il prezzo e massimizzando i profitti su di esso.

    Se ogni tanto le Forze dell'Ordine rompono le scatole anche a questi soggetti, lo trovo assolutamente condivisibile.







    RispondiElimina
    Risposte
    1. bravo Granduro!!!! sono perfettamente d'accordo con te....è vero è perfettamente legale acquistare grano dall'estero....ma certamente non devono utilizzare il marchio pasta italiana che è ingannevole sulla materia prima utilizzata.
      Allora i produttori di Brunello di Montalcino possono acquistare anche uve estere o di altre località senza problemi.
      La qualità è un falso problema ai mugnai serve comprare grano estero per tenere bassi i prezzi in Italia grazie anche
      alla distorsione causata dal conto deposito con il quale si autofinanziano e deprimono la domanda ( inoltre con gli stessi soldi pagano il grano estero a oltranza).
      Se vogliono la qualità la pagassero.......

      Elimina
  4. 100% granduro. Stessa storia delle bottiglie di olio extravergine con il tricolore, o con richiami all'italia, salvo scoprire poi (scritta in grandezza che si legge con il microscopio...)che sono un blend di oli di provenienza estera.

    GP

    RispondiElimina
  5. sono d'accordo anche io con grano duro, anche se la produzione in italia dovrebbe distinguere divella da barilla e de cecco, quindi io sarei più permissivo gli farei mettere il tricolore per la produzione in italia, ma anche una scritta di pari grandezza che dica che è pasta fatta con grano estero........poi decida il produtore se mettere entrambe o nessuna delle due.
    lorenzo foggia

    RispondiElimina
  6. Ma finiamola con questa paura che i turchi ho i cinesi ci tolgono quote di mercato, basta mettere per obligo ben visibile e acaratteri cubitali che la pasta e prodotta in cina o in babilonia.Ma quella prodotta in italia deve essere italiana.Come vi spiegate il fatto che tutti vogliono comprare marchi italiani?perche'la filiera senza obligo di etichetta tira se poi metti il tricolore meglio,se non mettiamo e facciamo rispettare queste regole diventeremo il paese della cuccagna dove tutti fanno affari,e noi nelle scalinate delle chiese a chiedere una moneta hai russi,cinesi arabi,turchi,come tanti anni fa del resto.

    RispondiElimina
  7. io penso ch il paragone con l'olio di oliva sia non sia giusto,li si tratta di truffe punto e basta,x quanto riguarda la pasta bisogna essere oggettivi: con grano 10-11 di proteine,in alcuni casi addirittura 9.. non si può fare una buona pasta industriale,io posso solo dire che nella mia azienda negli ultimi anni ho diminuito gli ettari seminati a grano duro ma a quello che coltivo faccio tutto ciò che si puo e si deve,concimi trattamenti fungini ecc. e vedo qualche riscontro positivo sulla qualità ottenuta,e dato che in passato sono anche stato nel consiglio di amministrazione di una cooperativa vi posso garantire che se il grano è di buona qualità i mulini sono disposti a pagarlo di più della quotazione ufficiale..non credo molto invece ai contratti di filiera ne di barilla ne di divella perchè li vedo troppo sbilanciati a loro favore e poi perchè l'aureo o il pietrafitta dai miei riscontri sono varietà meno produttive di altre,ma siccome noi non siamo in grado di trasformare il nostro grano in prodotto finito,dobbiamo scendere a patti con le industrie,stare li sempre a fare la lotta contro di loro non ci porta da nessuna parte.

    RispondiElimina
  8. Granduro e gli altri che seguono hanno perfettamente ragione!!! Secondo me il problema è che noi agricoltori siamo troppo deboli contro le lobby degli industriali agroalimentari!!!
    Inoltre è troppo semplice sentire molti discorsi del tipo " questa è la globalizzazione ... non siamo competitivi sui mercati internazionali..." . L'agricoltura italiana non potrà mai competere alla pari con quelle straniere poiché da noi è super controllata e monitorata mentre all'estero non ci sono diritti per i lavoratori e se ne fregano della tutela del suolo e della salute! Gli agricoltori italiani sono vessati da tanti legacci burocratici mentre all'estero fanno quello che vogliono così da avere costi di produzione più bassi!!!
    I nostri politici quando vanno all'estero non pensano mai a difendere l'agricoltura italiana!!!
    Saluti, Adalberto da Corato.

    RispondiElimina
  9. Ma non so se la pasta centri, ma nell’alimentare in genere, gli agricoltori e i consumatori sono vittime di prodotti esteri, più economici perché ottenuti con pratiche agronomiche che da noi sarebbero vietate oppure perché questi prodotti vengono “aiutati” da trattati internazionali temporanei, stilati con qualche scusa, per aiutare paesi, magari vicini al nostro, a superare qualche emergenza, qualche crisi, e tenuti in vita negli anni perché utili a terzi che si arricchiscono alle spalle delle vittime che ho menzionato?

    RispondiElimina
  10. Qui è meglio parlar chiaro-se in italia non vi è grano di qualità che senso ha mettere il tricolore sulle etichette,cosa facciamo pubblicizziamo le schifezze anzichè tenerle nascoste?diciamola tutta invece,questi signori grazie alla globalizzazione fanno carne da porco alla faccia dei lavoratori italiani,qualunque sia il comparto produttivo di cui si voglia parlare-Qui ci rivogliono le frontiere e i dazi,e poi vediamo questi signorotti se abbassano la cresta o no-Poi basta con questa storia che gli altri ci rubano qualcosa,siamo una nazione con 60mln di persone abbiamo pure noi un nostro mercato interno senza pensare sempre agli altri-dazi,frontiere ed esercito a preservarli,e ora di finirla con questa globalizzazione ed internazionalizzazione ,

    RispondiElimina
  11. Quoto MIMMO tutta la vita!!!

    RispondiElimina
  12. gino agricoltore pugliese1 agosto 2013 18:05

    il grano estero di ottima qualità!!!!! ooo!!! ma siamo proprio sicuri dell'ottima qualità. In canada le condizioni meteo non sono certo le migliori per la produzione di grano duro, si usa il glifosate, si usano gli essicatori per asciugare l'umidita del grano trebbiato a fine settembre a 18 gradi spesso sotto l'acqua!!!! ma ragazzi siamo tutti sicuri che quello è un grano di serie A oppure serve a calmierare solo i prezzi italiani, sembra che la pasta senza la miscela con il grano canadese non si possa fare perché farebbe schifo. Sono convinto che il bacino del mediterraneo sia la culla ideale e naturale per il grano duro, che con le giuste procedure agronomiche è insuperabile

    RispondiElimina
  13. la qualità???? una enorme balla inventata apposta per i propri interessi........e allora perché parlano solo di canadese ed altro e non citano quello spagnolo, greco, turco, siriano....russo etc etc.....liberi di fare tutte le miscele che vogliono ma non devono usare i simboli dell'Italia. Il prodotto italiano deve essere fatto e commercializzato al 100% con grano italiano....che ovviamente aumenterebbe di prezzo.
    Non dimentichiamo che esiste anche il sapore.........che le nuove generazioni non conoscono e non "devono" conoscere

    RispondiElimina
  14. Antonino Merlino5 agosto 2013 12:25

    La stessa cosa succede con l'olio extravergine di oliva, arrivano le navi cisterna dalla Tunisia e dal Marocco piene di olio che viene miscelato con quello Italiano e viene venduto come se fosse prodotto tutto in Italia.
    Nulla di preconcetto verso le produzioni degli altri paesi, ma trovo assurdo prendere in giro i consumatori e far morire di fame i produttori locali cioè aggiungere il danno alla beffa.
    Perchè come è ovvio di truffa si tratta, sia che si parli di pasta, olio e di agroalimentare in genere.
    Il made in Italy lo fa tutta la filiera non solo chi trasforma e confeziona i prodotti.

    RispondiElimina
  15. Skandiski
    Vi ricordate il prosciutto di parma....stesso inganno. Infatti una percentuale della materia prima viene preso fuori Italy.
    IO VOGLIO MANGIARE SOLO PRODOTTI FATTI CON MATERIA PRIMA ITALIANA!
    Ho il diritto di sapere con cosa è fatto il cibo e da dove viene? Perchè non rendono obbligatorio indicare ciò in etichetta?
    Qualcuno lo sa?

    RispondiElimina
  16. Ragazzi c' e' da rendersi conto di una cosa ..........che la provenienza di importazioni di grano dall' estero sta nuocendo gravemente alla nostra salute ..........e tutti che hanno questi benedetti paraocchi ...........svegliatevi !!!!!!!!.secondo voi tutti questi tumori da dove provengono..........nn solo da grano importato ma anche da cibo ,ché non sappiamo la provenienza quale sia..........quindi controllare sempre confezione e la provenienza dei cibi ché siano italiani .........nn attacchiamoci alle stronzate !!!!!!!!!!

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.